Diario serate 2010 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

Vai ai contenuti

Menu principale:

Diario serate 2010

Il teatro > Come in un diario (appunti serate dal 2002)

IL TEATRO > COME IN UN DIARIO: appunti redatti a caldo su ogni singola serata a partire dal 2002

2010



spettacoli
"PIRATA PER UN QUARTO D'ORA"

"STORIA DI UN CANTAUTORE:
FABRIZIO DE ANDRE'"

"NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO GABER"

"IL MONDO DI ROBERTO VECCHIONI"


Lunedì 11 gennaio 2010, Il Caffè letterario di Bergamo "STORIA DI UN CANTAUTORE: FABRIZIO DE ANDRE'". Serata ottima. Locale stracolmo, nonostante la serata feriale, tra l'altro abbastanza fredda. La novità è che mi sono portato mixer e reverb processor, il mio ottimo microfono da quattro soldi dell'Iper, che ha funzionato meglio di quelli messi a disposizione dallocale, e che ho suonato e cantato con le cuffie. Finalmente mi sentivo piuttosto benino, a parte alcuni alti e bassi di audio. Al mixer mi ha dato una mano Alessandro Rinaldi che, dove ha potuto, ha tamponato migliorando il suono. È successo comunque di nuovo che, ad un certo punto, la voce si è fatta cupa e si sentiva pochino in sala, per lo meno dal bar dove era assiepata ancora parecchia gente. In sala mi hanno detto di aver seguito tutto senza problemi. Sentendomi in cuffia mi pare di essere riuscito ad eseguire molto meglio le canzoni e di aver suonato benino, soprattutto i pezzi con chitarra classica dove ho sbagliato quasi nulla. Può migliorare ancora, perché ad esempio la chitarra ad un certo punto la sentivo solo da un'orecchia in quanto avevo un cavo su una sola delle due entrate. Siamo però sulla strada giusta. Questa volta sono riuscito a non innervosirmi nell'esecuzione perché non avevo l'angoscia di dover gridare certe note per farmi sentire, come successo altre volte al Caffè letterario a scapito dell'interpretazione e della limpidezza delle tonalità da prendere. Mi pare sia riuscito bene anche l'attacco bassissimo di "Quello che non ho"; sentendomi in cuffia mi è venuto facile, poi sentirò la registrazione per verificare se la sensazione era corretta. L'amico di Alessandro Rinaldi, che si chiama anche lui Alessandro, ha videoripreso l'intera serata e Rinaldi ha registrato dal mixer, quindi qualcosa di buono si potrà sentire, probabilmente. Il fatto di avere la cuffia mi ha piacevolmente isolato dall'eventuale baccano del bar, che non ho affatto sentito ma mi pare che fosse meno di altre volte, anche perché era sovrastante il numero di persone accalcate in sala, che creava un muro. Attenti ed entusiasti più o meno tutti. Molti i miei allievi ragazzini del Mascheroni, quasi tutti con genitori e numerosi amici al seguito. Presente la solita delegazione di colleghi di San Pellegrino (Patriza, Ermanno, Cristina), del Mascheroni (Gervasoni e quello di scienze che non ricordo mai come si chiama, la segretaria Milena), del Suardo di un secolo fa (il grande Savino Sanna); presenti le maestre di mia figlia Elena (Ester, Lina, Matilde); presente Mario Da Polenza con fidanzata e tantissimi altri conosciuti che adesso non riesco proprio a ricordare e tante persone mai viste. Un tipo corpulento dalla gran barba bianca, produttore di vino sopra Nembro, mi ha proposto una serata cantautori da fare per la biblioteca di Nembro. Intanto con Patrizia abbiamo fissato la serata Gaber (identica a quella del BOPO di Ponteranica) da fare sabato 6 febbraio. Insomma, la macchina si è rimessa in moto a pieno regime, per l'ultima volta. Un gran canto del cigno. L'idea delle serate progressive di congedo sta funzionando, come avevo comunque previsto. Battiamo il ferro caldo più che possiamo.
L'esibizione è durata dalle 21 alle 22.45 senza nessuna sosta. Misurate le parti parlate, tutte a braccio (non mi andava di controllare quello che avevo da dire sugli appunti, anche perché sarebbe venuta una cosa lunghissima). Ho comunque tagliato molti dei pezzi previsti in scaletta, rispettandola, come da tradizione, solo per la prima parte, nelle prime tredici canzoni, poi visto che il tempo stringeva, ho iniziato a tagliare sulle canzoni che mi andava meno di fare. Questa la sequenza: Bocca di rosa, Creuza de ma, Il gorilla, Andrea, A dumenega, La città vecchia, Via del Campo, Il ritorno di Giuseppe, Il sogno di Maria, Un giudice, Quello che non ho, Hotel Supramonte, Canzone del maggio, Amico fragile, Don Raffae'. 15 brani soltanto ma eseguiti in maniera a mio avviso soddisfacente, e con pezzi parlati gustosi, fluidi, comunicativi e ironici. Mi venivano rapide la parole, non ho bofonchiato troppo, perché avevo tante cose da dire ma anche la voglia di dirle in fretta per poi cantare. Livello di soddisfazione particolarmente alto.




