Diario serate 2007 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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Diario serate 2007

Il teatro > Come in un diario (appunti serate dal 2002)

IL TEATRO > COME IN UN DIARIO: appunti redatti a caldo su ogni singola serata a partire dal 2002

2007



Spettacoli:
"Io sono lo schifo"
"Note di viaggio di un cantastorie"

BERGAMO, Sabato 27 gennaio, Caffè letterario. Fatto "IO SONO LO SCHIFO". Spettacolo completo con le variazioni apportate negli ultimi mesi, ovverosia: aggiunta di "Ci ho la mamma maiala", modifiche all'interpretazione di "E venne un tempo", brevi intermezzi cantati e un'aggiunta in "Lo schifo è quando", modifiche a "Ponzio Pilato", esecuzione di "Chi lo decide?" solo con voce e chitarra (un po' scordata sul finale, peccato…). Ho eliminato "Motocarro rosso e giallo" perché sentivo molto la fatica sulle gambe. D'altronde lo spettacolo un po' massacrantino lo è, se si pensa che, da sempre, per uno spettacolo costruito come questo (e non le serate estemporanee, che poi non hanno quasi mai funzionato), o avevo Alberto che suonava, o avevo alcune basi musicali preregistrate su cui cantare in maggiore scioltezza, o avevo Dario e gli altri che suonavano. Persino nella prima di "Io sono lo schifo", a Zanica, almeno Chi lo decide la cantavo su base (quella un po' maldestra realizzata da me con due chitarre, che si sentiva maluccio e non faceva un grande effetto), mentre ora anche quella canzone l'ho cantata suonando interamente dal vivo e alla fine ero proprio stanco. La chitarra "nuova" (è stata battezzata in questa occasione, la prima volta in uno spettacolo) suona bene ma, appunto, nel finale s'è un po' scordata (Andrea mi ha detto che dovrei cambiarci le corde, dopo 6 mesi 6…!). Non ho però ancora capito se vanno meglio i plettri morbidi o quelli rigidi. Forse ci vuole una via di mezzo ma… come definizione è un po' generica e non mi aiuta.
Il pubblico ha risposto alla grande, un'ottantina di persone c'erano tutte e il locale era bello pieno, come al solito al Caffè letterario: paga decente e qualche libro venduto, che non è affatto male. Peccato davvero non riuscire a fare più serate. Compilato borderò per la SIAE con indicazione di 8 canzoni, una delle quali "Io sono lo schifo" che devo ancora depositare e lo farò al più presto. C'era Fausto Lazzari, c'era Alessandro Rinaldi che ha videoripreso lo spettacolo, c'era Cristian (con un'altra allieva dell'epoca Gruppo Gestione Scuole di cui non ricordo il nome, forse Maddalena) dell'ex bar Tassino di via Statuto, dove ho fatto alcune serate nel 2000, o 2001, c'erano praticamente tutti i colleghi di San Pellegrino (Battaglini, Caserta, Cosentino, Faraci, Gallia, Mosesso, Balkova, Orlando, la segretaria, l'assistente educatrice di Sonia e forse altri che adesso non ricordo). Battaglini ha condotto con sé una responsabile della "Tavola della Pace" di Valle Brembana che ha letto il mio ultimo romanzo e con la quale si spera di fare qualcosa in valle. Mai più sentita. Come al solito non c'era nessun giornalista e nessun addetto ai lavori.
Per quanto riguarda l'esecuzione hanno funzionato molto bene i monologhi; risate a crepapelle, come previsto, su "Servizio ricerca clienti telefonici". Sulle canzoni ho fatto qualche lieve pasticcio ma senza grosso panico (ero un po' disturbato, ma solo a tratti, dai soliti idioti che al bar facevano casino ed ho un po' rovinato "Samatha e Thomas sposi", senza guastare però l'effetto. Ho fatto, come unico ma gustoso bis, "Il guardone miope", molto apprezzata (anche nella presentazione iniziale) ed eseguita benino, considerato che la chitarra era un po' scordata. Non ha funzionato la promozione dell'omaggio CD a chi acquistava un libro, infatti quelli che lo hanno comprato non sono venuti a chiedermi nulla e gli altri non lo hanno comprato nonostante l'omaggio promesso. Ma d'altronde non devo essere stato convincente, in sede promozionale, nelle cose che ho detto ed è un mio limite, mi vergogno troppo a dire: "compratemi i libri".
Andrea Ronchi, invece di suonare la chitarra (che sarebbe stato meglio!) ha registrato lo spettacolo in digitale, a due piste, ma non garantisce che sia venuto tutto bene in quanto era disturbato da interferenze dovute all'impianto luci. Verificheremo insieme cosa si può salvare e su cosa dovremo intervenire per realizzare un CD decoroso.




