1995 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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1995

Le canzoni > Testi e accordi delle canzoni divise per anno di composizione

Canzoni 1995
LE CANZONI > TUTTI I TESTI DELLE CANZONI CON ACCORDI divise per anno di composizione
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POVERO PROFESSIONISTA
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 37 - Genova, febbraio 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952960278


(sbadigliando) Che ore sono? Già le sei! Ma è buio, fa freddo... Oggi, quasi quasi, non andrei.
“Il mattino ha l’oro in bocca”. Tuo nonno! In bocca ci ho una merda. E poi ci ho troppo sonno.
Il piede sinistro non si muove. Non è ancora attivata la circolazione.
L’hanno staccata quelli dell’amministrazione per dei lavori di manutenzione...
c’era l’avviso, ieri giù al portone... devono fare dei controlli, delle prove;
il riallaccio è fissato per le nove. Il piede sinistro non si muove. Il piede destro... dov’è?
Ah già, che fa caso a sé, da quando c’è stata la secessione: dopo anni di lotte e di rivoluzione
contro il potere centralista ha ottenuto... l’autonomia dalla testa.
Non vuol pagare le stringhe, non versa i contributi alle dita...
Dice: “E’ una vita che mantengo io i polpacci. Ah, ma adesso è finita!”
Certe mattine io mi alzo, mi lavo, mi preparo ad uscire e lui rimane a letto; non si vuole svegliare.
E io: “Alzati!” E lui: zitto. E io: “Alzati!” E lui: “Stronzo!”
Una volta mi ha raggiunto sul lavoro che era l’ora di pranzo.
Ma ora devo proprio andare, senza tante storie e risoluto.
Del resto non sono mica il solo: Un esercito. Siamo un esercito assonnato.
Tutti pronti a farci traghettare dal Caronte metropolitano
dell’autobus o del treno verso il nostro inferno quotidiano.
C’è soltanto uno che, poveretto, a quest’ora non scende in pista;
invidia il nostro stipendio fisso e dorme ancora: è... il “professionista”.

DO
Povero professionista lui non sa le vere gioie della vita
REm
dateci da una sveglia alle sei o da una sirena stonata.
SOL7
Povero professionista che non sa quanto sia entusiasmante
Rem SOL7 DO
riprovare il trauma del parto ad ogni brusco risveglio, quotidianamente.
DO
Povero professionista lui non sa nemmeno quanto godiamo
REm
legati agli orari con le nostre borse nel freddo antelucano.
SOL7
Il nostro è un continuo varcare la soglia come quella del portone
Rem SOL7 DO SOL7 DO
con gli impulsi che dal cervello non riescono ancora ad arrivare al tallone Non sa! Non sa!
DO
Non sa la poesia dell’autobus delle sette e venti
SOL
il sentore di stalla che vi alberga sovrano
DO SOL
una “guernica” di studenti e di zainetti che avverti tutto l’amore
Rem DO
per il genere umano; lo puoi toccare con mano.
DO
Non sa quanto è bella l’impiegata che sale in via della Pace
SOL DO
il trucco, il profumo, il rossetto non coprono il suo alito al metano

