2000 IL PRECARIO - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

Vai ai contenuti

Menu principale:

2000 IL PRECARIO

Il teatro > Gli spettacoli

La fine del rapporto con il teatro genovese apre una lunga parentesi di forzata inattività. Mancuso, per le rare serate degli anni 1996-1999, è costretto a puntare su locali non adeguati spacciandosi per cabarettista, ad esibirsi in sagre e feste paesane sempre male organizzate, a partecipare a sordidi concorsi e festival canori di bassissimo livello dove si ritrova spaesato, decisamente fuori posto e avvilito dalla mancanza di qualunque alternativa. È di questi anni persino la partecipazione ad alcuni turni di selezione per il Festival di Sanremo insieme a procaci aspiranti divette di quart'ordine e impomatati ragazzuoli presi all'amo di manovre discografiche periferiche ma senza scrupoli; Mancuso, in una sala secondaria del teatro Ariston, canta "Caffè degli sbulinati", sconcertando molta gente da lui lontana anni luce e uscendo dalla competizione dopo alcuni inusitati passaggi di turno. L'esperienza, che poteva essere una maramalderia divertente, finisce per avvilirlo oltremodo in quanto non ha nessuno con cui condividere l'iniziativa beffarda; tutti gli altri sono troppo presi dalla loro smania di ottenere un successo matematicamente impossibile, e non funzionano né da complici né da interlocutori. L'inizio di un'effimera collaborazione con la compagnia teatrale bergamasca "Teatro Prova" (per la quale Mancuso cura una riduzione dantesca da utilizzare come saggio per gli allievi della scuola di teatro) fornirà qualche stimolo, dopo tante serate costruite su scalette improvvisate, alla composizione di uno spettacolo "costruito", benché non del tutto nuovo, che ha come titolo la condizione professionale dell'artista in quegli anni: "IL PRECARIO". Nascerà un CD prodotto e stampato in tiratura limitata per conto della Golden Press, la casa editrice genovese con cui Mancuso collabora a vario titolo dal 1991. Significative alcune collaborazioni musicali di questi anni: il chitarrista Michele Dal Lago, ex allievo di Mancuso, il trombettista Roberto Carrara e il tastierista-cantante Toti Spallino, leader delle "Piccole ore", complesso degli anni Settanta baciato da un quasi quarto d'ora di mezzo successo. Sempre meglio che niente, in realtà.

"Noi precari siamo una massa di lombrichi buoni per esca; tutti disuniti, litigiosi, incapaci a comunicare, incapaci di ascoltare o di capire le ragioni degli altri, anche quando sono pressoché le stesse nostre. Il soggetto-oggetto "precario" di questo spettacolo è una sorta di ominide generalizzato, libero da rigidi schieramenti lavorativi o sociali ma comunque privo di potere. Egi si affaccia al terzo millennio con un gran cesto di dubbi. E si distingue dal "non precario", dall'arrivato, in quanto lui, il soggetto-oggetto, ai propri dubbi ci tiene, non cerca di travestirli da certezze per presentarli in abito scuro ai propri stessi occhi di ingannatore-ingannato. La chiave di lettura è quella del teatro-canzone di taglio umoristico; le canzoni sono bizzarre, di una stupidità tutta loro ma terribilmente ruvide. Non rientrano, anche un po' per scelta, nelle categorie richieste dagli ambienti discografici, radiofonici, televisivi, ma nemmeno cabarettistici perché, essendo costituite da molte parole legate insieme in rapporti sintattici più o meno curati, e non da belati, nuggiti, figure e riquadri, la gente, ormai annoiata da tutto ciò che richiede concentrazione, si smarrisce sui primi versi, a metà del brano si sente già mancare l'aria e per distrarsi sogna un misero tris al video-poker, o un messaggio (massaggio?) promozionale in tivù."

Torna ai contenuti | Torna al menu