2000 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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2000

Le canzoni > Testi e accordi delle canzoni divise per anno di composizione

Canzoni 2000
LE CANZONI > TUTTI I TESTI DELLE CANZONI CON ACCORDI divise per anno di composizione
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LA BALLATA DEL PRECARIO
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 67 – Bergamo, dicembre 2000
Dep. SIAE 26/11/2001, n° 013050341

DO
Sono venuto da lontano per vedervi dritto in faccia
FA DO
io non credevo che esistesse non credevo che ci fosse
SOL7 DO
ancora gente come voi.

Vi hanno fatto lavorare per tanti anni nella scuola
FA DO
mica perché sono buoni non per fare a voi un favore
SOL7 DO
e nemmeno per pietà.
FA DO
Servivate e gli servite per tenergli a bada i figli
Rem DO
non importa cosa dite meno ancora quel che fate
SOL7 DO
il resto vada come va.
FA DO
E lo sanno che venite da quella generazione
Rem DO
che ha saputo stare zitta, che non ha capito niente
Rem DO
che ha paura anche dell’ombra, che non vede e che non sente
SOL7 DO
e che di chiasso non ne fa.
SOL FA DO
È una canzone di un momento buio e un po’ confusionario
FA DO SOL7 DO
è la canzone del più stronzo: del precario.
DO
Sono venuto da lontano per capire come fate
FA DO
ad alzarvi ogni mattina preparandovi una faccia
SOL7 DO
da mischiare col caffè.

Quanta vita voi credete che poi vi sarà concessa
FA DO
quante altre vite avrete per lasciare i vostri anni
SOL7 DO
in pasto a questo varietà.
FA DO
Il lavoro interinale, il tempo determinato!
Rem DO
Ci ho un attacco intestinale, penso a questo grande affare
SOL7 DO
e conosco chi lo fa.
FA DO
Ma voi non ve la prendete, buoni buoni sopportate,
Rem DO
da schiavetti indottrinati vi fornite spiegazioni

Rem DO
sui motivi certo sacri delle tristi condizioni
SOL7 DO
di una tale assurdità.
SOL FA DO
E’ una canzone a culo nudo buono per un calendario
FA DO SOL7 DO
è la canzone del più stronzo: del precario.
DO
Sono venuto da lontano e ancora adesso non ci credo
FA DO
che vi pagano a singhiozzo, che sbeffeggiano ammiccanti
SOL7 DO
la professionalità.
DO
Ministero del Tesoro e della Pubblica istruzione
FA DO
coi giullari di palazzo, i sedicenti sindacati;
SOL7 DO
è un’allegra società.
FA DO
E voi fate gli esamini, i corsini e i concorsoni
Rem DO
poi vi dicono “non basta”; forse siete un po’ coglioni
SOL7 DO
e vien da dire: “ben vi sta”.
FA DO
Cosa state ad aspettare? Dite un po’, cosa vi frena?
Rem DO
Dal gridare “sfascio tutto, ho studiato bene i moti,
Rem DO
quelli del Risorgimento: Pietro Micca, Enrico Toti!”
SOL7 DO
A qualche cosa servirà.
SOL FA DO
E’ una canzone che da giovane avrei scritto sul diario
SOL FA DO
che può far prendere fuoco ad un mattone refrattario
SOL FA DO
che farebbe anche incazzare un mansueto dromedario
FA DO SOL7 DO
ho qualche dubbio sul più stronzo: sul precario.
SOL FA DO
E’ una canzone fuori tempo per svegliarsi dal torpore,
SOL FA DO
dall’inedia, dall’inerzia e dal rincoglionimento
SOL FA DO
o ben presto vi daranno non il ruolo ma una scopa
SOL FA DO
conficcata dentro l’ano come solo emolumento
SOL
e vi diranno: “intanto che spieghi Leopardi passeggiando
SOL7 DO
spazza pure il pavimento!”
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TUTTO IL TEMPO DEL GIORNO
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 69 – Bergamo, 2000
Dep. SIAE 26/11/2001, n° 013050346