si appisola col mento appoggiato all’obliteratrice
SOL Rem DO
poi apre i suoi splendidi occhi colore rubino... sembra un coniglio albino.
SOL
Non sa come ci sentiamo da quando gli autobus
DO REm
ce li hanno fatti a colori per la pubblicità;
SOL
abbiamo il sonno, le mani, le facce sponsorizzati
DO REm
e ne andiamo anche fieri in giro per la città.
DO REm
Il “sei” reclamizza il latte ed è rosa porcello
DO REm
il “due” sembra un’astronave e c’è un Pinocchio disegnato
SOL7 DO
sul finestrino è stampata una in tuta da ballo
REm
un anziano operaio, commosso, mi ha confessato:
DO Rem SOL7 DO
“Prendo quello barrato... perché è più colorato! Non sa! Non sa! Non sa!
DO
Povero professionista lui non sa la gioia di vedere i treni
REm
coperti di arte graffita in disegni sublimi.
SOL7
Povero professionista che non sa, non sa quanto ci piace
Rem SOL7 DO SOL7 DO
che la loro protesta creativa finisca soltanto per coprir noi di vernice. Non sa! Non sa!
DO
Non sa il gusto di sbirciare un giornale da lontano
SOL
interpretare le notizie solo dai titoli più grandi
DO SOL
il proprietario se ne accorge e, indignato, gira alla pagina dei necrologi
Rem DO
e te la sbatte davanti. Sono cose toccanti.
DO
Non sa la faccia della signora che ha sempre paura che le tocchino il culo
SOL
e nutre sospetti, si volta di scatto
DO SOL
verso di te che con lo sguardo le stai urlando: “Belin , signora, è mattina presto
Rem DO
e ci ho in mente di tutto meno che questo!”
SOL
Non sa come ci sentiamo al pensiero che lui
DO REm
ha riunione alle dieci; se proprio deve ci andrà.
SOL
Farà in un lampo, con la sua Passat, senza più traffico
DO REm
da casa agli uffici; che disparità.
DO REm
La vita è una sola e non tutti hanno fortuna
DO REm
dovremmo lasciargli una possibilità
SOL7 DO
e portarlo con noi una mattina
REm
a vedere che circo di pazzi è a quell’ora
DO Rem SOL7 DO
la nostra città. Perché lui non lo sa! Non sa! Non sa! Non sa!
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PANE E DENTI
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 38 - Lido delle Nazioni (Ravenna), marzo 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952670890

LA RE LA
Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha i denti
RE LA MI LA
Avevo cento denti e neanche un grissino, così da sgranocchiare un pochettino
MI LA
Pa pa pa pa pa pa pa pa pa, pa pa pa pa pa pa
LA RE LA
A fini di interesse mi ero fatto amante
RE LA MI LA
Della nuora del notaio di una panettiera, ma ho perso gli incisivi addentando una ringhiera


LA MI
Chi chi chi chi chi ringhia non ha i denti
LA
Chi chi chi chi chi ha i denti mica ringhia
RE LA RE MI LA
Non credo sia soltanto una questione di tempismo, qualcuno sta giocando con la tua normalità.


LA RE LA
Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha i denti
RE LA MI LA
Ho morso cento volte un mosaico bizantino; mi restan due molari ed un canino
MI LA
Pa pa pa pa pa pa pa pa pa, pa pa pa pa pa pa
LA RE LA
Avevo cento soldi, non sapevo far gli assegni
RE LA MI LA
Adesso che ho imparato gli assegni ed i contanti, i soldi li ho perduti come fossero dei guanti


LA MI
Chi chi chi chi chi ha i guanti non ha i denti
LA
Chi chi chi chi chi ha i denti mica ha i guanti
RE LA RE MI LA
Non voglio abbandonarmi al dilagante fatalismo, ma credo in un folletto che mi sfotte e se ne va
LA RE LA
Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha i denti
RE LA MI LA
Avevo cento denti e una tristezza da conclave, adesso rido ma con le gengive
MI LA
Pa pa pa pa pa pa pa pa pa, pa pa pa pa pa pa
LA RE LA
Avevo un gran terreno, volevo un bel cavallo
RE LA
Ho preso un morello, mi han sequestrato il lotto;
MI LA
l’equino un po’ abbacchiato trotta adesso sotto il letto

LA MI
Chi chi chi chi chi ha il letto non ha i denti
LA
Chi chi chi chi chi ha i denti mica ha il letto
RE LA RE MI LA
Mi sembra faccia proprio vomitare il liberismo, ne ridiamo come idioti stravaccati sui sofà


LA RE LA
Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha i denti
RE LA MI LA
Da giovane scrivevo belle storie inascoltate, adesso voi ascoltate ‘ste stronzate
MI LA
Pa pa pa pa pa pa pa pa pa, pa pa pa pa pa pa

