2012 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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2012

Le canzoni > Testi e accordi delle canzoni divise per anno di composizione

Canzoni 2012
LE CANZONI > TUTTI I TESTI DELLE CANZONI CON ACCORDI divise per anno di composizione
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LE AQUILE DEL NORD
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 103 – Genova, agosto 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630020

LA RE LA
Giro le strade di questa città che non conosco e vado a fantasia
RE LA
cerco lo stadio in gran tranquillità cinque minuti e l’ho già fatta mia
MI7 LA
cinque minuti e sembra casa mia.
LA RE LA
Vedo un signore accanto ad un giardino si guarda intorno e ha l’aria un po’ perplessa
RE LA
io suono il clacson, rido e lo avvicino perché ha la sciarpa al collo giallorossa
MI7 LA
ha la mia stessa sciarpa giallorossa.
RE
Siamo venuti
LA MI7 LA
da mille posti del Nord da mille posti distanti siam qui per il Catanzaro
RE
E ci parliamo
LA MI7 LA
Coi nostri accenti diversi una babele di accenti uniti dal Catanzaro.
RE LA MI7 LA
Da quarant’anni quando capita ci siamo e per il porco destino non è che capiti spesso
RE LA MI7 LA
Che sia da Genova, da Torino o Milano eccoci ancora in cammino eccoci qui in giallorosso.
RE LA
Aquile, Aquile, Aquile, le Aquile del Nord la malattia che non passa
RE LA MI7 LA
Aquile, Aquile, Aquile, le Aquile del Nord una mania una mania una mania una mania giallorossa.

LA RE LA
Ecco arrivarne altri all’improvviso sono guardinghi qui non si sa mai
RE LA
ma basta un solo cenno ed un sorriso spuntano le bandiere e siamo assai
MI7 LA
anche per questa volta siamo assai.
LA RE LA
C’è chi è venuto proprio dai Tre Colli mille chilometri per la pazzia
RE LA
Lo circondiamo e gli chiediamo tutti di raccontarci una coreografia
MI7 LA
per noi la Capraro è come un’utopia.
RE
Perché per noi
LA MI7 LA
per noi il Ceravolo è un sogno e ci consola soltanto il grande Vittorio Giummo
RE
quando alla radio
LA MI7 LA
si blocca e prende respiro poi senti rete ed è un canto, rete del Catanzaro.
RE LA MI7 LA
Per quanti anni la quarta serie ci ha rotto così perduti e lontani ci pensavamo lo stesso
RE LA MI7 LA
Sul Televideo alla duecentodiciotto caduti in pessime mani rieccoci qui in giallorosso.
RE LA
Aquile, Aquile, Aquile, le Aquile qui al Nord approssimati nei cori
RE LA
Aquile, Aquile, Aquile, le Aquile qui al Nord ma innamorati soltanto e comunque dei nostri colori
RE LA
Aquile, Aquile, Aquile, le Aquile del Nord ogni trasferta una festa
RE LA MI7 LA
Aquile, Aquile, Aquile, le Aquile del Nord una mania una mania una mania una mania giallorossa.

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GLI SCHERANI
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 104 – Genova, settembre 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630019

MIm
Ecco, compaiono le teste ben rasate, gli sguardi proiettati a largo raggio
LA MIm
cavetti collegati ad un orecchio che sembran centraline da cablaggio.

Ecco, compaiono nel circo dell’osceno, sovrastano la calca di quel tanto
LA Mim SI7
che li fa più temibili e rocciosi, vestiti tutti come il caro estinto.
SOL RE SOL
Ecco, insulti, imprecazioni e poi spintoni appena uno domanda qualche cosa
RE LA MIm
a quelle brutte facce da prigioni: ministri, deputati e quote rosa.

Ecco, minacce tipo sgherri del sovrano, manacce ad oscurare l’obiettivo
LA MIm
i pugni presentati in primo piano, bellezza questo è il nostro medioevo.

Ecco, invade il nostro tavolo di cena la tracotanza vile da scherano
LA Mim SI7
che agisce come visto da nessuno. C’è un piccolo problema: noi vediamo.
SOL RE SOL
Dico non certo perché provo un po’ di pena per i cagnetti dell’informazione
RE LA MIm
che in fondo sono della stessa mena e più fanno spettacolo del marcio più piacciono al padrone.

