1991 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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1991

Le canzoni > Testi e accordi delle canzoni divise per anno di composizione

Canzoni 1991
LE CANZONI > TUTTI I TESTI DELLE CANZONI CON ACCORDI divise per anno di composizione
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I PARENTI
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 1 - Campoligure (GE), luglio 1991
Dep. SIAE DOR 04/01/1994 n° 100401

Gli amici si scelgono… i parenti no. Come li hai trovati, così te li devi tenere. Non c’è niente che debiliti un individuo, soprattutto giovane, come quelle drammatiche riunioni che sono i matrimoni, i battesimi, le comunioni, i compleanni.
LA RE LA
C’è la zia che ci trova ogni anno più magri
RE LA
E s’informa di tutto, vuole essere messa al corrente
MI LA
Ma è un po’ rimbambita, non ricorda e non capisce niente.
RE LA
C’è lo zio che è del Venti, lo zio… “Classe di ferro”
RE LA
Che ci accoglie virile con grandi manate sul collo
MI LA
Poi s’infiamma, ride e grida: “Nero è bello!”

Sì, lo zio fascistone è un classico, più o meno lo abbiamo avuto tutti. E poi, negli ultimi tempi, è particolarmente ringalluzzito… sente che intorno c’è una certa arietta frizzantina… mmhhh! Sta vivendo una seconda…. Giovinezza!! ** A noi…! A noi, dico, a noi familiari fa molto piacere vederlo così. Un tempo era sempre triste, aspettava con ansia solo i funerali perché li poteva indossare la… Fascetta nera! Adesso no, sembra che abbia vent’anni di meno e, alla sua età, confida di prosperare almeno per il prossimo ventennio… quello appena iniziato. ** E ia… e già, e già la la, la sta buttando giù dura con la storia della forma fisica. E’ un periodo che tutti i venerdì sera mi telefona e mi fa: “Senti, domani mattina cosa fai? E’ sabato. Potremmo fare il percorso ginnico…” ** Però è dolcissimo. Quando vede le mie figlie, le mie bambine, non capisce più niente Incomincia a urlare: “Piccole, piccole, piccole… Italiane!” ** In genere è simpatico. Quando ero ragazzo no. Era nocivo. Una volta ha scoperto la foto di Lenin sulla mia scrivania… è diventato matto, abbiamo dovuto legarlo. E io a dirgli: “Ma no, zio, è… è… Luigi Pirandello!” Macché, nonostante la straordinaria rassomiglianza non ci ha creduto. Da allora mi ha tenuto, per anni, degli autentici corsi sul regime, anche storicamente precisi devo ammettere. E mi interrogava, persino. ** Recentemente l’ho incontrato. Mi fa, sorridendo, raggiante: “Allora? Cosa ti dicevo?”. Oh, aveva ragione lui.
LA RE LA MI
E così tu vorresti ma, certo, è chiaro, non puoi, allora soltanto lo pensi: “Ma fatti i…”
LA RE LA
C’è il cugino che ha la faccia pulita pulita
RE LA
È ingegnere, non ha mai pensato alla… alla vita
MI LA
Me lo portano a esempio: lui sì, l’ha azzeccata.
RE LA
Ma c’è anche il cugino, gioviale playboy incallito
RE LA
Che mi guarda con sdegno da quando mi sono sposato
MI LA
Lui dice: “E’ l’uomo, il cacciatore; tu sei stato cacciato (vergogna!)
RE LA MI
E così tu vorresti ma, certo, è chiaro, non puoi, allora soltanto lo pensi: “Ma fatti i…”
Una cosa che invece mi ha sempre fatto impazzire è la lista di nozze. La lista di nozze è pericolosissima, è una trappola, è… contro natura, è una vigliaccata. E’ come dire: “Facciamo la classifica per vedere chi sta peggio” Io non volevo caderci perché è impostata come dire “facciamo la classifica per vedere chi sta peggio”, e allora avevo proposto, per il mio matrimonio, di andare oltre, di saltare lo steccato dell’ipocrisia e fare la lista di nozze direttamente compilata in base al reddito degli invitati ma, naturalmente, me lo hanno impedito. Una rivoluzione repressa sul nascere!