LA RE LA
Volevo raccontarvi di una notte speciale
RE LA MI LA
Col fiato sospeso tra angoscia ed emozione, e invece ho espettorato un mezzo aborto di canzone
MI LA
Pa pa pa pa pa pa pa pa pa, pa pa pa pa pa pa
MI LA MI LA
Pa pa pa pa pa pa pa pa pa, pa pa pa pa pa pa
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MONNA GUALTIERA
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 39 – Genova, aprile 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952670889

DO Rem7 DO Rem7
Monna Gualtiera musa leggiadra, ispiratrice di madrigali,
SOL7 DO Mim LAm
di canzonette su strani argomenti, di nenie e di vindici strali,
DO Rem7 DO Rem7
Monna Gualtiera ti dedico un canto e a te rivolgo un’insana preghiera
SOL7 DO Mim LAm
Per quando grido parole al volante sulla tangenziale di sera.
FA SOL7 Lam MIm
Ma in cambio tu salvami il cuore dai comunicati della banca
FA SOL7 DO SOL7
e non provarci a spiegarmi la cosa del tasso (d’interesse);
FA SOL7 Lam MIm
conosco Torquato che, non a caso, si dice sia uscito anche pazzo.
FA SOL SOL7 DO MI
Salvaci siamo soltanto la capra che canta.
Lam Mim Lam Mim Lam Mim Lam Mim DO
Coi nostri grossi problemi, un po’ a pedali e un po’ a remi si va, si va, si va, si va, si va.
DO Rem7 DO Rem7
Monna Gualtiera le trattenute, così distanti dal nostro idillio,
SOL7 DO Mim LAm
imponibile, aliquota e imposta lorda mi danno il delirio.
DO Rem7 DO Rem7
Monna Gualtiera ho tanta paura, ti offro i compensi della SIAE,
SOL7 DO Mim LAm
ma bollettini e delibere leggili tu che a me fanno male.
FA SOL7 Lam MIm
E fammi restare lontano dalle gazzette ufficiali,
FA SOL7 DO SOL7
Mi portan vomito e nausea come la novalgina;
FA SOL7 Lam MIm
e le avvertenze e le modalità traducile in lingua italiana.
FA SOL SOL7 DO MI
Salvaci se non capiamo neanche i giornali.
Lam Mim Lam Mim Lam Mim Lam Mim DO DO7
Coi nostri grossi problemi, tra margherite e letami, si va, si va, si va, si va, si va.
FA SOL7 Lam MIm
E ti offro in compenso un romanzo che lodi i tuoi denti e i tuoi seni,
FA SOL7 DO SOL7
ma tienimi tutti i contatti col mondo dei sani;
FA SOL7 Lam MIm
noi ci sentiamo come può sentirsi un manager, solo, nel Nepal.
FA SOL SOL7 DO MI
Salvaci siamo soltanto la capra che crepa.
Lam Mim Lam Mim Lam Mim Lam Mim Lam Mim LAm
Coi nostri grossi problemi, prima giganti e poi nani, si va, si va, si va, si va, si va, si va, si va
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NON SI PUÒ CANTARE IN QUESTA STANZA
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 40 – Bergamo, maggio 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952670891

MI7 DO#m
Non si può cantare in questa stanza
MI7 DO#m
Non si può cantare in questa stanza
MI7 DO#m MI7
Non si può cantare in questa stanza una canzone dissacrante
SI7 MI7
la vicina si lamenta e la chitarra dice che le fa paura
DO#m MI7
poi si vanta della figlia che fa la ragazza immagine di sera
SI7 MI7
e che in “disco” balla sempre sopra il cubo, che mestiere affascinante!
RE FA#
Belin, quando rincasa in piena notte balla sulle balle a me
RE SI7
ma la legera sono io che mi divido tra Montale e il cabaret.

MI7 DO#m MI7
Non si può cantare in questa stanza una canzone un po’ plebea
SI7 MI7
e allora solo un gioco misterioso ormai mi esalta e mi diverte:
DO#m MI7
ogni tanto nel silenzio grido: “mussa!” e da solo applaudo forte
SI7 MI7
felice che nessuno mi capisca qui in piena Lombardia.
RE FA#
Belin, chissà la gente in questi posti per salvarsi cosa fa
RE SI7
A parte l’invexendo dei locali, come vive ‘sta città?