Dico perché mi sento offeso come uomo e come padre e come cittadino
LA MIm
sarà benpensantismo un po’ retrivo poulismo retorico… ma me ne batto il belino.

Dico che gli ignobili servi dei gaglioffi son gente che non si può più guardare
LA Mim SI7
che sian guardie private o da questura, pagate anche da noi…. mi fanno stomacare.
SOL RE SOL
Ecco, io sogno che si possa qualche giorno finir per ignorarli totalmente
RE LA Mim SI7
nessuno più gli faccia ressa intorno che tanto in fondo poi non serve a niente.
SOL RE SOL
Ecco, non voglio più sentir domande argute a cui rispondono con strafottenza
RE LA MIm
o con le loro brutte facce mute difese dai sicari con violenza.

«Il ministro ha già risposto, testa di cazzo, vattene o ti spacco la faccia». «Lei non può fare questo, ministro, ministro, è vero che… le sue dichiarazioni…. L’Italia riparte? Ma che fa, mi dà un pugno?». «Allontanati, stronzo… dammi la macchina… indietro coi microfoni…». «Ahia!!!»


MIm
Ecco, lasciateci esser gente che è altra cosa, finitela di dare loro corda
LA MIm
noi saremo pure pieni di difetti… ma quelli sono merda….

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I MIEI PASTORI
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 105 – Genova, ottobre 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630018


FA LA FA LA FA LA FA LA
La transumanza, la pastorizia, l’allevamento, sarà ben quello
FA Rem FA DO FA
Sarà per quello che tanta gente che troppa gente del mio quartiere
FA Rem FA DO FA
Esce al mattino, di buon mattino, tu mi dirai col cagnolino.

FA LA FA LA FA LA FA LA
E no e no, è un po’ diverso, c’è qualche cosa di più complesso
FA LA FA LA FA LA FA LA
E no e no, è una mania, un caso nuovo da sociologia.

FA Rem FA DO FA
Perché ciascuno tiene al guinzaglio tre bestie enormi da gran serraglio.
FA Rem FA DO FA
Non sembran cani sembrano fiere un metro e mezzo o più al garrese.

FA LA FA LA FA LA FA LA
Le gran criniere, le zanne fuori van strattonando come trattori
FA LA FA LA FA LA FA LA
La transumanza, la pastorizia, l’allevamento, sarà ben quello.

FA Rem FA DO FA
E sull’asfalto dei marciapiedi non crederesti se non lo vedi
FA Rem FA DO FA
È un gran galoppo di zampe ardenti roba da mandria roba da armenti.

FA LA FA LA FA LA FA LA
Dei musi strani, tipo leone e certe stazze da vacche alpine.
FA LA FA LA FA LA FA LA
La transumanza, la pastorizia, l’allevamento, sarà ben quello.

FA Rem FA DO FA
Sarà difesa sarà chissà forse carenza di personalità.
FA Rem FA DO FA
A tre molossi han delegato dell’esistenza il significato.

FA LA FA LA FA LA FA LA
Non dico uno, non dico due, ne han tutti tre e grandi quanto un bue.
FA LA FA LA FA LA FA LA
La transumanza, la pastorizia, l’allevamento, sarà ben quello.

FA Rem FA DO FA
Settembre andiamo c’è da migrare dice il poeta dai monti al mare
FA Rem FA DO FA
E va quel gregge verso l’alpeggio tra le auto in sosta dentro un parcheggio.

FA LA FA LA FA LA FA LA
La transumanza, la pastorizia, La transumanza, la pastorizia.