AZZANO S. PAOLO (BG), 11 marzo, domenica pomeriggio, al "Cavò Prove", fatto "IO SONO LO SCHIFO". Spettacolo completo come la volta precedente ma senza alcun bis e con variazioni robuste in "chi lo decide?", non solo nel testo (tirata finale cambiata in invettiva violenta contro classe politica italiana) ma anche nella struttura dei versi e nella disposizione melodica degli accordi nelle ultime strofe. Pochissima gente, circa una ventina di crani; di molti degli avvertiti e di quelli che avevano detto che venivano non si è visto nessuno, ma è normale. Peccato però perché lo spazio del Cavò Prove, tirato a lucido, con ingresso dalla hall e dal salottino addobbato con locandine, libri, Cd e quant'altro, meritava molto di più. È un luogo perfetto per cose di questo genere, una vera "cantina" d'altri tempi e (in un'altra vita!) sarebbe bello ed anche giusto sfruttarlo come merita, a scopo spettacolare. Quaranta o cinquanta persone, comodamente sedute, un po' a semicircolo, potrebbero godere spettacoli teatrali e musicali ben calibrati sia sotto il profilo dell'acustica che per quanto riguarda l'ambientazione e l'atmosfera. D'altronde l'idea di questa replica particolare di "IO SONO LO SCHIFO" era quella di rifare lo spettacolo a scopo esclusivo di registrazione (con un po' di pubblico per evitare "l'effetto deserto-solitudine-inutilità" che la semplice lavorazione in studio avrebbe conferito alla cosa, non rendendola adatta a quelli che sono i tempi e le sfumature di uno spettacolo che nasce per avere il pubblico come interlocutore, anche e soprattutto nei numerosi spunti apertamente comici che offre). Dario ha curato tutto nei minimi particolari, riuscendo ad offrire un audio eccellente per chi era presente in sala (e anche per me, che mi sentivo benissimo e riuscivo a cantare senza le consuete intonazioni spigolose e secche) e una perfetta riuscita di registrazione a più tracce. Credo che lavoreremo benissimo in postproduzione a partire dai prossimi giorni per realizzare un CD come si deve.
Le annotazioni sono le seguenti: 1) rispetto all'ultima volta ho suonato meglio la chitarra, anzi, le chitarre, visto che ho riutilizzato anche la classica, munita di un equalizzatore, marchingegno donatomi da Dario, che ne arricchisce le potenzialità del suono; 2) ho sbagliato molto meno rispetto all'ultima volta: le canzoni sono filate via lisce e senza intoppi, eccezion fatta per SERVIZIO RICERCA, a metà della cui canzone introduttiva mi sono impappinato (nel ritornello frenetico) e l'ho dovuta ricominciare da capo; 3) Dario mi ha presentato dicendo cose molto (forse troppo) lusinghiere su di me, e siccome non è tipo che fa manfrine e salamelecchi c'è da credergli, e anzi proprio per questo riesce a mettermi in imbarazzo. Ricambierò come potrò. O forse impersona un dolce ricatto del destino per farmi continuare in questa impresa che mi sembra sempre più assurda e senza senso. 4) Per la prima volta dopo tanto tempo, sono tornato a vergognarmi di essere lì, davanti a poca gente, tutti amici, venuti lì solo per amicizia. Un tempo mi vergognavo perché non mi sentivo del tutto capace; adesso, per la prima volta, mi sento un po' vecchio, ancorché un po' più capace, ma non basta. Forse fare cose così, senza un apparente senso, senza seguito o prospettiva, a quarant'anni… fa un po' vergogna. È una recita di me stesso che nessuno mi ha imposto, e siccome non ho raggiunto neppure la dignità di riconoscimento dilettantistico delle filarmoniche parrocchiali di periferia (che almeno possono contare su una struttura), ora comincio ad essere a disagio sul serio.
A parte questo problema, che vedremo di affrontare meglio in seguito, il pomeriggio al Cavò è stato molto bello. La mamma di Andrea, il chitarrista, ha finito di leggere TRA QUALCHE ANNO e ha espresso qualche riserva su alcuni toni polemici troppo forti (esempio quello sul sindacalista) che secondo lei spezzano il ritmo del romanzo e lo appesantiscono, mettendo in imbarazzo il lettore. Le ho detto che la cosa era voluta, che era mia precisa intenzione creare quel tipo di effetto-contrasto, anche apertamente irritante. Venduti pochi libri e CD e regalati alcuni CD a individui di buona volontà. Alessandro Rinaldi, a cui ho dato copia del DVD di "Agenti immobiliari nomadi" del '94, e che mi ha consegnato copia in DVD della ripresa di gennaio al Caffè letterario, ha fatto la ripresa anche di questa replica. Altra ripresa video è stata girata da Andrea Ronchi. Sono entrambe piuttosto inguardabili, perché io sono spesso fermo, il tutto è orrendamente statico e la visione risulta noiosa e, per me, piuttosto avvilente. Pazenza. Ora però come documenti audio e video di IO SONO LO SCHIFO sono a posto. I posteri avranno di che sollazzarsi.




9 maggio. Mi ha telefonato l'assessore Ottonello, di Masone. Ha ricevuto il materiale che gli ho inviato, lo ha già visionato, a quanto pare attentamente, e ne è entusiasta. Frasi destinate a rimanere nella storia: "Siamo onorati che tu abbia scelto Masone", "Ora vediamo di essere noi all'altezza di organizzare bene il tutto", "è raro trovare tanta precisione nella compilazione di curriculum e di tutto il resto", compresi gli articoli di giornale che lo devono avere impressionato favorevolmente. Trascrivo perché erano anni che non sentivo frasi del genere da parte di un organizzatore (posso fare anche i nomi degli sparuti precedenti, giusto per tenerli a mente e non lasciarli cadere nell'oblio: Fausto Lazzari e Giuseppe Nespoli… il resto, a parte amici e collaboratori, è nebbia di apprezzamenti sinceri e lusinghieri). Abbiamo parlato delle nostre balneazioni a monte della "Cu" e lodato la bellezza del paesaggio (per inciso, lo stesso in cui avrei intenzione di ambientare un prossimo romanzo, la cui idea mi gira in testa da anni e mi è venuta in mente proprio lì). L'assessore si è detto solo preoccupato dei benpensanti masonesi, per alcuni passaggi del mio spettacolo, e ritiene di doverlo presentare in ambito "laico". Per il resto ha detto che si mette in moto. Confermato il periodo centrale fra luglio e agosto. Sono contento, valà. E anche speranzoso. La parola al futuro.