LA RE LA
Però ai matrimoni c’è un grande e sportivo agonismo
RE LA
A metà tra la faida mafiosa e il più sano razzismo
MI LA
I parenti dell’uno e dell’altra come belve allo sbando.
RE LA
E nei compleanni come fossero fiere di piazza
RE LA
È il bambino più grasso che vince il premio della bellezza
MI LA
È il più furbo, il più alto, che fa onore alla razza.

Il bambino più grasso!! Mi ha rovinato l’infanzia. Sì perché io da piccolo ero magro, pallido, emaciato. E quando si arrivava alle feste, passavo io con le occhiaie segnate, le guance scavate, ottenevo qualche sguardo di commiserazione. Poi passavano tutti i miei cuginetti che… erano grassissimi! E tutti a dire: “Guarda com’è bello grasso!” - Che invidia – “E’ bianco e rosso che sembra una mela!” – Che rabbia –“Scoppia dalla salute!” – Scoppiasse davvero!!! Dico io. Macché! Niente, non ne è scoppiato neanche uno. Sono diventati tutti contabili e piccoli imprenditori. E siccome oltre che grassi erano anche furbi, gli uni aiutano gli altri a rubare.
Io, che non ero grasso e di conseguenza neanche furbo, sono diventato… quel che sono diventato. Vabbé, la pecora nera nelle famiglie ci vuole, è un ruolo anche quello. Ma me lo avessero lasciato fare in pace! No, mi volevano redimere, la loro era una missione.

LA RE LA MI
E così tu vorresti ma, certo, è chiaro, non puoi, e allora soltanto lo pensi: “Ma fatti i…”
LA RE LA
E oggi che siamo in due o tre a farne le spese
RE LA
Di ridere ancora un pochino della vita borghese
MI LA
Siamo disadattati, sciocconi, e senza troppe pretese
RE LA
Ma ridiamo, ridiamo di gusto, ridiamo lo stesso
RE LA
Pensando al giorno in cui potremo dargli del fesso
MI LA
Al cugino banfone, allo zio, all’arricchito, al bambino più grasso.
RE LA
E’ una vita che aspetti, però, finalmente ora puoi
MI LA
Puoi gridarglielo in faccia: “Ma fatti i cazzi tuoi”
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PIOVE PIOVE
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 2 - Soverato (CZ), settembre 1991
Dep. SIAE 12/09/2000 n° 002430442

MIm LAm
Una giornata di gran sole che è molto bello passeggiare
SI7 MIm
godersi i volti della gente e poi guardare e fischiettare.
MI7 LAm
Il tipo grasso e ben vestito, la suora bianca quasi un mito,
SI7 MIm
c’è un gran profumo per le strade, peccato per chi non è uscito.

SI7 MIm
Il cielo è un morbido lenzuolo, le scarpe nuove... prese a nolo
SI7 MIm
in mezzo a tutta questa luce uno si sente meno solo
SI7 MIm
e con il sole sulla pelle ma guarda quanto sono belle
SI7 MIm LAm SI7 MIm
in mezzo a un branco i stilisti vedo una mandria di modelle.

MIm LAm
C’è pure un meeting di partito, un uomo alto e brizzolato (bello)
SI7 MIm
ne vedo un altro uguale al primo; probabilmente l’han clonato (giusto).
MI7 LAm
Tre cagnolini depilati che trotterellano affiancati (che carini)
SI7 MIm
a una signora col cappello (bianco) e con i guanti immacolati.

SI7 MIm
Un indovino un cartomante che ti dà il numero vincente
SI7 MIm
la confindustria e il sindacato? Ci penso quasi amabilmente.
SI7 MIm
Ma che giornata di gran sole, anch’io mi sento un gran signore
SI7 MIm LAm SI7 MIm
e osservo una colomba in volo: annuncia pace, annuncia amore.