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L’UOMO CHE DORMIVA A RATE
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 106 – Genova, ottobre 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630017

RE5+ LA MI7 LA (2 volte)

LA RE5+ LA MI7 LA
Cominciò che chiuse gli occhi quando venne il rosso con le mani sul volante dormì profondamente
RE5+ LA MI7 LA
e sognò di un vecchio zio che gli dava del fesso ma per cosa non lo seppe perché scattava il verde
MI7 LA
si svegliò e partì di corsa come se fosse niente. RE5+ LA MI7 LA
LA RE5+ LA MI7 LA
Poi sdraiato sul lettino mentre faceva i raggi quello disse: “Non respiri” e lui prendeva sonno
RE5+ LA MI7 LA
e sognò un tricheco dentro un’agenzia di viaggi durò un secondo ma gli parve fosse passato un giorno
MI7 LA
lo risvegliò il “Respiri” del radiologo di turno.
RE5+ LA MI7 LA
Era uno era uno era uno che dormiva poco che sognava a rate rispettando il gioco
RE5+ LA
simulava un’attenzione da amministratore delegato
MI7 LA
ma bastava perderlo di vista anche fosse per un solo istante
RE MI7 LA
mentre nessuno ne sapeva niente s’era addormentato. RE5+ LA MI7 LA
LA RE5+ LA MI7 LA
Uno gli parlava un giorno non so di che casino e lui si dimostrava attento, preso dall’argomento
RE5+ LA MI7 LA
ma a quello che parlava poi squillò il telefonino per tre lunghi minuti lui potè dormire a fondo
MI7 LA
sognando l’Adalgisa nuda, sudata e controvento. RE5+ LA MI7 LA
LA RE5+ LA MI7 LA
Se gli telefonava a casa la solita agenzia per convincerlo a variare ancora il piano tariffario
RE5+ LA MI7 LA
si sorbiva buono buono tutta quella litania sonnecchiando come un vecchio prete dentro un oratorio
MI7 LA
al risveglio li mandava in culo riposato e serio.
RE5+ LA MI7 LA
Era uno era uno era uno che dormiva poco che sognava a rate rispettando il gioco
RE5+ LA
difendeva la sua vita assopendosi per un minuto
MI7 LA
anche quando ti stava parlando si fermava come per pensare
RE MI7 LA
tu non lo potevi sospettare s’era addormentato
RE MI7 LA
te l’aveva fatta sotto gli occhi s’era addormentato
RE5+ LA MI7 LA
Era uno era uno era uno che dormiva poco che sognava a rate rispettando il gioco

RE5+ LA MI7 LA (2 volte)


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IDILLIO
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 107 – Genova, agosto/novembre 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630016

SOL DO SOL RE

SOL RE
In una contrada di mezza collina fra splendidi prati
DO RE
ovunque lo sguardo si affaccia sul verde di boschi incantati
SOL RE
In una contrada di casette basse, villette e giardini
DO RE
con l’aria riempita dal canto dei grilli e degli uccellini
DO SOL Sim
viveva con grande fortuna da quando era nata
DO SOL RE
la gente di una bomboniera di comunità. SOL DO SOL RE
SOL RE
Ma il vecchio signore che sta al primo piano della palazzina
DO RE
è in lite da anni con quello del terzo per la calderina.
SOL RE
E poi la zia Adele non parla al nipote, è una vecchia storia,
DO RE
più volte si sono scontrati alla morte per la canna fumaria.
DO SOL Sim
C’è uno che blocca ogni giorno il passaggio carraio
DO SOL RE
ci pianta tranquillo nel mezzo una cazzo di jeep.
SOL DO SIm
E serpeggia il nervoso e trionfa la bile
SOL DO SOL DO SOL DO SOL DO
e s’innalza nel cielo un afrore di sclero è portato dai venti sulle cime dei monti
Sim DO RE
sulle rose e le viole questo gran malumore. SOL DO SOL RE
SOL RE
Quelli delle ville persino per strada si tengono il muso
DO RE
il cancello grande chi lo vuole aperto, chi lo vuole chiuso.
SOL RE
Così tutti quanti han vietato ai bambini di stare in cortile
DO RE
e quei bei giardini son sempre deserti nessuno può uscire.
DO SOL Sim
Il gatto di Gigi l’han fatto trovare impiccato
DO SOL RE
cagava sui fiori di Giulia tutti i venerdì
SOL DO SIm
E serpeggia il nervoso e trionfa la bile
SOL DO SOL DO SOL DO SOL DO
e s’innalza nel cielo un afrore di sclero è portato dai venti sulle cime dei monti
Sim DO RE
sulle rose e le viole questo gran malumore. SOL DO SOL RE
SOL RE
In quella contrada di mezza collina fra splendidi prati
DO RE
un giorno hanno fatto irruzione decisa degli uomini armati:
SOL RE
hanno caricato tutti sui vagoni piombati di un treno
DO RE
con meta una periferia popolare vicino a Milano
DO SOL Sim
stipandoli in un palazzone di dodici piani
DO SOL RE
Con vista sopra le strutture di un grande autogrill.
SOL DO SIm
Quello è il loro posto finalmente hanno tutto
SOL DO SOL DO SOL DO SOL DO
beghe condominiali tra le bande rivali, scontri per il parcheggio le puttane e lo spaccio
Sim DO RE
trova sfogo e piacere il loro malumore.
SOL DO SIm
Han mandato in collina della gente un po’ strana
SOL DO SOL DO SOL DO SOL DO
che ci prova ogni tanto a trovare un accordo che sorride un pochino e si siede in giardino
Sim DO RE
tra le rose e le viole come fosse normale.
DO Sim DO SOL
Si potrebbe provare a cambiare così