Sabato 6 febbraio 2010, Il Caffè letterario di Bergamo "NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO… GABER". Serata buona. Locale notevolmente pieno. Come l'altra volta suonato con cuffie, che anche in piedi non mi hanno dato fastidio più di tanto. Meglio l'esecuzione dei brani con chitarra acustica (la classica ha un brutto suono e dovrò provvedere, ma non ho avuto tempo per provare prima dello spettacolo perché fino alle 19.30 c'era la presentazione di un linro e quando sono tornato, causa parcheggio introvabile, erano già le nove passate e la sala si era ormai riempita. Sbagliato alcune intonazioni e anche qualche accordo. Pubblico attentissimo e coinvolto ma freddino, laddove per certe canzoni poteva lasciarsi andare un po' di più. Non c'è stato comunque disturbo dal bar, forse anche questa volta perché era talmente pieno che il pubblico faceva da argine alle intemperanze degli avventori disinteressati alla proposta spettacolare. Eseguita la nuova LA FORD ESCORT, già fatta a novembre nella serata Vecchioni, e sembra che funzioni. È sicuramente facile e di presa. Di Gaber ho fatto: BAMBINI G, UN'IDEA, LO SHAMPOO, LA LIBERTÀ, I BORGHESI, FAR FINTA DI ESSERE SANI, IL GUARITO (per la prima volta), E GIUSEPPE?, CHIEDO SCUSA SE PARLO DI MARIA, QUELLO CHE PERDE I PEZZI, L'ODORE, LA NAVE, I REDUCI, LE ELEZIONI, QUANDO LO VEDI ANCHE, PRESSIONE BASSA, L'ULTIMO UOMO, IL DILEMMA, L'EQUAZIONE, C'È UN'ARIA (per la prima volta), IL CONFORMISTA. Tolte in corsa diverse cose che avevo previsto, come il monologo CORTESIE PER GLI OSPITI e altre canzoni che a Ponteranica avevo fatto, perché ormai le due ore erano andate e il livello di concentrazione era stato così alto che non poteva durare. Presenti molti ragazzi delle prime del Mascheroni, alcuni con relativi genitori (in alcuni casi solo i genitori), ancora qualche altro collega, le maestre della Elena, Battaglia di Nembro e moltissimi altri che non conosco. Andrea Pellegrinelli di 1° B ha scattato molte foto e fatto qualche filmatino, mentre Alessandro Rinaldi e il suo amico, Alessandro anch'egli, sono arrivati in ritardo ed hanno iniziato a videoriprendere a serata abbondantemente iniziata.