21 giugno. Mi ha ritelefonato Paolo Ottonello, assessore di Masone, chiedendomi se va bene, come data, una sera nella prima decade di agosto. Per me va bene. Poi mi ha detto che il teatro non va bene perché è troppo dispersivo (pazienza) e che preferirebbe una situazione tipo cabaret con i tavolini e la farinata. Ho solo obiettato che se la gente mangia mentre io lavoro il discorso viene di merda. Speriamo che abbia capito. Abbiamo comunque tutto luglio per organizzarci a dovere.




BERGAMO, Sabato 23 giugno, Caffè letterario. Rappresentato "NOTE DI VIAGGIO DI UN CANTASTORIE", spettacolo informale. Poco più di venti crani in sala (nella punta massima di affluenza forse 30, laddove si è incominciato a temere per l'ordine pubblico). Hanno funzionato poco le tre basi, soprattutto "Egregio non faccia l'onda!", perché gracchiavano. Non so se dipende dal cavo del lettore CD o dalle mie modifiche ai brani con Nero Wave editor, che produce audio di qualità discutibile. A parte quello il resto è andato benino: ho parlato quasi sempre a braccio ma riuscendo a non perdermi e a non dilungarmi troppo. Accettabile l'esecuzione delle canzoni ma il suono non era granché e, come al solito lì, ho dovuto sforzare la voce, con esito non del tutto felice. Alla fine è riuscita una cosa gradevole, nella quale hanno funzionato soprattutto le canzoni non comiche, perché la gente aveva voglia di tutto fuorché di ridere, quindi molto bene "Tutto il tempo del giorno" e soprattuto "Se ti avessi incontrata", che eseguivo in pubblico per la prima volta in assoluto, dopo ben undici anni dalla composizione. Presenti Adolfo e Lucia, Ermanno Battaglini, Antonino Rizzo con la ragazza, Bruno Sonzogni e famiglia, Roberto Milesi e famiglia e un'altra ragazza di terza media di San Pellegrino che non conosco, Concetta Pindilli che va definitivamente via da Bergamo, Alessandro Rinaldi (che ha filmato) con un suo amico, Sergio Villa con la compagna, due tizi che organizzano la festa dell'Unità a Zanica e hanno detto che mi vorrebbero per l'anno prossimo (solita solfa); in effetti l'anno prossimo non dovrebbe più esistere nessuna festa dell'Unità, per ovvi motivi, quindi la possibilità è saltata prima ancora che se ne potesse attendere il fallimento, come di consueto, a tempo debito. Iniziato alle 21,25, finito alle 23,15, senza mai un momento di sosta. Alla fine stanco il giusto, ma senza esagerazione, perché mi sono mosso poco, benché sia stato quasi sempre in piedi. Paga zero. Solo i 10 euro di Adolfo che ha acquistato due CD (il doppio live Spot generation, nel quale ha suonato anche lui - e che credo avesse già - e Io sono lo schifo registrato in studio).




26 giugno. Registrati al Cavò, da Dario, Io sono lo schifo e Tango del contemporaneo felice con percussioni, su base di voce e chitarra live di registrazione dello spettacolo di marzo.




25 Luglio. Fissata la data dello spettacolo di Masone. Venerdì 17 (!!) alla "Playa del Sol". Visto lo spazio. Un localone ampio e interessante, al piano terreno di una palazzina che sta di fronte al Municipio e che la Pro Loco usa per le prove della Banda del paese, per corsi di formazione e altro. Lo stanzone era usato anni fa come discoteca, un po' improvvisata ma sufficientemente funzionale. Il mio spettacolo avrà il patrocinio del Lions club della ValleStura (ingresso a oblazione per finanziamento ospedale pediatrico in Uganda a cura del dottor Michael Ochankilama) e del Comune di Masone. Non mi era mai capitata una cosa simile. Va bene che nessuno di questi ha messo del denaro ma mi fa piacere lo stesso. L'assessore Paolo Ottonello è una sagoma, molto simpatico e interessato alla cosa. Si occupano loro di locandine e manifesti murali (il mio spettacolo è l'ultimo appuntamento dell'"Agosto masonese", dopo festeggiamenti del Santo, fuochi d'artificio e altre iniziative adeguate). Va evidenziato un grande interesse manifestato da tutti.




6 agosto. Registrata intervista a Tele-Masone con l'assessore. Lunga e divertente. Belle le sovrapposizioni alle immagini della serata di Crema-Ombriano, nel 2005, con tutto il gruppo. Ora stiamo a vedere come va la serata.




MASONE (GE), 17 agosto, Teatro "Opera Mons. Macciò". Rappresentato "SPOT GENERATION 2007", che in effetti c'entra poco con quello del 2005, salvo in tre pezzi. È uno spettacolo composto da quasi tutto "Io sono lo schifo" con tre inserti di "Spot generation".