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NON MI DIRAI CH’È LA CRISI
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 108 – Genova, novembre 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630015

SOL DO RE SOL
Com’è che ora non compri più non cambi più la macchina e neanche il tuo tv.
SOL DO RE DO
Ce n’è uno piatto di più che al suo confronto è grasso il vecchio che ci hai tu.
SOL DO RE SOL
Ed è vetusto il tuo pc che prima ti durava un mese o giù di lì.
SOL DO RE DO
Perché diserti ormai così la tua agenzia di viaggi, c’eri ogni venerdì.
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, proprio tu, sei sempre stato ottimista
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, i come te, i positivi, sanno far sempre festa
DO RE DO RE
Non mi dirai che è la crisi, proprio tu, tu dalla parte vincente
DO RE DO RE
Chi ha come te gli attributi il piglio manageriale crisi mica ne sente
SOL DO RE SOL
Com’è che adesso resti lì più non controlli in borsa l’indice FTSE-MIB.
SOL DO RE DO
Ma va’? La banca non ti dà gli input speculativi di qualche anno fa.
SOL DO RE SOL
È un po’ che non mi sembri tu, non vai più al centro estetico hai qualche pelo in più.
SOL DO RE DO
E già, palestra e fitness, pilates e massaggi attendon solo te.
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, proprio tu, sei sempre stato ottimista
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, i come te, i positivi, sanno far sempre festa
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, proprio tu, tu dalla parte dei buoni
DO RE DO RE
tu che per molti anni con il tuo liberismo m’hai tritato i coglioni.
SOL DO RE SOL
Com’è che adesso non ti va il tipo dello squalo freddo senza pietà
SOL DO RE DO
non ha né scrupoli o virtù ma quanto ti piaceva, sembrava il tuo Gesù
SOL DO RE SOL
E te ti sfoghi come puoi incolpi i finti ciechi, le troie e gli operai
SOL DO RE DO
Perché lo sai che altro c’è, ti accorgi ch’eri solo un pezzente come me.
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, proprio tu, sei sempre stato ottimista
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi e che la colpa è di nuovo di qualche comunista
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, proprio tu, produci, consuma, crepa
DO RE DO RE
E se non puoi consumare ma ci hai ancora un lavoro zitto e curva la schiena.
DO RE DO RE
Non mi dirai ch’è la crisi, proprio tu, sei sempre stato ottimista.


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LA LUDOPATIA
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 109 – Genova, novembre 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630014

LA MI7 LA
Mi dia un Miliardario e tre Megamiliardario, due Sbancatutto e un Turista per sempre,
RE LA MI7 LA
vorrei anche un paio di Mi sento fortunato perché mio cognato ci ha vinto due euro grattandolo qua.
LA MI7 LA
Mi dia un Mare d’oro e tre Magico Tesoro, due Buon compleanno e tre Batti il banco,
RE LA MI7 LA
ed uno di quelli con il Quadrifoglio vado allo sbaraglio con mezza pensione d’invalidità.
RE LA MI7 LA
“La ludopatia non è una malattia” l’ha detto severa apparendomi in sogno una mia prozia;
RE LA
pensavo mi desse qualche combinazione,
MI7 LA
invece mi ha detto che a buttare i soldi son proprio coglione!