MIm LAm
Il sole perde qualche raggio, sarà una nube di passaggio,
SI7 MIm
non ci si deve preoccupare e neanche perdere coraggio;
MI7 LAm
certo è una nube molto scura, vista da qui fa fin paura.
SI7 MIm
il suo colore tende al bruno... ma poi vedrete che non dura


SI7 MIm
Invece avanza con il vento, s’ingrossa, il sole sta coprendo
SI7 MIm
lascia cadere qualche goccia, in tutti sorge un dubbio orrendo
SI7 Mim
e queste gocce fanno senso, cadono a terra con un tonfo (plonf!)
SI7 MIm
adesso sono fitte fitte spargono intorno un grande tanfo!

MIm Lam
Macchiano il tipo ben vestito, la suora bianca e il brizzolato,
SI7 MIm
cloni, modelle, cagnolini e tutti quelli del partito,
MI7 LAm
l’imprenditore e l’impiegato (insieme!), il fisco non c’è mai riuscito
SI7 MIm
una sposina sembra un frate... per il colore del vestito.

SI7 MIm
Che pioggia strana e assai beffarda, certo nessuno la ricorda,
SI7
il dubbio cede alla certezza... sì, sta piovendo proprio...
MI LAm SI7 MIm
sì, sta piovendo proprio... si sta piovendo proprio...
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STORIA DI CACCIATORI E DI CINGHIALI
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 3 - Genova, ottobre 1991
Dep. SIAE 12/09/2000 n° 002430436

LA SOL
E’ uscito alle quattro, cartucce a tracolla,
FA MI
la nebbia nel naso, fucile già in spalla;
LA SOL
sull’Ottoecinquanta cantava contento
FA MI
pensando al cinghiale più veloce del vento.
DO REm
E gli amici là in piazza son pronti a partire
DO MI
con le radio, le macchine, i modi di dire.
DO REm
Freddo d’ottobre su quell’Appennino;
DO MI LAm
cacciatori e cinghiali in un grigio mattino.
LA SOL
I castagni son fitti e la nebbia li assale
FA MI
nessuna pietà per l’irsuto cinghiale
LA SOL
e lui col fucile ha tirato sicuro
FA MI
ma ha centrato il postino nelle chiappe del culo.
LA SOL
In questura diceva: “Ma quale postino!
FA MI
Non vedete? Ha le setole! E le zanne, perfino!
LA SOL
Sì, d’accordo, ha due gambe... ma nessuno è perfetto.
FA MI
Cosa c’entran gli occhiali?! E’ un gran bel cinghialetto!”
DO REm
Il postino coi pallettoni nel deretano
DO MI
comprende il cinghiale e il suo amaro destino!
DO REm
La sera disse il lettore del telegiornale:
DO MI LAm
“Ennesimo errore durante una caccia al cinghiale”.
LA SOL
“Me lo faccio allo spiedo, me lo faccio anche arrosto!
FA MI
Mi doveva dei soldi, gli ho sparato per questo.
LA SOL
Si trombava mia moglie, avrò visto anche male
FA MI LAm
però giudice, ammetta, non le sembra un cinghiale?”
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NEL CANTIERE DELLA METROPOLITANA
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 4 - Genova, novembre 1991
Dep. SIAE DOR 04/01/1994 n° 100401