La giornata è stata convulsa, fin dal mattino, ricca di eventi e davvero divertente. Alle 10 Ci siamo trovati con l'assessore Paolo Ottonello nell'ampio stanzone della "Playa del Sol" per cercare di pulirlo e sistemarlo. Soli lui ed io. La sera prima gli avevano mandato a dire, tramite il figlio, che c'era da andare a pulire e che ci doveva andare proprio lui, come se la faccenda del mio spettacolo fosse un suo personale problema, quasi un capriccio, mi è parso di intuire.
Per telefono l'assessore aveva già iniziato a scusarsi con me, mentre mi convocava ad aiutarlo a sistemare lo spazio, e aveva asserito che Masone è il "paese dei cachi" e altre accuse di scarso acume (uso eufemismi…) a parte dei suoi concittadini preposti a preparare manifestazioni. Gli ho comunicato di non essere d'accordo: ho ben visto, nei miei travagliati trascorsi, paesi ben più "cachisti" di Masone, dove come guitto non mi ero mai potuto permettere il lusso di avere addirittura un assessore dalla mia parte. L'assessore era tuttavia abbastanza irritato per il totale menefreghismo di quelli della Pro Loco, a causa dei quali lo spettacolo era già stato rinviato dall'11 (data sistemata inizialmente a voce) al 17, per la presenza in quel locale, fino a pochi giorni prima, di una tensostruttura smontata che sarebbe stata utilizzata per la festa in piazza.
Abbiamo iniziato a pulire ma senza nemmeno sapere dove reperire scopa a paletta. Paolo ad un certo punto ha inforcato la Vespa ed è corso a cercare il presidente della Pro Loco. Tornato dopo alcuni minuti - mentre io continuavo a picchiarmi con la sporcizia sul rialzo in cemento adibito a palco - l'assessore ha comunicato, tra il contrariato e il sarcastico, che il presidente suddetto era dal dottore. Si è tentato di fare ancora qualcosa in due, poi Paolo è ripartito per cercare qualcun altro dei responsabili: avevamo bisogno di poche "cosucce" tipo l'impianto di amplificazione, i microfoni, i faretti, il mixer luci e il mixer audio, le sedie per il pubblico e i tavolini, ma a parte queste cose c'era tutto (praticamente la mia chitarra!).
Rimasto solo, ho avuto il tempo di telefonare ad Adolfo, con il quale ci eravamo sentiti la notte prima via SMS: lui mi ha chiesto conferma di data, luogo e ora della serata, io ho risposto intimandogli di portare con sé almeno un'armonica e accompagnarmi in maniera estemporanea. Adolfo ha risposto possibilista ma mi ha comunicato che il suo cane stava molto male e la sua presenza al mio spettacolo del giorno dopo, in scena o in platea, sarebbe dipesa dalle condizioni della bestiola. Nella mattinata del 17 quindi l'ho chiamato e mi ha detto di essere dal veterinario, il quale avrebbe fatto di lì a poco una specie di dialisi al cane per consentirgli di tirare avanti ancora qualche giorno senza sofferenza; la cosa, mi ha detto, si stava protraendo così da un po' di tempo. Al termine dell'intervento, intorno a mezzogiorno, lui e Lucia si sarebbero messi in viaggio, da Crema, per raggiungermi.
Confortato dalla quasi certa presenza di Adolfo mi sono rilassato fumando un toscano e guardando il letto profondo, roccioso e severo del torrente Stura nel punto in cui scorre sotto i ponti in salita che collegano il paese basso di Masone al centro storico arroccato sulla collina, sotto quello che era un tempo l'ampio castello. Mi sono sentito bene, niente era in grado di smuovere il mio buon umore; una serenità dolce si univa alla dolcezza della tarda mattinata di quasi fine estate, con cielo parzialmente velato intorno a squarci di azzurro e sole a tratti ma ancora potente. Pensavo in continuazione - però con calma, senza alcuna frenesia o aspettativa - che ero a Masone, diamine, un vero luogo dell'anima, e di lì a qualche ora avrei cantato alcune mie canzoni, in un modo o nell'altro, davanti a qualcuno che riteneva la mia presenza lì, per svariati motivi, quanto meno interessante.
Passati alcuni minuti ecco arrivare nel cortile davanti alla Playa del Sol un camioncino carico di sedie in plastica e di molto altro materiale; per poche frazioni di secondo soltanto ho pensato che si trattasse di roba utile al mio spettacolo, in quanto subito dopo, la mia grande capacità di percepire il dato realistico (che nelle mie cose è sempre peggiorativo), mi ha fatto comprendere che si trattava degli oggetti utilizzati per la festa, terminata ormai, che venivano scaricati nel luogo preposto alla mia esibizione… a mo' di magazzino, tensostruttura compresa. Praticamente il motivo per il quale, di comune accordo (Pro Loco, Comune, Lions Club ed io), avevamo deciso di rinviare la data prefissata dell'11 al 17, persisteva nuovamente a poche ore dalla rappresentazione! Nessuno ci aveva, o peggio, nessuno aveva avvertito l'assessore Paolo che quegli stessi materiali sarebbero stati, una volta smontati, riposti nella Playa del Sol ad ingombrare di nuovo quasi completamente lo spazio.