Sabato 13 marzo 2010, IL BOPO di Ponteranica "PIRATA PER UN QUARTO D'ORA". LA PRIMA. Molta gente; lo spettacolo funziona parecchio bene, anche grazie alle due prove generali, l'una effettuata in una saletta dell'Accademia della Musica e l'altra proprio nel posto della rappresentazione anche se in una saletta piccola e non nello spazio spettacoli davanti al bar (cioè "nel" bar). Durante le due prove Alessandro Rinaldi ha registrato molto bene tutto al computer e, con un minimo di rielaborazione correttiva, sono riuscito a ricavare una registrazione di 79 minuti che sta giusto in un CD e che contiene l'intero spettacolo, completo di tutto salvo un breve taglio, operato ad arte, nella sigla finale. Ho iniziato con sul cranio una bandana nera da delinquente d'altri tempi, con coda lunga sul retro che puntualmente mi si incagliava nella tracolla della chitarra. Unico arredo scenico l'ottimo baule piratesco alle mie spalle, che in futuro spero di utilizzare di più, riempiendolo di oggetti simbolici che possano sottolineare alcuni aspetti della rappresentazione. Male il suono, o almeno il mio ritorno di suono. Non so da cosa dipenda, forse dai microfoni o dal fatto che le casse erano troppo vicine (ma d'altra parte in qualche modo dovevo sentire le basi per riuscire a cantare). La voce me la sentiva brutta, sempre cupa, tendente alla distorsione, ma, come al solito, mi hanno detto che invece la gente sentiva piuttosto bene, e infatti ha seguito senza problemi l'intero spettacolo. Logicamente dover stoppare la base alla fine di ogni pezzo mi fa smarrire un po' di senso magico dello sfumare delle canzoni, con la musica delle basi in dissolvenza, perché invece di concentrarmi sull'atmosfera stavo impalato davanti al lettore, con il microfono in mano e con l'orecchio teso a capire quando avrei dovuto mettere in pausa. In un'altra vita avrò un fonico che si occupa di questo e di far partire le basi al momento giusto, cioè un attimo dopo la fine dei monologhi, ma si tratta di un disagio ampiamente previsto. Devo ammettere invece che non si è verificato quanto avevo temuto, cioè che potessi perdere concentrazione per il fatto di essere davanti al bancone del bar e in un ambiente tendente alla dispersione. Sono riuscito a non sbagliare niente per più di metà spettacolo e, anche se non godevo nell'esecuzione dei brani, riuscivo a cantarli senza grossi problemi. In fondo il ritorno di attenzione e di entusiasmo non è mai venuto meno. Sbagliato una strofa (forse saltata, ma è andata bene così) su MEGLIO L'IPOCRISIA (come previsto da Alessandro, visto che avevo sempre sbagliato lì, anche in prova) e poi saltato qualcosa sulle ultimissime canzoni, in particolare sul PIRATA finale dove ho inventato un paio di battute e ripetuto mezza strofa già fatta e mezza altra… più o meno inventata, ma cominciavo ad essere stanco e comunque, a quel punto, la cosa era ormai andata ampiamente in porto, con l'entusiasmo manifesto dei presenti, in particolare del gestore Graziano che mi ascoltava con interesse, tra una portata e l'altra, tra un caffè, un servizio ai tavoli e una telefonata (infatti ad un certo punto è squillato il telefono del bar che aveva un suono molto acuto e mi ha fatto sballare un'intonazione e il tempo - io vado fuori tempo già da solo, se ci si mette anche un telefono è la fine - ma senza grosso panico). Le basi si confermano comunque belle e lo spettacolo è pronto e definitivo così; d'altra parte è in gestazione da giusto nove mesi e il parto si può dire perfettamente riuscito. Considererei definitiva la piccola modifica di anticipare la coppia monologo-canzone ARISTARCO SCARTAFACCIO e L'UOMO SOPRAMMOBILE prima del GATTO MAMMONE, che sta giusto bene nel sottofinale, prima della coppia monologo-canzone conclusiva. Alessandro Rinaldi ha collaborato con me in tutto, con la sua consueta determinazione, cercando di migliorare come poteva il suono e gestendo i mixer (il mio e quello del locale) con grande dedizione. Il suo amico Alessandro (non ricordo mai come si chiama di cognome, forse Colleoni) ha filmato dal lato alla mia sinistra l'intera rappresentazione. Certo mi sono mosso poco perché altrimenti fischiava tutto, così non ho potuto girare con il microfono in mano sui brani in cui era previsto che io la facessi. Sono rimasto piuttosto fermo, stretto tra il muro e l'asta del microfono perché non potevo spostare nulla, ma non ero certo imbalsamato. In particolare mi sentivo davvero sciolto e credo di aver sorriso più del solito, anche se in qualche pezzo cantato tendevo a chiudere gli occhi più per non farmi distrarre da ciò che vedevo accadere davanti a me (col rischio di sbagliare le parole) che per altri motivi. In teatro si ha il vantaggio dei riflettori negli occhi che non ti fanno vedere nulla, ma nemmeno io so se poi mi piaccia non saggiare le espressioni di chi mi sta di fronte. Sono in fondo abituato più così che alle atmosfere puramente teatrali. Agitazione praticamente zero, nemmeno all'inizio. Tranquillità assoluta, solo un po' di nervosismo per il suono che mi arrivava falsato nella resa. Comunque le basi le conosco talmente bene che sono riuscito, pare, ad ovviare ad alcuni problemi di acustica (mia). Presenti: molti allievi di 1°G (più di metà classe) con alcuni genitori, Sara, che ha cambiato scuola, con mamma e sorellina simpaticissima, Michelle, Francesco e Alessandro Petrizzi (che tornava a sentirmi dopo molti anni), Mario Da Polenza e la sua ragazza, Milena la meravigliosa segretaria con un'amica (che si distraeva e "la" distraeva… tenerlo a mente per il voto in condotta), Savino Diana, Sergio Villa e signora, Claudio Capolino con moglie e figlia, tutto il gruppo di Zogno (i Turcia e i Sonzogni), Adolfo e Lucia, la collega bionda e simpatica del Mascheroni con il marito, Riccardo Radici con la mamma, una ragazza che ho salutato calorosamente perché ne ricordavo il viso ma non saprei proprio dove andare a pescare nel mio passato (forse un'allieva di tanti anni fa), più tantissimi altri che non ricordo per un totale di oltre cento persone. Segnalate in borderò SIAE tutte le 12 canzoni depositate. Ora il 10 aprile a Zanica e il 16 aprile ad Alzano.