Lam MI LAm
Camminavo un po’ di fretta lungo il bordo di un cantiere,
Rem LAm
una voce mi ha chiamato, proveniva da una specie di cratere;
MI LAm
sulle prime penso a un topo con problema esistenziale
Rem LAm
qui in città ce ne son molti e intelligenti, a cui va di conversare
MI
di cultura e ideologia, sindacati, ecologia,
MI7 LAm
ed avanzano riserve circa la televisione
MI LAm
e quella gran piaga sociale che per loro è la derattizzazione.
Lam MI LAm
Io mi affaccio un po’ dal buco ma non vedo nessun sorcio,
Rem LAm
scopro un giovane signore che mi dice: «Sì, o ammetto, sono guercio,
MI LAm
ma sto buco glielo giuro che l’ho visto solo ora,
Rem LAm
parcheggiavo propri qui nel pomeriggio e non c’era ancora.
MI
Ho pagato anche il posteggio, giusto quattromila lire
MI7 LAm
per lasciare la mia auto dentro quella riga blu,
MI LAm
son tornato che era buio e lei non c’era più.
LA Sim LA SIm
E son caduto giù sotto gli occhi delle gru
LA MI LA MI
che mi fissano severe, come a dire: “C’è un cantiere,
LA Sim LA MI LA
e non è una cosa strana, costruiamo la tua metropolitana!”»
Lam MI LAm
Per tirarlo un poco su, moralmente beninteso,
Rem LAm
gli sussurro che non deve certamente ritenersi offeso:
MI LAm
«I cantieri come i funghi vengon su, questo si sa,
Rem LAm
ma è una cosa necessaria allo sviluppo della nostra città,
MI
e le strade ne son piene, dei parcheggi cosa importa,
MI7 LAm
ma ora lei non si spaventi, tra non molto ne uscirà,
MI LAm
corro anzi ad avvertire, com’è giusto, competenze e autorità.»
Lam MI LAm
Ma il tapino si dimostra più informato del normale
Rem LAm
e mi dice che di uscire da quel buco lui non osa di sperare.
MI LAm
«Perché, veda», poi mi spiega, «io sono un disoccupato,
Rem LAm
nelle liste da vent’anni ed aspetto ancora d’essere chiamato;
MI
e tirarmi fuor di qui, rende poco agli enti pubblici,
MI7 LAm
gli conviene chiedere un finanziamento nuovo a Roma,
MI LAm
ed assumermi per fare la colonna della metropolitana.
LA Sim LA SIm
Ed è rimasto giù per cent’anni o forse più.
LA MI LA MI
Ottocentomila al mese, che non credo abbia mai spese,
LA Sim
ma vuoi mettere la gran soddisfazione
LA MI LA
di far la colonna umana nella metropolitana,
LA MI LA
di far la colonna umana nella metropolitana.
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LO STANZIAMENTO
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 5 - Genova, dicembre 1991
Dep. SIAE DOR 04/01/1994 n° 100401

LA RE LA
Non fare calcoli, non ti affannare, se il costo o la spesa ti piace scoprire,
SOL RE LA RE LA RE LA RE
non è come andare dall’ortolano, dimentica pure i conti alla mano.
LA RE LA
C’è un marciapiede di cento metri, va costruito con tanti segreti,
SOL RE LA RE LA
con mesi e mesi di duro lavoro, sembra economico ma è molto caro, perché c’è…

LA RE LA
Lo stanziamento, lo stanziamento! Viva, viva lo stanziamento,
MI LA
mamma che bello lo stanziamento!
LA RE LA
Lo stanziamento, lo stanziamento! Lavora uno, ci mangiano in cento!
MI LA
Evviva evviva lo stanziamento!

LA RE LA
Che se chiamavano zio Peppino, fa il muratore e lavora benino,
SOL RE LA RE LA RE LA RE
in poco tempo e con poche pretese ti costruiva ‘sto marciapiede.
LA RE LA
Cento milioni, duecento milioni, i comitati, le commissioni!
SOL RE LA RE LA
Cento miliardi, duecento miliardi, purché si finisca il lavoro più tardi, perché c’è…

LA RE LA
Lo stanziamento, lo stanziamento! Tira, tira allo stanziamento,
MI LA
mamma che bello lo stanziamento!
LA RE LA
Lo stanziamento, lo stanziamento! Mi faccio il nuovo appartamento,
MI LA
se so approfittare dello stanziamento!

LA RE LA
Cento milioni, quattro assessori, evviva la giunta, delizia dei cuori
SOL RE LA RE LA RE LA RE
e se di tangente a parlare si insiste, son tutte balle perché non esiste.
LA RE LA
Non esiste, lo dicono gli enti e il comune, che ci pensano loro, che sorvegliano bene,
SOL RE LA RE LA
c’è un gioco più bello e per giunta legale, giochiamoci tutti e non può finir male… tutti no.

LA RE LA
Lo stanziamento, lo stanziamento! Arriva, arriva lo stanziamento,
MI LA
mamma che bello lo stanziamento!
LA RE LA
Lo stanziamento, lo stanziamento! Rumenta, autobus, pubblicità,
MI LA RE LA
che grande pacchia che è la città! Rumenta, autobus, pubblicità,
MI LA
che grande pacchia che è la città! Con lo stanziamento, lo stanziamento!


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