MI7 DO#m
Non si può cantare in questa stanza
MI7 DO#m
Non si può cantare in questa stanza
MI7 DO#m MI7
Non si può cantare in questa stanza una canzone sporcacciona
SI7 MI7
Imperano gli erotici telefoni sul video e sui giornali
DO#m MI7
E: «Chiama! Cosa aspetti?»dissolvenze e un girotondo di canali
SI7 MI7
Ci guasta pure il gusto quella voce artefatta che rintrona.
RE FA#
Belin, devono averci proprio preso per galusci tutti quanti
RE SI7
I party via cornetta, poi l’oroscopo e le carte dei veggenti.
MI7 DO#m MI7
Non si può cantare in questa stanza una canzone sul delirio
SI7 MI7
Mi squadrano, severi, da una sedia i Sette Nani
DO#m MI7
Che si materializzano al mattino e che brandiscono i picconi
SI7 MI7
È l’effetto di un potente esaurimento articolato e molto vario.
RE FA#
Belin speriamo si decida presto questo arbitro gondone
RE SI7
a fischiare il finale della nostra complessa situazione.

MI7 DO#m
Non si può cantare in questa stanza
MI7 DO#m
Non si può cantare in questa stanza
MI7
Non si può cantare, non si può cantare
DO#m MI
Non si può cantare in questa stanza.
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TERESA LA VISPA
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 41 – Bergamo, luglio 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952960279

RE DO
Il parco era un mare di luce
SOL RE
in quelle prime mattine d'estate
LA
LA
Teresa scendeva con l'abito giallo
RE
Teresa la figlia di un bravo pianista
MI7 LA FA#m
Teresa che tutto il quartiere chiamava: "La Vispa"
FA#m SIm FA#m
Guardava lo stagno per ore incantata
SIm
sentiva la pelle sapere di fieno
SOL DO
discuteva di fiori di vita e di sogni
SIm
con un girino.
RE DO
Il parco era tutto per lei
SOL RE
nessuno ci andava mai
LA
Teresa correva tra siepi inviolate
RE
Teresa una bimba alla grande conquista
MI7 LA FA#m
Teresa sebbene da sola era sempre più vispa
FA#m SIm FA#m
Contava e smarriva i begli occhi nel conto
SIm
di tutte le foglie di un vecchio ciliegio
SOL DO
ma tornando a casa era colta ogni giorno
SIm
da uno strano presagio.
LA
Teresa vedeva cambiare d'umore
RE
Teresa anche il cane chinando la testa
MI7
Teresa che adesso fatica fatica fatica
LA FA#m
a restare "La Vispa"
FA=m Sim FA=m
La casa al mattino era sguardi di cera
SIm
le stanze in penombra e un continuo bagliore
SOL DO
da tempo suo padre trascurava il piano

SIm DO
per il televisore.
DO
E come tutte le mattine sullo schermo
FA
campeggiavano due natiche in subbuglio
SOL7
massaggiate da una fascia in movimento
DO
con le sfere brevettate per tonificare meglio