Venerdì 9 aprile 2010, Il Caffè d'Autore di Nembro "NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO… GABER". Serata ottima. Bello il locale. Un ristorante con annessa saletta raccolta ma spaziosa, con grande scaffale ricco di libri, divanetti e tante sedie, tutte riempite fin dall'inizio per un totale di 60-70 persone, e sinceramente più di così non ce ne sarebbero entrate. Mi hanno dotato di un amplificatore unico, tutto incorporato che diffondeva piuttosto bene il suono, e non ho avuto grossi problemi. All'inizio solo la voce, che mi si è un po' abbassata in questi ultimi giorni, mi ha dato alcune difficoltà nel prendere alcune note ma una volta scaldata le cose sono filate via piuttosto lisce. Benissimo il livello di comunicazione fin dall'inizio.notevolmente pieno.
Scaletta: BAMBINI G, UN'IDEA, LO SHAMPOO, LA LIBERTÀ, I BORGHESI, FAR FINTA DI ESSERE SANI, IL GUARITO, E GIUSEPPE?, CHIEDO SCUSA SE PARLO DI MARIA, QUELLO CHE PERDE I PEZZI, LA NAVE, I REDUCI, LE ELEZIONI, LA FORD ESCORT (mia), QUANDO LO VEDI ANCHE, L'ANARCHICO, PRESSIONE BASSA, CORTESIE PER GLI OSPITI, IL CONFORMISTA. Abbiamo fatto anche questa. Sono stato nelle quasi due ore ed ho tagliato ciò che mi sembrava più pesante, tipo LA FESTA, IL DILEMMA, C'E' UN'ARIA (non che sia pesante ma mi sentivo che non l'avrei fatta benissimo perché è lunga e tirata, non sapevo se sarei riuscito con la chitarra a riprodurre il crescendo, visto che ero un po' stanco e sudato, alla fine). Un signore, che era già stato a vedermi con De Andre' (e mi ha promesso di portarmi il disco originale di NUVOLE BAROCCHE, con la copertina dell'epoca), ha chiesto MADONNINA DEI DOLORI che avevo provato proprio il giorno prima, tra l'altro tutta a memoria, e l'ho fatta senza leggio. Un figurone. Pubblico entusiasta. Ho propagandato le prossime date del PIRATA e Monica, una delle organizzatrici della biblioteca di Nembro, ha presentato le due serate che farò a maggio presso di loro (stesso paese) con il rapporto tra la letteratura e Vecchioni-De André. Sta funzionando l'idea che me ne vado; la butto giù dura con la cosa che quello che faccio io non lo ascolteranno più da nessuna parte e si vede che piace, perché comprano cd e libri. D'altronde è vero, e credo che si portino a casa qualcosa di decoroso, oltre che il ricordo di una serata che mi pare sia stata piacevole per tutti. Dei presenti conoscevo pochissime persone, a parte quelli della biblioteca di Nembro e il tale milanese che mi ha chiesto Madonnina e che mi detto che negli anni della scuola incontrava Gaber che andava a ragioneria sul tram 37. C'era Donata, la preside del Centro Pedagogico dei miei inizi a Bergamo. Non la vedevo da una quindicina di anni ma effettivamente non è cambiata molto e gliel'ho anche detto, senza mentire. Anzi, è migliorata. C'erano Mario Da Polenza e la ragazza (o "amica", come dice lui, boh!), c'era la nonna di Rossana, l'amica di mia figlia Elena. Di tutti gli altri non conoscevo proprio nessuno e mi ha fatto piacere. Certo, giovani ce n'erano pochini, solo due ragazzi, uno dei quali cantava tra sé le canzoni che facevo e all'uscita mi ha chiesto come mai è stato dimenticato un grande come Pierangelo Bertoli. Già, come mai? C'è da stupirsi? Io mi stupisco invece che si riesca ancora a riparlare almeno di De André e Gaber, di questi tempi è già un miracolo. Nota di colore, esilarante: un signore distinto mi si avvicina con la copia cd della registrazione dello spettacolo del PIRATA completo e mi chiede di farci sopra un autografo. Mi passa la penna, io, per mettere un nome a cui fare un minimo di dedica, come sempre, chiedo: "Tu chi sei?" e lui: "Un cornuto". Io lo guardo e gli faccio, più per cortesia che per altro, perché la sua espressione era eloquente: "In senso metaforico?" Lui: "no, no, in senso vero". Sgomento gli butto lì un "Beh, non sei né il primo né l'ultimo". Come si sarà sentito mentre facevo CORTESIE PER GLI OSPITI? Una signora anziana mi chiede, severa, perché non ho fatto niente da IO NON MI SENTO ITALIANO. Era un bel pubblico. Di solito chiederebbero perché non faccio la TORPEDO BLU o NON ARROSSIRE. Non che siano brutte canzoni, per carità, sono bellissime, ma il discorso di una serata così non vuole avere l'intento museale, il recupero dei ritornelli di successo. È un modo per continuare a parlare del nostro tempo con le parole di chi lo ha saputo leggere sempre in anticipo e che ancora per molto tempo continuerà a parlarci del PRESENTE, anche se lui non c'è più. Domani Zanica con il PIRATA. Siamo nel cuore della fine e si corre. P.S. L'Eco di Bergamo ha ignorato totalmente questa serata. Per quella di domani sera c'è invece il tamburino nei teatri, da tutta la settimana, ma credo che non metteranno altro che quello. Vedremo domani.