LA RE LA
Ho finito il riassunto ho fatto tutta la coda
SOL RE LA
sono stato puntuale ho riempito la scheda e il modello fiscale.
LA RE LA
Ho risolto il problema con solo un piccolo errore
SOL RE LA
ma mi sono impegnato per più di sei ore sono tutto sudato.
FA#m LA
Le voci fuori dal cortile
FA#m LA
hanno quel tono di chi resta solo un po’
LA MI
Quando posso giocare, padre?
LA MI
Quando posso giocare, padre?
LA
Quando posso giocare?
LA RE LA
Ho preso la fiala tutta quanta in un fiato
SOL RE LA
sono andato a votare col naso tappato ed un tappo al sedere.
LA RE LA
Ho cresciuto dei figli ho scattato le foto
SOL RE LA
ho pagato la luce son stato sincero come uno che tace.
LA FA#m LA
Le voci fuori dal cortile
FA#m LA
adesso si fanno lontane sempre più
LA MI
Quando posso giocare, padre?
LA MI
Quando posso giocare, padre?
LA
Quando posso giocare?
LA
Tutto il tempo del giorno
DO#m
Tutto il tempo del giorno
RE
Tutto il tempo del giorno
LA
per dirigere il vento
DO#m
per guardare la notte
RE LA
per coprirmi le spalle.
LA RE LA
Ho lasciato passare le mattine di sole
SOL RE LA
scivolando dentro l’inferno bestiale che tu mi hai insegnato.

LA RE LA
Dalla vita in avanti non mi sono fermato
SOL RE LA
non ho chiesto di bere anche se ero scoppiato ho fatto tutto per bene.
FA#m LA
Le voci fuori dal cortile
FA#m LA
ho l’impressione ormai di non sentirle più
LA MI
Quando posso giocare, padre?
LA MI
Quando posso giocare, padre?
LA
Quando posso giocare?
LA
Tutto il tempo del giorno
DO#m
Tutto il tempo del giorno
RE
Tutto il tempo del giorno
LA
senza avere un orario
DO#m
tra le pietre di fiume
RE
con le scarpe pulite.
LA
almeno un po’.
LA
Tutto il tempo del giorno
DO#m
Tutto il tempo del giorno
RE
Tutto il tempo del giorno
LA
Ora che sono vecchio
DO#M
posso uscire a giocare
RE
a sguazzare nel fango?
LA MI LA
o ancora no, ancora no, ancora no.

Tutto il tempo del giorno...
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APPELLO A GARRE’
(testo e musica Alessandro Mancuso)

N° 70 – Bergamo, 2000
Dep. SIAE 26/11/2001, n° 013050342


DO Rem DO
Garré, ci sei riuscito almeno te a fare vita nei tuoi monti o ancora biascichi di sogni oppure non ci pensi più
Rem DO
e ti sei detto quante volte che val la pena aver trent’anni per stare un po’ dove si può.
DO Rem DO
Garré, nelle domeniche d’inverno quell’acqua fredda del mattino e la tua casa d’appennino le mille trote dentro il fiume
Rem DO
mi raccontavi sopra il banco e noi non parlavamo d’altro che strapaese da ossessione.
DO Rem DO
Noi due smarriti dentro una città come non fosse roba nostra sempre in attesa di una festa per aspettare col magone
Rem DO
che ci portassero lassù in due paesi in fondo uguali per noi la giusta dimensione.
FA LAm
A chi lo dici ora quel sogno di bambino a chi lo dici?
FA LAm
A chi colori quell’assurdità del tempo dei dieci anni?
Rem DO SOL7 Lam RE
A chi sussurri con vergogna quel sentirsi fuori posto come comici di giro.
RE Mim RE
Garré, io lo sapevo che bluffavi quando mi hai detto: “forse a maggio ci trasferiamo su a Montoggio a vivere per sempre là”
Mim RE
e poi tua madre ti ha smentito davanti a me ti ha ricordato che c’è il lavoro di papà.
RE Mim RE
Garré, non parlavamo di ragazze non parlavamo di pallone ma solo di quel colpo al cuore che ci affondava nei ritorni
Mim RE
ai prati, al sole, ai vecchi muri che ci rendevano sicuri davano un nome ai nostri giorni.
SOL SIm
A chi la dici la mancanza di una tana, a chi la dici?
SOL SIm
A chi racconti la fatica di esser solo e andare avanti?
Mim RE LA7 Sim MI
A chi raccogli i reseconti delle ferie al mare fatte come per dovere?
MI FA=m MI
Garré, ci sei caduto pure te in una storia di trasporti la trappola del troppo tardi il dado avanza due caselle
FA=m MI
con altri cieli e nuovi odori credi di correre tra i fiori e ti racconti delle balle.
MI FA=m MI
Garré per parte mia sono finito nel regno dei commercialisti nella contrada degli acquisti e degli agenti immobiliari
FA=m MI
il tuo Montoggio è solo l’eco del mio paese ormai perduto nei rari incontri occasionali.
LA DO=m
A chi lo dici quando non ti riconosci, a chi lo dici?
LA DO=m
A chi descrivi che cos’era il nostro sogno di montagne?
FA=m MI SI7 DO=m
A chi nascondi quanto pesa poi cercare di parlare senza essere ascoltati?
DO Rem SOL7 DO
Garré ci sei riuscito almeno te a fare vita nei tuoi monti? E’ quel che spero in certi giorni che proprio non ne posso più.


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