l'epidermide sui seni e sulle cosce
FA
la ginnastica passiva a casa vostra
SOL7
per andare incontro al tempo di vacanze
DO
a soli centoquarantaquattro euro e dopo basta.
FA
E il telefono che è quello da chiamare
DO
sovraimpresso lampeggiante rosa chocking
SOL7
ripetuto con drammatico fervore
DO
dalla voce fastidiosa di un pagliaccio con lo smoking
FA
"E in omaggio diamo pure 'sta chiappona
DO
a chi telefona nel giro di mezzora
SOL7
garantiamo che non sporca e non ingombra
DO
e con la diretta andiamo andiamo avanti ancora".
SOL FA DO SIm
E mai nessun altro programma in tivù
SOL FA DO
E niente più gente per strada
SOL
C'era questo proprio su tutti i canali
FA
e trasmesso a rotazione notte e giorno
SOL7
nelle case, dentro i bar, nelle piscine comunali
DO
c'è qualcuno che ha montato il maxischermo
SOL
Ed il padre di Teresa si è deciso
FA
ha distrutto il pianoforte con le mani
SOL7
ha ordinato per telefono l'arnese
DO
con il quale si massaggerà, sospetto, anche i coglioni
SOL FA DO SIm
E tutti a guardare incantati quel sedere
SOL FA DO
E tutti giù a telefonare
DO
Con le fasce intorno al collo pure il cane
FA
vuole un fisico da setter all'inglese
SOL7
il girino contagiato con l'aiuto dell'attrezzo
DO
ora conta d'esser rana in capo a un mese
SOL FA DO SIm
Della televendita è il mondo oramai
SOL FA DO SIm
massaggiati il culo che passano i guai.
RE DO
Il parco era un mare di luce
SOL RE
in quelle prime mattine d'estate
LA
Teresa ora scende con l'abito giallo
RE
Teresa la figlia di un ex pianista
MI7 LA FA#m
Teresa che tutto il quartiere chiamava: "La Vispa"
FA#m SIm FA#m
Sente la pelle e sa ancora di fieno
SIm
guarda lo stagno in silenzio per ore
SOL DO SIm
ma ascolta il continuo ronzio del suo piccolo massaggiatore
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IPER
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 42 – Campo Ligure, luglio/agosto 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952960277

DO
Stamane vado all'Iper

mi eccita il sol pensiero

svariati ettari di parcheggio
MI FA
e mi sento sicuro.
DO
Neanche le Terme di Caracalla,

le Piramidi o il Colosseo

tra mille anni avran per i posteri
MI FA
il fascino suo.

FA DO
Urbe rossiccia densa di fremiti d'umanità
FA REm
scritte giganti come affreschi di una chiesa
MIm
documenti di un'immensa civiltà
DO REm
miniati sui carrelli della spesa.
SOL7
Oh oh

DO
Iper! Iper!
REm SOL7
Tutti quanti all'Iper!
DO
Iper-tesi,
REm SOL7
senza rischio all'Iper!
DO
Iper-sensibili,
REm
più rilassati all'Iper!
SOL7 DO
Oh oh oh.

DO
Entro da solo all'Iper

è come una terapia

un po' dispendiosa ma serve
MI FA
a combattere la mia fobia.
DO
I commessi sono santoni,

le cassiere sacerdotesse

di un culto diffuso dagli altoparlanti
MI FA
a frequenze basse.

FA DO
E c'è proprio tutto, anzi credo anche di più,
FA REm
le merci tengono il passo del mio respiro
MIm
e mi perdo con lo sguardo a testa in su
DO REm
maestosa la volta, come un nuovo cielo.
SOL7
Oh oh

DO
Iper! Iper!
REm SOL7
Tutti quanti all'Iper.
DO
Iper-sonici,
REm SOL7
a passo d'uomo all'Iper!
DO
Iper-statici,
REm
in movimento all'Iper!
SOL7 DO
Oh oh oh.

DO
Sono qualcuno all'Iper

perché prendo, pago e consumo

non c'è più altro modo
MI FA
per sentirsi davvero uomo.
DO
Conservo i punti poi gratto e vinco,

coi buoni sconto c'è convenienza,

basta venire, comprare e non perdere
MI FA
la pazienza.

FA DO
Con l'acquisto del maiale di peluche
FA REm
c'è in regalo un paralume in vetro nero
MIm
e si vince per sorteggio un bel tutù
DO REm
o il premio ambito che è il "carrello d'oro".
SOL7
Oh oh

DO
Iper! Iper!
REm SOL7
Tutti quanti all'Iper!
DO
Iper-bolici,
REm SOL7
più ordinari all'Iper!
DO
Iper-critici,
REm
più tolleranti all'Iper!
SOL7 DO
Oh oh oh.
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EGREGIO, NON FACCIA L'ONDA!
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 43 – Campo Ligure, agosto 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952960282


FA * LAm FA * LAm FA LAm
Egregio, non faccia l'onda! Lo so, ci vuole così poco
FA LAm FA LAm SOL
a farsi prendere dal gioco e restando nel letame ancora un po'
FA
uno si mette a fare... sport.