Sabato 10 aprile 2010, AUDITORIUM COMUNALE di Zanica, nell'ambito della 13° Rassegna "La fabbrica delle nuvole" "PIRATA PER UN QUARTO D'ORA". Non benissimo, rispetto alle attese. Il locale non era pieno, c'erano forse una sessantina di persone. Ho sbagliato molto, soprattutto nella prima parte. Non riuscivo a sciogliermi, né ad interpretare le canzoni muovendomi come avrei voluto. Improvvisa paura di bagliare, soprattutto nella prima parte dello spettacolo. Meglio la seconda, dove ho sbagliato meno e non ho sbagliato nei pezzi che temevo di più. Molti pasticci, comunque. Il pubblico era attento ma poco coinvolgente. Male la troppa pausa che c'è tra un pezzo e l'altro perché andare ad attaccare le basi e staccarle alla fine con il sistema che ho escogitato e soprattutto con quel lettore e con il telecomando spezza il ritmo e crea dei vuoti spaventosi. Sinceramente però non so come ovviare all'inconveniente. Certo, il canto su alcuni brani è andato bene, la voce era buona, saliva e scendeva a dovere, ma le basi, con il rimbombo tipico dell'auditorium di Zanica non è che le sentissi proprio come avrei voluto. Purtroppo è stato anche un po' rovinato il dialogo della CORTESIA perché, oltre ad accorgermi in ritardo che la base era un po' bassa e la voce con cui dovevo parlare la sentivo appena, in più, proprio in quel pezzo, si è messo a suonare l'allarme della scuola, fortissimo, che è durato parecchi minuti e mi ha fatto perdere concentrazione, distogliendo anche il pubblico. Pazienza. C'era quello di ieri sera, si chiama Iginio, è uno dei Pane e Guerra e conosce Paolo Bresciani, il maestro di mia figlia. Mi ha portato un lp originale di De André, il VOLUME 2 con nuvole barocche in un edizione degli anni Sessanta. Me lo masterizzo su cd, fotografo la copertina e glielo restituisco. La gente era anche contenta, tutto sommato sembrava divertita ed interessata. C'erano Riccardo Radici con mamma e papà, il collega del Mascheroni che insegna scienze, quello di Martinengo, Irene Visconti, la collega di educazione fisica di Alzano, Alessandro Rinaldi che, mentre sbagliavo orrendamente, al solito, MEGLIO L'IPOCRISIA temevo che mi volesse sputare - e ne avrebbe avuto tutto il diritto, più tanti altri che non conoscevo. Non ho provato nemmeno a fare bis perché non mi sentivo in palla, ma d'altra parte lo spetacolo è già tanto ricco. È venuta tutto sommato bene IL GATTO MAMMONE, che mi piace sempre di più, anche se l'ho fatta al rallentatore per cercare di ricordarmi tutti i passaggi, e nonostante questo qualcosa sono riuscito ad "inventare" anche lì. Insomma, dovevo provare di più e lo sapevo, mi sono fidato troppo della memoria ma lo spettacolo è impegnativo.