Ho visto tornare la Vespa dell'assessore, giù per la discesa che dal parcheggio davanti al Municipio scende verso la spianata con pista di pattinaggio antistante la Playa del Sol; Paolo gesticolava facendo ondeggiare minacciosamente il casco e diceva parole ad alta voce rivolto agli operai che stavano scaricando i materiali dal furgoncino. La sua rabbia era evidente ma riusciva ancora a mantenere squisitamente ironico il proprio disappunto. Non se la prese, naturalmente, con gli operai, che continuarono il loro lavoro indisturbati, ma mi disse forte le parole che speravo esattamente di sentirgli dire fin dall'inizio: "Basta, ce ne andiamo in teatro!"
Il teatro è esattamente di fronte, al livello della strada; parrocchiale ma imponente e vetusto, con una splendida facciata a ridosso del ponte in salita che scavalca lo Stura. Ho caricato chitarra e tutto il resto sulla macchina e, con l'assessore che continuava a bofonchiare con vigore crescente ma anche con lucido risentimento, ho riportato la macchina su dalla salita e l'ho fermata, poche decine di metri più in là, davanti all'ingresso artisti del teatro. Gli operai mi hanno chiesto se c'era qualche problema ma io, subodorando l'elettricità che stava facendo salire la tensione, ho detto che non c'entravo e che avrei fatto lo spettacolo ovunque mi avessero detto di farlo. Ero sincero, ho voluto regalare lo spettacolo a Masone e lo spettacolo non era una cosa mia, non morivo dalla voglia di farlo per me. Io, caso mai, morivo dalla voglia di stare quella giornata a Masone e ormai ci ero riuscito, nulla poteva scalfirmi, spettacolo o no.
Tante volte, in altri posti, mi era capitato di trovarmi in situazioni di simile disinteresse per la mia proposta artistica e ne avevo fatto una malattia, me l'ero presa: pensavo alla sagra della porchetta di Rovetta, nel 1998, con gente annebbiata dalla Sangria; pensavo alla strada di Boltiere, nel 1997, dove sotto il palco non avevano messo neppure una sedia e la gente, non sapendo dove stare, arrivava e se ne andava, come l'assessore di quel posto che, dopo essere stato nel bar, a bere, per tutta la durata dello spettacolo, alla fine mi è venuto a dire, vistosamente alterato dall'alcool, che non ero piaciuto; pensavo al Cenacolo della Commedia di Crema (ad onta del nome un'anonima pizzeria) dove nel 2002 non avevano neppure comunicato alle persone che mangiavano la pizza che ci sarebbe stato uno spettacolo teatrale, e il pizzaiolo mi aveva fatto sentire un intruso per tutta la sera. Questa volta no. Ero tranquillo e felice. Forse perché era già tanto incazzato l'assessore che aveva creduto fin dall'inizio nel progetto che mi sentivo in qualche modo tutelato, protetto, considerato.
Mentre portavo in teatro la mia roba, giunsero malauguratamente (per loro) i responsabili della Pro Loco. L'assessore Paolo li ha investiti in maniera, per me, assolutamente imbarazzante. Li ha fatti a fettine, ha detto loro che non si può fare la Pro Loco se si è degli incompetenti e degli asociali, ha detto ad uno, un ragazzo che era presente quando, in luglio, abbiamo preso accordi su data e luogo della rappresentazione, che era stufo dei suoi atteggiamenti da "principino" (il tipo, beninteso, non mi era piaciuto fin dall'inizio, un classico giovinastro un po' snob, presuntuoso e saccente, ma… siccome ero a Masone mi ero sentito contento anche di lui!). Insomma, l'assessore l'ha messa giù durissima, sentendosi preso in giro nel suo ruolo e accusandoli di aver trattato male anche me che proponevo uno spettacolo di qualità del tutto gratuito, occasione che non avrebbero dovuto lasciarsi sfuggire, secondo lui, perché di simili non ne capitano molte, invece di prenderla così alla leggera e non darvi la minima importanza.
Io ero a disagio ma non tanto da non apprezzare, più per lui che per me, quelle parole sacrosante che tante volte avrei voluto dire io, in altre situazioni ma per motivi spesso simili, e non l'ho potuto fare un po' perché avrei parlato pro domo mea (e non è la stessa cosa, è di cattivo gusto) e poi perché non avevo mai avuto alle spalle un Comune che mi difendesse per un interesse… "comune". Paolo era sul palco e tuonava, quelli della Pro Loco erano in platea e si beccavano i rimbrotti in silenzio e a testa bassa, senza riuscire a ribattere; io ho salutato con un sorriso un tipo simpatico di Tele Masone, un certo Giuseppe, che ho conosciuto la sera dell'intervista e che si era offerto con entusiasmo di venire a fare le luci, o la ripresa televisiva dello spettacolo. Ho saputo poi che lui è molto amico di uno di quelli della Pro Loco, uno che stava sudando sotto i latrati dell'assessore furioso, e si è risentito, per cui, nonostante fosse interessato, non è poi venuto a vedere lo spettacolo; la cosa mi è dispiaciuta.
