1996 UNA DELLE ULTIME SERE GENOVESI - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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1996 UNA DELLE ULTIME SERE GENOVESI

Il teatro > Gli spettacoli

È l'addio di Mancuso a Genova. Dopo due settimane dalla prima (e unica!) rappresentazione, si sposa e si trasferisce definitivamente a Bergamo per dedicarsi del tutto, o quasi, alla famiglia e all'insegnamento. Nello spettacolo entrano due canzoni già inserite nel CD "EGREGIO, NON FACCIA L'ONDA!" e l'interpretazione cantata di poesie, o parti di poesie riadattate, di Montale, Sbarbaro e Caproni, tre poeti che hanno cantato Genova. Il rapporto con il Teatro di Campopisano si è guastato: per questa rappresentazione sono previste solo due serate. Alla prima non ci sono giornalisti, pertanto non uscirà alcuna recensione, mentre dei tre spettacoli precedenti esistono critiche di penne importanti dei quotidiani genovesi. La sera dopo la prima, lo spettacolo non va in scena perché durante la giornata sulla città si è abbattuto un nubifragio che porta a teatro solo otto persone, alle quali la direzione restituisce i soldi del biglietto e liquida Mancuso dicendogli di andarsene a casa. È l'ultima volta che lui mette piede nel luogo in cui, dal 1991, ha cantato e recitato per cinque anni di fila. L'addio è colmo di amarezza e di rabbia. Il libretto di sala contiene un testo in finto italiano settecentesco che fa il verso alle introduzioni delle commedie goldoniane, riprese anche nel titolo e nell'idea del saluto alla città. Qui accanto riportiamo, in corsivo, solo una parte di questa presentazione.

"In fondo di questa Commedia è un'allegoria, che ha bisogno di spiegazione. Essendo io in quest'anno chiamato definitivamente in Padania, e avendo risolto di andarvi, non so ancora per lo spazio di quanti anni, immaginai di prender congedo dal pubblico di Genova col mezzo di una Commedia; e come non mi pareva ben fatto di parlare sfacciatamente e alla scoperta di me, e delle cose mie, ho fatto de' Commedianti una coppia di amici solitari che, in luogo di trascorrere giuocando un giuoco di carte, come stabilito in principio, si compiacciono di vivere il congedo ciascheduno pe' fatti suoi. Ma la vera allegoria ha dimora nelle disposizion naturali rispettive che de' due amici, nel corso della Commedia, ho voluto far racconto: l'uno è artefice del legname ed esegue lavori d'intaglio sculptoreo onde, con intenti satirici, dar esito al conceputo sdegno su qualsisia dimostrazione della difficultà del vivere, spezialmente allora quando la medesima è, non solo favorita, ma anco causata dalla malaccorta opera altrui. L'altro è il sonator di chitarra e trovatore (di disgrazie, principalmente), e la sua arte produce i medesimi effetti del primo, a tal segno che su la scena il pubblico vedrà comparire solo uno de' due, essendo possibilissimo soprapporre le due parti a guisa di scambievole allegoria. Ecco a poco presso tutto il giuoco della presente Commedia. (…). Vero scopo dell'opera è al fine quello di salutare e render omaggio, con le umilissime spezialità che caratterizzano il mio lavorìo in materia di spettacolo, tutti coloro che, pubblico e gazzettieri gentilissimi, in Genova hanno dimostrato aggradimento nelle passate stagioni per i miei apparimenti composti da canzoni e facezie."

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