Venerdì 16 aprile 2010, AUDITORIUM COMUNALE Parco Montecchio di Alzano Lombardo, organizzazione Liceo Scientifico Amaldi. "PIRATA PER UN QUARTO D'ORA". Ho commesso l'errore di fidarmi troppo del luogo e quindi di non richiedere sopralluoghi anticipati o altro. Così mi sono preentato prima delle 19.00, con bimbe al seguito, e dopo una ventina di minuti è arrivato Angelo Pagani, l'ex collega organizzatore di questa come di altre serate. Risultato: volevo montare tutto in una mezzoretta, provare e portare a casa le bambine per poi tornare mentre alle 20 e 30 ancora non avevo risolto nulla, in quanto non c'erano prese elettriche sufficienti (erano solo due e posizioanto sil fondo del paclcoscenico, al centro, dove non era possibile occultare nulla), non c'erano prolunghe che andassero bene con gli attacchi di quelle prese e abbiamo perso più di un'ora a fare i salti mortali per venire a capo dei collegamenti di mixer, reverb processor, computer e cuffie di Alessandro Rinaldi (per le basi in quanto questa volta avevo accettato la sua proposta di farle mandare a lui tramite computer, visto l'esito poco felice del mio telecomando sul lettore che mi ero procurato per le altre volte, con comando "a vista"). Dopo essere riusciti a mettere in piedi la possibilità di diffondere il suono, ci siamo accorti di quanto quel suono fosse infame, infatti fuoriusciva da 6 altoparlanti di quelli lunghi e stretti, da chiesa, collocati in alto, e che creavano un rimbombo e un ritorno acustico di merda che che non riuscirei a definire in altro modo. Se toglievo il riverbero dalla voce l'effetto delle mie parole era da comizio sindacali; se lo accendevamo era effetto da omelia. Non dico cosa riuscivo a sentire della musica delle basi: appena quel tanto che bastava per andare fuori tempo in modo accettabile, e solo perché conosco le basi a memoria. Lati positivi del luogo, che alla fine risulteranno abbastanza inutili: un bel palcoscenico di assi di legno, largo e ben disegnato, e 180 poltroncine ribaltabili, imbottite e rosse, per gli spettatori, allineate in discesa, a scalinata ripida, con visibilità ottima sia degli spettatori sul palco sia, purtroppo, dal palco sugli spettatori. Tornato a casa per depositare le bimbe e tornare al volo, dopo essermi cambiato da capo a piedi per la gran sudata e la grande incazzatura, riparto alla volta di Alzano e arrivo che, puntualmente, il pubblico è già quasi tutto presente e non ho tempo di fare altro che salutare qualcuno dei miei carissimi ex allievi del Liceo Amaldi, perché ormai sono le 21.00 passate. Pagani mi dà la notizia che alle 23.00 bisogna termianre e abbiamo giusto il tempo di iniziare e portare a termine lo spettacolo. Da cosa mi sono portato i testi e gli accordi delle canzoni che dovrei eseguire, secondo programma, su base perché non mi fido del afatto di poter arrivare in fondo cantando sulle basi. Poi, in realtà, quei fogli si riveleranno utili solo in un caso. Mi viene a salutare Gino Versetti, corpulento fantasma del mio passato che mi fa un piacere incredibile rivedere, e se le cose andassero un po' più bene sarebbe il suggello di una serata epica. Invece alla fine sarà una serata così così, che mi conferma la bontà dello spetttacolo del Pirata, funzionante anche in condizioni disastrose, ma mi comincia a fare arrabbiare che le condizioni siano sempre quelle, cioè disastrose, perché forse meriterebbe, almeno una volta qualcosa di più. Ed è già la penultima serata. Peccato. Comincio comunque piuttosto carico e tranquillo. Ho molto spazio, siccome non ci sono quinte entro a vista scendendo le ampie scalinate della platea "come Vanda Osiris", osserva giustamente Angelo Pagani alla fine della sua presentazione della serata. Un apresentazione lusinghiera e inappuntabile, che mi dà qualche soddisfazione. Mentre lui parla io, nascosto alle spalle degli spettatori, in alto sulla platea e già con bandana nera in tesa, conto approssimativamente le tese: una sessantina. Diventeranno forse settanta o ottanta nel corso dello spettacolo perché vedrò arrivare (per la troppa luce che illumina molto anche la platea, lì davanti a me mentre canto) numerosi ritardatari tar cui il preside Cefis, dell'Amaldi, graditissima presenza, più volte al mio seguito nelle rappresentazioni, Michelle con un'amica, la segretaria del Mascheroni anche lei con un'amica ed altre persone che non conosco. Inizio tranquillo, forse troppo tranquillo, tanto che sbaglio per quattro o cinque volte l'attacco di PER UN QUARTO D'ORA impappinandomi puntualmente sulla strofa iniziale, quella del Turchino. Ne creo una gag, non so quanto divertnte, ma che alla fine ingannerà molti che non si erano accorti, prprio per la reiterazione della stronzata, che potesse essere una cosa vera e non voluta. Ho dietro di me, seminascosto da una tavola ad assi di legno, in nouance con il resto del palcoscenico, Alessandro Rinaldi che, fedelmente, rispetta le mie indicazioni, ferma la base e la fa ripartire a comando, con grande precisione. Non sudo nemmeno freddo e la gente batte le mani. Non sonpo preoccupato, solo un po' incazzato che tutto debba andare sempre così approssimativamente in uno spettacolo curato anche nei dettagli musicalei, benché con basi elementari da me approntate. Ma funzionali, è che con tutto quel rimbombo non sento bene la musica e non sono aiutato nella memoria. Alla fine prendo la cartellina con dentro i testi e leggo le prime due strofe, accorgendomi poi di non incontrare altri ostacoli e continuando fino ala fine senza più dover fare ricorso alla lettura. Intanto penso, e la cosa mi distrae creando altro disagio, che avrei dovuto provare molto di più, ma non ho effettivamente mai tempo. Faccio quel che posso. Pazienza. Un'altra cosa sarebbe sempre sul punto di distrarmi: vedere in faccia così bene, uno ad uno, tutti gli spettatori, giacché schierati in discesa davanti a me e quindi, dal basso in alto, tutti a mia portata di sguardo. Sono un pubblico neghittoso, silente. Battono le mani a fatica e per poco tempo (persino sul finale della sigla conclusiva, trascinante, fatta apposta per prolungare l'applauso, battono un po' e poi stanno zitti, creando un effetto avvilente; devo indicare loro di proseguire il battimani, chiedendo se pagano in base agli aplausi, visto che non hanno pagato l'ingresso… come sempre). Vedo gente impassibile alle battute, la compagna di Gino Versetti dorme stravaccata sulla poltroncina,, qualcun altro mi fissa con sguardo vitreo… insomma, se non fossero quassi tutte persone che mi sono in qualche modo care li definirei un pubblico di merda. Nota positiva, forse l'unica: mi sono mosso molto bene sul palco, spazioso e sgombro. Ho saltellato, ballicchiato, lavorato un po' di più col corpo rispetto alle altre due volte. Niente rispetto a ciò che avrei sognato di fare, potendo contare sulle basi, ma è già qualcosa. L'acustica era così infame che persino i pezzi con sola chitarra, che di solito funzionano alla grande, non mi hanno soddisfattto, così non ho fatto nessuno dei bis che avevo preparato e che avevo in mente (anche per evitare errori di dimenticanza anche su quelli, visto che ho sbagliato su molte canzoni). Alla fine pare però che si siano divertiti, sono venuti a salutarmi con un certo entusiasmo. Bello l'incontro conclusivo, e i saluti finali, con alcuni dei miei allievi della 3°G e della 1° A dell'anno scorso. La 1° D (attuale seconda) non c'era perché in gita. C'erano anche i ripsettivi genitori e, insomma, l'effetto addio ha avuto il minimo del successo sperato. Ho accompagnato l'eroico Alessandro Rinaldi a casa, a Poscante, e mi sono fatto un altro giretto notturno, uno degli ultimi, nella mia amata Val Brembana. Il Pirata è un gran bello spettacolo, contro tutte le avversità del caso.




