COS'E' IL DIARIO DI APPUNTI DELLE SERATE - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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COS'E' IL DIARIO DI APPUNTI DELLE SERATE

Il teatro > Come in un diario (appunti serate dal 2002)

IL TEATRO > COME IN UN DIARIO: appunti redatti a caldo su ogni singola serata a partire dal 2002

Ho sempre tenuto nota di tutte le mie rappresentazioni; da molti anni avevo preso l'abitudine di scrivere, spesso a notte alta, tornato a casa dopo lo spettacolo, alcuni appunti su come si era svolta la serata, sulle cose che avevo fatto, sulle persone che avevo incontrato. Una sorta di diario di bordo che salvasse appunto la memoria, rappresentazione dopo rappresentazione.

In questa sezione ho inserito proprio gli appunti di tutta l'attività inerente i miei spettacoli dal 2002 ad oggi, con indicazione della città o del comune, della data e del luogo in cui avevo portato il mio recital, delle canzoni e dei monologhi che avevo previsto in scaletta e di quelli che poi non avevo eseguito, o avevo sostituito, per i motivi più disparati e sempre imprevedibili. Come farei altrimenti a ricordarmi queste cose?


Nelle pagine che seguono le frasi sono spesso ellittiche, paratattiche, telegrafiche perché scritte sotto il peso della stanchezza e del sonno, ma frasi a caldo, che rilette a distanza di tempo mi davano il senso bello di quello che stavo facendo, del mio raccontare continuo e pervicace.


Di quale utilità possa essere questa operazione non lo so e non m'importa neppure molto; mal che vada serve a me, per ricordarmi che qualcosa ho dato.


Per chi legge, gli appunti sui miei spettacoli di questi ultimi anni possono avere la dignità di brevi racconti, di note curiose, di uno sguardo su un mondo così tanto diverso da quello dei grandi eventi, delle performances preconfezionate e industriali, cucite su ingredienti studiati in laboratorio da furbissimi tecnocrati dello show. Io furbo non lo sono mai stato, e magari non mi dispiace troppo.


Ho eliminato, dagli appunti, gran parte delle note preparatorie e... "gestionali" delle serate; oddio, qualcosa è rimasto, per onore di archivio, ma ho inteso risparmiare chi legge dalle tante annotazioni relative ai contatti che, in alcuni anni, ho cercato talvolta disperatamente con organizzatori, discografici, agenti e personaggi qualificabili a vario titolo, e molto spesso apertamente inqualificabili. Sarebbe stata una nota dolente, dolorosa, anzi, perché tutte le cose splendide che questa attività mi ha dato le ho scontate dovendo entrare in contatto con gente assurda, i professionisti del genere, quel sottobosco potentissimo e squallido di accattoni di terza fila che con l'arte non hanno nulla a che fare. Sempre in cerca del personaggio di successo da lanciare (che tanto da loro non arriva mai...) o del pollo da spennare nei vari concorsi, nei festival, nelle gare. Non oso pensare ora, con il grande successo televisivo dei vomitevoli talent show, come saranno diventati tutti questi signori nessuno dalla faccia costantemente sporca di merda. Sempre più tracotanti e sempre più frustrati.


Da quando ho smesso di cercarli, o di ascoltarli, sto sicuramente meglio, anche al prezzo di fare, in media, tre o quattro serate all'anno e sempre presso amici o persone di cui mi fido. Ecco perché mi si vede raramente.

Non è che io sono snob... sono loro che fanno schifo!


Sono stanco da tempo di sentirmi dire che le cose che faccio sono troppo culturali, o troppo difficili da capire, o troppo diverse da quello che va di moda, o troppo qualunque cosa e troppo poco qualcosa d'altro. "ALLA GENTE NON PIACCIONO QUESTE COSE". Sarà. Ma allora tutti quelli che ho avuto davanti, in vent'anni di attività, mi hanno preso per i fondelli? No, il problema è che erano pochi. Trenta, cinquanta, duecento. Troppo pochi. E a loro i "pochi" non interessano. A me sì. A me piace anche quando siamo pochi. I numeri, nella mia vita, hanno sempre contato poco.

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