FA * LAm FA * LAm FA LAm
Egregio, non faccia l'onda, non mi dica che sta bene
FA LAm FA LAm SOL
a conti fatti nel letame e che sguazza in quest'atroce condizione
FA
fiero come un... anatrone.

DO REm
Ma le spunta già il sorriso, io lo vedo, è una legge naturale
DO
potrei dire istinto di conservazione
REm
che modifica la soglia del dolore,
Sib LA
il livello di attenzione, dell'imbecillità e del male.

FA * LAm FA * LAm FA LAm
Egregio, non faccia l'onda! Non telefoni anche lei
FA LAm
non partecipi anche lei,
FA LAm SOL
se si sbraccia e si distrae per un momento
FA
qui il livello arriva al... mento.

DO
Ha indossato anche la maschera e la muta,
REm
dice che si passa il tempo
DO
fare surfing nella merda? Lo sconsiglio.
REm
Pensi se si alza il vento.
SIb LA
Non si tuffi dallo scoglio, la scongiuro, no, non sono pronto!

FA * LAm FA * LAm FA LAm
Egregio, non faccia l'onda! E non creda a quel dottore
FA LAm FA LAm SOL
che assicura sul giornale che il letame temperato e un poco molle
FA
fa un gran bene per... la pelle.

FA * LAm FA * LAm FA LAm
Egregio, non faccia l'onda! E non cerchi di nuotare
FA LAm
qui è un problema galleggiare
FA LAm SOL
se ci pensa senza inganno e senza trucchi
FA
siamo dentro fino agli... occhi
FA
siamo dentro fino agli... occhi.
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TELECOM-ORFEO
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 44 – Campo Ligure, settembre 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952960281

Orfeo, appena venuto a conoscenza della morte della sua innamorata Euridice, pianse e la chiamò a lungo. Ma il corpo, quel suo bel corpo di fanciulla, non tornava alla vita e la voce di lei non rispondeva più.

Orfeo guarda la sua Euridice ormai priva di luce,
quella luce lampeggiante che precedeva la sua voce
ed i segni verdolini sul display
ora immobili; ciò che resta di lei.
Orfeo guarda la sua Euridice e pensa al loro incontro felice,
galeotto fu stavolta un settimanale illustrato,
letto per caso una sera nel cesso:
mezza tetta, due cuori e una scritta: “Chiamami adesso”.
E nove numeri da fare e accarezzare con le dita
la tastiera grigio-fumo per sentire qualche porcheria inaudita.
E nove numeri da fare e accarezzare con le dita
Venti centimetri di plastica neppure profumata.
E chiedeva: «Euridice è sotto carica?
Non chiamare tuo cugino dell’America
Sennò si scarica e non la sento più
E non la sento più, e non la sento più.»

Ma un giorno il serpente la morse e la sua voce cessò. Orfeo decise di scendere agli Inferi, cantare le sue frasi più belle, pizzicare con le dita sapienti le corde di uno strumento per commuovere i demoni e riaverla con sé.

Orfeo rivuole la sua Euridice, va alla Telecom e alza un po’ la voce,
gli hanno isolato il portatile, non ha pagato la bolletta.
Pare fosse tre milioni e li supplica: «Suvvia, siate buoni!»
Ha il Motorola tra le mani e lo accarezza con le dita,
ma non manda nessun suono e la memoria si è del tutto cancellata.
Ha il Motorola tra le mani e lo accarezza con le dita
venti centimetri di plastica ormai privi di vita.
E lui chiede: «Riallacciatemi il portatile,
Euridice è una porca insuperabile
ed io sto male se non la sento più,
se non la sento più, se non la sento più.»

I demoni commossi propongono allora una prova ad Orfeo. Egli potrà portare Euridice fuori dal regno dei morti solo se durante il tragitto resisterà alla voce di lei che lo chiama. Nel caso in cui si voltasse, vinto dalla tentazione, l’ombra della donna scomparirebbe e questa vota per sempre.