La sfuriata è durata parecchi minuti, durante i quali mi affannavo a portare le mie cose sul palco e cercavo di non guardare in faccia quelli che venivano cazziati, con un misto di dispiacere nei loro confronti ma anche di consapevole punizione silente per la loro scarsa considerazione del mio lavoro. Non ho rivolto loro parola, nonostante non nutrissi rancore nei loro confronti; erano solo gli ultimi rappresentanti del disinteresse aprioristico, preventivo quasi, al quale sono spesso andato incontro in questa disgraziata mia carriera di cantore fallito. Li punivo con il mio silenzio e con il mio non guardarli ed era troppo facile, perché per me parlavano le parole gridate dell'assessore, sempre più cianotico ma ancora lucido e determinato.
Quante volte non avevo avuto nessuno disposto a prendere le mie difese, e non ero neppure a Masone, non ero neppure in un luogo dell'anima che mi consentisse serenità e gioia. E poi questa volta non mi interessava di me; mi interessava, davvero, fare un bello spettacolo per la gente, poca o tanta che fosse stata, e di riuscirci nutrivo una certezza incrollabile, forse l'unico punto fermo conquistato grazie all'esperienza ventennale, alla fiducia nei miei mezzi e nella bontà della mia proposta, alla tranquillità di essere finalmente in uno dei miei paesi con un po' di interesse intorno. Probabilmente per l'ultima volta.
Il teatro era tanto bello fuori quanto dentro: grande, con platea e galleria per un totale di quasi 400 posti, poltroncine in velluto rosso, comode, un palco sufficientemente ampio e completo di elegante sipario, impianto di amplificazione, mixer audio e mixer luci, due file di faretti frontali esterni, colorati, e tre file di faretti spioventi dall'alto, all'interno dello spazio scenico, il tutto regolato da un mixer perfettamente funzionante, con il quale, all'uscita di quelli della Pro Loco (bastonati il giusto), ho tentato di prendere confidenza divertendomi notevolmente. Poi ho collegato chitarra, microfoni e lettore cd per le basi all'impianto e ho fatto qualche prova. Unico difetto: un notevole rimbombo al suono, un ritorno fastidioso di parole e note che, dal punto di vista acustico, avrebbe fatto inorridire Dario, se ci fosse stato. Ma Dario era alle prese con i postumi di una brutta polmonite e anche, per fortuna, alle prese con il suo secondo bambino, nato da tre mesi. Altrimenti ci sarebbe stato anche lui e la festa sarebbe stata completa.
L'assessore, per smaltire l'incazzatura, si è dato febbrilmente ad un lavoro di preparazione del teatro per la serata: ha spazzato, passato l'aspirapolvere, tolto quello che non serviva… andava avanti e indietro come un forsennato, sembrava di vedere un cartone animato; in un quarto d'ora la sala del teatro era linda e accogliente. Poi si è messo ad affiggere i miei manifesti e ha allestito una bacheca con riproduzione di articoli di giornale dei miei spettacoli, che ha posizionato fuori, davanti all'ingresso del ridotto.
Ci siamo salutati per darci appuntamento al tardo pomeriggio ed io, guidando verso casa, nei quattro chilometri che separano Masone dal mio paese, mi sono sentito stanco e contento, perché la soddisfazione di fare un qualsivoglia lavoro nella mia valle è sempre stato un mio sogno e la sua minima realizzazione, ancorché così tanto occasionale e irripetibile, mi ha fatto sentire bene. Per chi vive lontano dai suoi posti, una vacanza non basta. La cura per il cuore sarebbe proprio quella di spendere energie professionali che solitamente riserva per luoghi altri da quelli ai quali è legato. Una vacanza non basta all'emigrante, all'esiliato, al confinato.
Poco dopo l'ora di pranzo mi telefona Adolfo. Mi dice che è in teatro e sta vedendo la mia chitarra già pronta sul palco. La situazione comincia ad assumere i contorni del mito. Non c'è stato nemmeno bisogno di spiegargli dov'era un paese che lui non aveva forse mai neppure sentito nominare; non c'è stato nemmeno bisogno di spiegargli che, nel corso della mattinata, era successo di tutto per cui lo spettacolo non si sarebbe più fatto alla Playa ma in teatro. Lui ha seguito il suo fiuto e, prima ancora che io potessi pormi il problema di dargli delle spiegazioni, era già arrivato al traguardo. Gli ho detto di raggiungermi a casa (ha seguito la provinciale). In pochi minuti ha conosciuto i miei, la mia casa, il mio paese e anche la mia ultima bambina di quasi tre mesi; poi con Lucia sono scesi al mare, che dista una mezzora di autostrada, per trascorrervi il pomeriggio. Appuntamento per le 19 in teatro, onde fare qualche prova insieme. Ha tentato, blandamente, di dirmi che non se la sentiva di accompagnarmi ma io ho capito che in realtà ne aveva voglia, anche se non suonava più da quasi due anni. Che importa? Ho detto: facciamo una prova. Le canzoni le sai quasi tutte; è impossibile che vada male.
Ho trascorso il pomeriggio tentando di riposare e mi sono rasato barba e quel che resta dei capelli in giardino, con lo specchio sul tavolino, pennello e schiuma, al sole. Una goduria indicibile.