Mercoledì 12 maggio 2010, BIBLIOTECA COMUNALE di Nembro. "LA LETTERATURA E I CANTAUTORI - ROBERTO VECCHIONI". Fatta la prima delle due serate dedicate al rapporto tra le canzoni dei cantautori e i temi e le opere di importanti episodi della letteratura. Bello spazio, raccolto, in mezzo alla sala principale della biblioteca, allestito con comodissime poltroncine bianche, pieghevoli, in tela. Fornito di un amplificatore decoroso, che consentiva un buon risultato acustico. Maluccio alcune regolazioni dei suoni miei: la solita chitarra classica che un po' si sente e un po' no (bisogna ogni tanto premere il microfonino applicato alla cassa, sarebbe meglio amplificare con un secondo microfono). Monica e altri del gruppo mi hanno aiutato notevolmente nel tardo pomerigio a montare tutto in mezz'ora, cioè entro la chiusura dela biblioteca, tassativamente previsto per le 19 in attesa dell'apertura serale per l'incontro. Rispettati i tempi. Tornato alle 20,40, mentre avrebbero voluto che iniziassi alle 20,30 per stare nelle due (altro orario tassativo di chiusura le 22,30) ma le consuete incombenze familiari (figlie da nutrire in attesa dell'arrivo della mamma alle 20,20 e un nubifragio con relativa grandinata proprio dalle 20,30 in poi hanno reso complicate le operazioni. Sono giunto bagnato fradicio, dallo stnco in giù i pantaloni erano da strizzare e avevo i piedi che sguazzavano nell'acqua penetrate all'interno delle scarpe. Siccome avevio un principio di costipazione, con tosse in arrivo, la condizione mi si è rivelata del tutto salutare. Il giorno dopo avevo la tosse conclamata. Non ho cantato male, a parte la chitarra acustica scordata su I POETI, il primo pezzo (l'ho riaccordata in diretta, davanti a tutti, nel silenzio più totale) a causa di una scivolata dal tavolino dove l'avevo appoggiata. Ho sbagliato un paio di intonazioni su ROLAND. Sono risultati effettivamente troppo lunghi alcuni pezzi di lettura (dal Conte di Montecristo, al racconto di Borges), che ho tagliato come potevo lì per lì, ma qualcuno mi ha detto che alcune parti erano pesanti. Pazienza, comunque era vero. Eseguite molto bene SAMARCANDA e L'ULTIMO SPETTACOLO, che ho dedicato a Riccardo Radici seduto davanti a me. Fatte inoltre DENTRO GLI OCCHI, MONTECRISTO, A.R., ALESSANDRO E IL MARE, AIACE. Compilato borderò per SIAE prima di iniziare. Presenti tra le quaranta e le cinquanta teste: Riccardo con nonna e mamma, due segretarie, Milena (con la sua solita amica, ma non quella che la distrae) e Lara, con un'amica anch'essa. Presente Battaglia e l'immancabile Iginio. Gli altri non li conoscevo ed erano gente di là, tra cui tutti quelli del Caffè d'Autore di Nembro al completo, che erano rimasti particolarmente contenti della serata su Gaber e pare che abbiano apprezzato anche questa. Alla fine ci hanno praticamente buttato fuori, quelli dela biblioteca, che in cinque minuti hanno tolto le sedie e accatastato la mia roba in malo modo, mentre scambiavo due chiacchiere con la gente. Ora speriamo che per De André, mercoledì prossimo, ci sia più gente e le cose vadano ancora meglio. Sarà il penultimo appuntamento. Poi il PIRATA al Ceffè letterario, il 28 maggio, e quindi la fine.