Orfeo commuove prima un usciere, poi due tecnici e un vicedirettore,
quelli che guidano la Panda bianca con sul tetto il telefono rosso
(oppure la scala), la sua Euridice lui potrà riavere se un prova saprà superare
Se alle Poste fermo in coda, ma una coda da impazzire,
con in mano il suo portatile due ore lo lascerà squillare
Se alle Poste fermo in coda, ma una coda da impazzire,
saprà vincere la voglia di rispondere e vergognarsi da morire.
Ma alla fine disse: «Pronto? Chi mi vuole?»
Gli rispose una pernacchia colossale.
Era Euridice che non tornava più,
che non tornava più, che non tornava più.
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CANZONE PER IL MAESTRO
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 45 – Genova, 1995 - Non so neanche io quando l’ho scritta;
prova a dire che è tua e fai la figura del pazzo!

RE Mim RE
Ha dita lunghe da toccare il cielo
Mim
e se tocca i tasti anche le mie diventano canzoni.
RE Mim RE
Ha mani svelte come un lungo volo
Mim
gli basta un gesto per zittire gli spettatori.
RE7+ Mim7
È un maestro navigato
RE7+ Mim7 RE7+
tra una pizza, un localaccio e un cabaret
RE7+ SOL7 RE7+
è un barone di sghignazzi musicali e di emozioni
RE7+ SOL7 RE7+
è più audace e innovativo credo anche di Rossini
Mim7 RE
per venire dietro a me.

Le scova tutte le trovate buone
per condire di note le sventure dei miei cinghiali.
Se tiene il tempo, se batte il piede
sta creando e allora attenti al lampo dei suoi sorrisi.

È un maestro naufragato
tra la schiuma dei suoni e la scogliera d’ironia
è il signore in quattro quarti delle musiche inaudite
e non perde mai di vista le mie storie stropicciate
da delirante melodia.
SOL RE
Maestro ancora un’altra idea
SOL RE
fammeli ridere di più.

Lui sta aspettando chissà da quanto
una canzone vera, magari d’amore, insomma che piaccia
ma c’è il mio amore che da cent’anni
la aspetta invano magari solo per poi ridermi in faccia.
O maestro illuminato
la mia chiave di lettura è questa qua
sai, la nostra è proprio quasi come fosse una missione
di cantare sempre e solo di faccende e di persone
che nessuno canterà.
Maestro ancora quanta strada
per farli ridere di più
Maestro andiamo c’è la strada
E Spallanzani è giù Lulù.
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TELEFONATE DALL'ESILIO
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 46 – Genova, ottobre 1995
Dep. SIAE 31/12/1995, n° 952960281

MI
Tempo ne abbiamo molto poco, un altro camion passa in strada

la radio in questo bar è sempre troppo alta
LAbm
e qui la scheda è già quasi esaurita

davanti ci ho un balengo coi capelli di velluto

pontifica al bancone, sputacchia e si scompone
DO#m
in mezzo a un mucchio di persone che
RE LA
amore mio, non mi parlano di te
MI
e non fanno caso a me che a girare cento case

non trovo più una ricevuta

rompo e scordo molte cose dalla sveglia alle parole
LAbm
e la camicia quella più pulita

ma non certo gli uragani che scatenano i tuoi occhi

quando tieni appiccicata alla cornetta riattaccata
DO#m
lentamente la mia vita che
RE LA
amore mio non ricordo più dov'è
MI
toccherà cercarla a te tra la nebbia di pianura

dove a volte mi succede che mi fermo a chieder lumi

a un traliccio o ad un trattore
LAbm
perché il punto dell'inizio o della fine non si vede

un esilio da balordo sono fermo a mezza strada

quando il giorno non comincia ma la notte non si è vista
DO#m
è la vigilia della festa che
RE LA MI
amore mio, vorrei vivere con te; vorrei vivere con te.
MI LAbm DO#m RE LA MI

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