Alle 19 Lucia e Adolfo erano già davanti al teatro. Abbiamo aspettato che qualcuno venisse ad aprirci. Adolfo (quello che diceva di non sapere se era il caso che suonasse con me) stava ripassando testi e accordi delle mie canzoni sul suo copione personale, che si era portato dietro con ammirevole professionalità e puntualità. Abbiamo parlato del cane, che è arrivato quasi al termine del suo viaggio di vita. Adolfo stava cercando di rendergli più dolce possibile la morte; la cosa mi ha intristito vieppiù, e si rivelerà simbolica di molte cose, a più livelli. La presenza di Adolfo in questa mia serata avrebbe contribuito a rendere più dolce anche un'altra fine, e sul fatto che potesse riuscire non avevo alcun dubbio, perché il mio spettacolo era ormai forte e lui bravissimo a suonare.
Qualche minuto dopo è arrivato ad aprirci, neanche a dirlo, l'assessore, altro fantastico, commovente, fautore inconsapevole di questa eutanasia. Siamo entrati, abbiamo cominciato a provare, io ho smanettato con le luci (che avrei dovuto curare personalmente, almeno sull'inizio dello spettacolo) e verso le 20 passate, mentre già arrivava gente e i faretti davanti all'ingresso del teatro erano accesi sui miei manifesti, siamo corsi a casa per la cena. C'erano già alcuni amici portati, con lungimiranza, da mio suocero apposta per vedere il mio spettacolo (evento raro in Liguria). Io non ho cenato. Mi sono preparato e ho fatto ritorno con le bimbe, Alice ed Elena, in teatro, per non perdere tempo, lasciando gli altri alle ricche libagioni e mia moglie all'allattamento di Irene, particolarmente nervosa quel giorno (sentiva senza dubbio l'importanza dell'evento).
Giunto in teatro ho notato grande movimento, la sala era già pienotta da un pezzo; a me dà un po' fastidio la troppa puntualità del pubblico, oppure quando arrivano con largo anticipo, ma quella sera erano tutti scusati perché sui manifesti murali di informazione sui diversi appuntamenti previsti dal programma della festa, accanto al titolo del mio spettacolo c'era una scritta sibillina e di difficile interpretazione, qualcosa come "a partire dalle 21.00", ben strana dicitura per uno spettacolo teatrale… non itinerante! Si è scherzato a lungo con Paolo su quel refuso. Comunque la gente, nel dubbio, deve aver ritenuto opportuno presentarsi al più presto, al fine di non correre rischi.
Ho scambiato due parole, nel ridotto del teatro, con un rappresentante dei Lyons che ha seguito l'iniziativa anche nella fase preparatoria: un mio amico d'infanzia, ingiustamente dimenticato, ma solo perché di alcuni anni più grande di me; in effetti quando lui, da bambino, veniva a giocare dalle nostre parti, a Campoligure, io dovevo avere cinque o sei anni e certe cose le ricordo, comprensibilmente, come avvolte in una nebbia. In ogni caso il suo nome l'ho ricordato da subito, Simone, e quando mi si è presentato l'ho associato immediatamente alla corretta, anche se un po' fumosa, immagine della mia infanzia. Quella sera era l'addetto al controllo delle oblazioni per lo scopo benefico della serata (l'ospedale psichiatrico ugandese di un bravo medico dal cognome semi-impronunciabile) e mi ha gustosamente reso edotto sulla tirchieria di alcuni facoltosi individui della valle, avvezzi ad "oblare" con bottoni, bulloni, rondelle di ferro e quant'altro (solo i più illuminati tra loro inseriscono nel cestino le vecchie monete da 500 lire, almeno simili nella fattura ai 2 euro). Gli ho dato indicazioni sulla vendita di libri e CD che avevo messo in bella evidenza su un tavolo davanti all'ingresso della sala ma, per la cronaca, a fine serata nessuno aveva comprato nulla. Comprerà alcune cose, per un totale di 20 euro (il mio incasso della serata), lo stesso assessore Paolo - corretto fino al martirio - per destinarle alla biblioteca civica. Sono contento che presso la biblioteca di Masone, come anche presso quella di Campoligure, ci sia qualcosa di ciò che ho fatto io. Sono soddisfazioni anche queste.
Quando l'assessore mi ha dato il via, mi sono recato (da solo perché ancora Adolfo non si vedeva) sul retro per accedere al palco dall'ingresso artisti, mentre lui stesso e il dottor Poli (mio dentista e amico da vent'anni), a sipario aperto e con le luci in sala, introducevano la serata spiegandone i motivi, sia artistici che benefici. Hanno detto belle parole su di me. Ho detto qualcosa anch'io, per salutare la gente, ringraziare tutti e motivare la mia presenza lì, quanto la mia voglia di esserci. La platea era abbastanza piena, nessuno aveva di che lamentarsi. Il rischio, paventato all'inizio dall'assessore, di ritrovarci in pochi e spauriti in un teatro così grande si è rivelato piuttosto infondato. Alla fine mi avrebbero detto che c'erano più di 140 persone e per Masone (parole di Paolo) è come averne duemila in qualunque altro posto, ma non credo che le cose stiano proprio in questi termini iperbolici.
