2014 SCUSI, POSSO ESSERE TUTTI? - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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2014 SCUSI, POSSO ESSERE TUTTI?

Il teatro > Gli spettacoli

Mai come in questo momento, forse, la mancanza di condivisione di progetti, stati d'animo e modi di essere tiene lontane le persone tra loro. Tutti lontano da tutti. Certo, utilizziamo gli stessi strumenti, in maniera sempre più uniforme e totalizzante, ma si tratta - appunto - di "uniformi". Siamo un esercito di armati della tecnologia che tra loro non condividono più nulla, a parte il malumore. Mancano sogni comuni, visioni, contenuti civili. Mancano perché ciascuno ha i suoi e basta, come tanti ripostigli, tante nicchie dove ognuno di noi deposita le proprie piccole cose, tanto diverse da quelle contenute nella nicchia a fianco.
C'è chi sognava di diventare ricco ed è deluso dalla crisi; chi si rincoglionisce con il gioco d'azzardo; chi si è buttato a capofitto nelle complesse normative condominiali e crede che la democrazia sia tutta lì; chi vive con il dito sullo smart phone; chi cambia abito e pelle per adeguarsi ai tempi ma non ce la fa perché i tempi cambiano più in fretta di lui.
Allora lo spettacolo si propone il paradosso di entrare per un attimo nel vissuto... di tutti per diventare tutti e capire qualcosa di più, dal di dentro, delle cose che fanno parte di ciascuno degli altri. Questo dopo avere abbondantemente preso un po' tutti per i fondelli, poiché si tratta pur sempre di satira. Quindi gli atteggiamenti e le fissazioni di tutta una galleria di persone del nostro tempo, che tende ad una definizione di universale, diventano i bersagli di canzoni e ballate irriverenti, scomposte, maramalde ed orecchiabilissime. Insomma, altre storie per descrivere il presente, sottraendo il monopolio delle definizioni ai telegiornali, al web, ai sondaggi e ai politici.
Otto canzoni ironiche arrangiate da un terzetto di musicisti dall'anima jazz e una manciata di monologhi divertenti, secondo l'impianto strutturale che mi caratterizza da venticinque anni. Quello che cambia, anno dopo anno, sono gli argomenti. Il resto è il lavoro del cantastorie, il mio lavoro, che è estraneo alle mode e non si tocca.  

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