LA MI7 LA
Tre pere e un limone ma quanto sto bene, le mele, le angurie e una campanella,
RE LA MI7 LA
la vita è più bella se perdo ogni giorno intero il mio tempo pestando sui tasti delle slot machine.
LA MI7 LA
Insulto lo Stato che mi ha mezzo inguaiato, mi ha tolto i diritti, mi ha tolto il lavoro,
RE LA MI7 LA
ma gioco davvero perché sono astuto, cosicché anche gli ultimi miei pochi soldi li prende da qui.
RE LA MI7 LA
La ludopatia non è una malattia checché poi ne dicano i nuovi trattati di psicologia
RE LA
è giunto ormai il tempo che lo dica qualcuno:
MI7 LA
i giocatori accaniti van presi a gran calci nel culo.

LA MI7 LA
Qui c’era il lattaio, più avanti un fioraio, adesso ci han messo una sala scommesse,
RE LA MI7 LA
e dal tabaccaio non riesci più a entrare a tutte le ore c’è gente che punta, che gratta e sta lì.
LA MI7 LA
Sull’altro isolato c’era il Cineteatro adesso ci sono dieci losche vetrine:
RE LA MI7 LA
è una sala giochi capiente e maestosa e sappiamo tutti da dove provengono quei soldi lì.
RE LA MI7 LA
La ludopatia non è una malattia è la testa vuota che s’è costruita una filosofia
RE LA
è un sacro macello di giovani e anziani
MI7 LA
che si presentano al reclutamento dei nuovi cretini
RE LA
è un grande affare per mafiosi e affini
MI7 LA
con la complicità silenziosa e suadente delle istituzioni.



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SCUSI, POSSO ESSERE TUTTI?
(testo e musica: Alessandro Mancuso)

N° 110 – Genova, novembre 2012
Dep. SIAE 04/07/2013, n° 132630013

SOL FA SOL LA SOL FA LA
Scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, tutti, tutti?
SOL FA SOL LA SOL FA LA
Scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, per capire bene da dentro come si fa?
SOL
Come si fa a passare i giorni sulla porta di quel bar
LA SOL
quelle facce tutte uguali senza tempo e senza età che ci passo ad ogni ora e li trovo sempre là
FA LA
a guardar la stessa strada come fosse un’improvvisa novità?
SOL
Posso essere chi parla sempre e solo di pallone,
LA SOL
la ragazza in motorino, la signora col culone, lo svitato che si sbraccia e che grida frasi strane?
FA LA
Vivere una vita sola nel Duemila non mi basta e non conviene.
SOL FA SOL LA SOL FA LA
Scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, proprio tutti?
SOL
Posso essere quel tale che ora monta sul furgone
LA SOL
e la vecchia concitata che discute col suo cane, chi cammina a passo svelto e chi arranca col bastone
FA LA
il ragazzo allampanato con le cuffie, sguardo vuoto e testa altrove,
SOL
quell’anonima persona, ce n’è in ogni caseggiato,
LA SOL
che di sabato prepara un soffritto prolungato? Una nube si propaga come in uno scontro armato
FA LA
per le scale c’è chi impreca, chi s’arrende, chi si accascia soffocato.
SOL FA SOL LA SOL FA LA
Scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, quasi tutti?
SOL
Voglio essere soltanto chi non è mai stato scaltro
LA SOL
evitare quelli in vista che han potuto fare il salto, i padroni e i dirigenti a ragione oppure a torto
FA LA
perché l’unico padrone che sia buono veramente è quello morto.
SOL
D’altra parte è cosa nota, non mi possono piacere
LA SOL
per mia propria complessione divi e gente di potere, diventare uno di quelli ti fa perdere l’onore
FA LA
difendiamo vi scongiuro la bellezza e la poesia dalle facce da sedere.
SOL FA SOL LA SOL FA LA
Scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, quasi tutti?
SOL FA SOL LA SOL FA LA
Scusi posso essere tutti, scusi posso essere tutti, per capire bene da dentro come si fa?

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