In extremis è giunto Adolfo che ha occupato la posizione prestabilita sullo spazio scenico, in compagnia della sua fedele cassa ricolma di ogni ben di Dio strumentale (armonica, kazoo, flauti in varie tonalità, sax e molto altro che non ho fatto in tempo a vedere ma, mentre cantavo, avrà senz'altro utilizzato). Io intanto facevo mente locale sulle luci: avrei dovuto spegnere quelle in sala, lasciare accese quelle colorate ma col potenziometro basso per creare la penombra iniziale, poi via via tirare su man mano che procedeva l'introduzione registrata. Quanto a quest'ultima, ho utilizzato quella registrata dal vivo al Caffè letterario di Bergamo nel marzo del 2005 per Spot generation originale, dopo aver lavorato al computer, in modo maldestro (ma i miei mezzi sono quelli che sono e vanno bene così) all'eliminazione delle parti parlate che spesso si sovrapponevano alla musica, quindi operando tagli criminali che però Adolfo, suonando in scena sul supporto, ha contribuito ad intiepidire. Il peggio l'ho comunque fatto io, una volta entrato in scena, sbagliando non solo gli attacchi, che dovevano essere calcolati quasi al secondo per non anticipare o ritardare rispetto alle ripartenze della base, ma anche le cose che dicevo: ho bruciato un paio di battute, tra cui quella del "cane" e del "welfare" e, siccome non mi venivano le parole esatte, ho un po' improvvisato, invero con scarso danno per l'immagine d'insieme che è comunque risultata efficace.
Da lì in avanti non ho sbagliato quasi più nulla; non ho mai avvertito tensione né preoccupazioni di sorta, solo lievemente infastidito dal ritorno rimbombante dell'acustica, che mi ha costretto a parlare e cantare un po' più lentamete del solito per evitare che le parole e le note si accavallassero, e dalla chitarra che ad un certo punto ha pensato bene di scordarsi e mi ha impedito di calcare l'accento su alcuni passaggi armonici.
Lo spettacolo è filato via liscio e in una bella atmosfera, impreziosito magistralmente dalla capacità di Adolfo, non solo nel suonare, ma anche nell'aspettarmi, data la mia concezione "futurista" del tempo musicale che prevede attacchi e pause condizionatamente all'umore del momento, alla temperatura emotiva, alla voglia estemporanea di calcare la mano su un passaggio o glissare su un altro, foss'anche una battuta o una strofa cantata, come si trattasse di recitazione e non di canto. È che mi viene così, e mi piace. Ma il buon Adolfo, conoscendomi, non si è affatto preoccupato e mi ha assecondato per tutta la durata dello spettacolo.
La gente ha riso molto sul dialogo con base del "Servizio ricerca clienti telefonici" e sulla battute di "Lo schifo è quando", ma anche le canzoni, benché ascoltate con maggiore serietà, sembra siano state apprezzate.
Come bis ho fatto la "Serravalle" (monologo e canzone), dedicandola al dottor Poli e a quanti la ascoltavano divertiti quindici anni fa. Ero nel posto giusto, per quel pezzo che invece in Lombardia non ha mai funzionato. Subito dopo Adolfo, sempre attento, avendo sbirciato sulla scaletta che prevedeva eventualmente anche l'esecuzione di un altro pezzo archeologico come "Storia di cacciatori e di cinghiali", è sceso a mia insaputa in platea per suggerire a Lucia di richiedermela come secondo bis, e così è avvenuto. Mai scelta fu più felice, in quanto il suddetto pezzo, con la sua introduzione, riguarda proprio quei posti e anche, diciamo… persone che molta gente presente quella sera conosceva! Per cui l'esecuzione è stata salutata da risate e commenti successivi. Dopo i saluti, Poli e il papà di Rosanna sono venuti a dirmi di aver capito tutto, di ricordare a chi mi riferivo, con la storia del cacciatore della domenica che spara ad un altro, fingendo di averlo scambiato per un cinghiale, in quanto gli aveva scopato la moglie. Mi hanno detto entrambi di conoscere la storia; l'unica cosa che non ricordavano era che andasse a caccia! Invece andava proprio a caccia.
Alla fine abbiamo tirato le somme: le oblazioni hanno fruttato quasi 300 euro. Quelli dei Lyons mi hanno invitato alla cena con il dottor Michael, che sarebbe però avvenuta in settembre, quando cioè io sarei già stato a Bergamo e impossibilitato a muovermi per vari motivi. Abbiamo scambiato ancora qualche parola con l'assessore, soprattutto in merito agli attriti con la Pro Loco, e ci siamo fatti un po' di risate. Ho saputo che, nell'atmosfera di frizione generale, anche i tizi di Tele Masone hanno litigato tra loro circa le riprese video dello spettacolo, che comunque sono state fatte e mi sarebbero state consegnate qualche giorno dopo in CD. Mi dispiace un po' che le cose siano andate così, avrei preferito una situazione di armonia generale e completa; essere responsabile, anche se indirettamente, di attriti è l'ultima cosa che avrei voluto, specie in una giornata e in un'occasione come questa.
Lucia ed Adolfo si sono rimessi in macchina per tornare a Crema. Sono loro grato che abbiano fatto tanta strada per venire ad aiutarmi e sono felice che Adolfo abbia suonato ancora con me, specie dopo molto tempo che non si esibiva con gli strumenti.
Masone è un paese straordinario, ha avuto anche il triste onore di vedere e ascoltar cantare per l'ultima volta nella sua vita il povero Augusto Daolio nel corso dell'ultimo concerto fatto dai Nomadi con lui vivo. Il più recente concerto del grande gruppo in questo paese è stato fatto (c'ero anch'io) nel luglio del 2006, proprio nella stessa piazza dove 14 anni prima aveva cantato Augusto, ormai gravemente malato e cieco.
Masone è un paese eccellente ed è un mio luogo dell'anima. Forse, nel mio piccolo, non poteva esserci conclusione migliore.

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