Mercoledì 19 maggio 2010, BIBLIOTECA COMUNALE di Nembro. "LA LETTERATURA E I CANTAUTORI - FABRIZIO DE ANDRÉ". Fatta anche la seconda delle due serate. Decisamente un altro clima rispetto alla prima: sala trapiena, non bastavano le seggiole (una cinquantina) messe al centro dello spazio e altre venti o trena persona hanno trovato posto ai lati della sala, su divani, puf e cose simili. Una lunga fila in piedi in fondo. Che conoscevo, a parte alcuni del giro della biblioteca che c'erano anche l'altra volta, solo Riccardo Radici e la nonna, il papà e la mamma di Giorgia Forlani e basta. Gli altri tutti nuovi, mai visti. Mi sentivo bene (sia nel fisico che nel ritorno acustico, intendiamoci), le chitarre erano accordate, ho suonato con un microfono davanti alla chitarra classica ed è andata decisamente meglio (evidentemente il microfonino attaccato alla cassa non è una buona soluzione, la classica deve suonare naturale). Ho suonato e cantato proprio benino. Non ricordo di aver sbagliato nemmeno un'intonazione, solo qualche attacco di tempo improvvisato, ma questo per me è normale, in quanto, notoriamente, il mio concetto del tempo musicale… verrà compreso solo tra alcuni secoli, quando la scansione delle battute e dei tempi sarà diventata ormai un vago ricordo! Ho fatto tutti i brani previsti in scaletta, cominciando puntuale alle 20 e 45 e terminando AMICO FRAGILE, l'ultima, alle 22.30 precise. Ho parlato e spiegato il giusto, senza strafare, riuscendo anche a strappare qualche sonora risata sui miei pezzi introduttivi classici, tipo mio nonno e l'Eridania del padre di De André, Le bagasce di A DUMENEGA e così via. Ricordato doverosamente Edoardo Sanguineti, morto ieri; le sue lezioni, che seguivo all'università e l'importanza dell'ultimo grande poeta del Novecento. Ho letto la poesia degli occhiali, agganciandola all'ottico di Spoon River ma senza cantare UN OTTICO di De André che non viene bene solo con la chitarra. Le canzoni sono venute proprio bene tutte. Ho rispettato tutti i pezzi, eccetto LE CENERI DI GRAMSCI di Pasolini che ho tagliato notevolmente e letto dopo l'esecuzione di UNA STORIA SBAGLIATA, in quanto mi sono accorto in ritardo di aver attaccato troppe letture senza canzone in mezzo. Alla fine grandi applausi, chiesto con vergogna di comprarmi libri e cd, smontato tutto in frettissima perché dovevano chiudere, parlato rapidamente con qualcuno che mi salutava, ascoltato in modo confuso il tipo un po' eccentrico, espertissimo ma dilagantemente logorroico che c'era già l'altra volta e mi ha detto qualcosa a proposito della storia di UN GIUDICE che non ho capito. Alla fine andato a bere con Monica in un locale di Ranica. Lei era molto soddisfatta, in particolare della serata di stasera. Si chiude il sipario anche su De André.




Venerdì 28 maggio 2010, Il Caffè letterario di Bergamo "PIRATA PER UN QUARTO D'ORA". Portato a termine l'atto finale del PIRATA. La grande novità consiste nella cura dei suoni, e nella gestione delle basi, da parte di Alessandro Rinaldi che si è superato. Non solo mi ha fornito uno splendido radio-miscrofono in cui ho cantato con grande soddisfazione, senza i soliti toni cupi e senza sforzare la voce, ma ha collegato tutto bene al mixer del locale collegando anche una spia e facendo in modo che sentissi le basi molto bene. Le ha fatte partire sempre al momento giusto, eliminando qualunque tempo morto tra un brano parlato ed uno cantato e viceversa. D'altra parte lo aveva già fatto, e molto bene, all'Auditorium di Alzano, solo che lì la resa acustica era così bestiale che si perdeva la raffinatezza dei tempi misurati e ben calibrati. Davvero un ottimo lavoro. Il suono era gradevolissimo, sia per me sul palco che in sala. Sono riuscito finalmente a "cantare" le canzoni del pirata, riuscendo a godermi alcune interpretazioni e alcuni ritornelli che credo risultino più che gradevoli. Certo, ho ancora sbagliato qualcosa, ho sostituito qualche strofa con un'altra magari già cantata o collocata in posizione errata perché non mi veniva in mente quella giusta (non è che abbia provato molto, non ne ho avuto il tempo). Bene i monologhi, anche se il pubblico non numeroso (credo una trentita di teste, o poco più) e un po' bloccato, benché entusiasta, soprattutto all'inizio non mi ha dato una grande carica e sono partito basso. Poi la situazione si è stabilizzata e, pezzo dopo pezzo, è cresciuto il calore e con esso il divertimento reciproco. Confermo che il PIRATA è uno spettacolino ben strutturato, ricco di temi, serrato nei ritmi e mai stancante. Non c'è un solo pezzo in cui io mi senta affaticato o in cui io avverta la pesantezza diq uello che viene detto o cantato. Sono soddisfatto di come l'ho studiato e organizzato. La perfezione del suono non min ha mai fatto avvertire il disturbo del bar, anche perché forse, essendo venerdì, c'era poca gente di passaggio e i presenti erano quasi tutti in sala, comodamente seduti e attenti. Mi sono mosso bene perché il palco era sgombro e quindi ampio, non avevo filo al microfono ed ho potuto muovere braccia e copro seguendo le interpretazioni. Molto bene l'esecuzione del dialogo su Associazione Recupero Cortesi Anonimi, che ho fatto seduto su una sedia sul bordo del palco, proprio davanti alla gente, in modo da lavorare bene con la maschera e con le controscene sulla voce preregistrata con cui ho dialogato senza intoppi e rispetando bene i tempi. Ho fatto anche un bis, per la prima volta da quando porto il PIRATA, ed è stato LA SIGNORA CELESTINA, dedicata ai miei allievi di 1°B che me l'avevano già richiesta (e l'hanno fatto anche a voce sui saluti finali, a fine spettacolo). Presenti, quindi, 5 allievi di 1° B (Pievani, Valoncini, Ganea, Pellegrinelli con il padre e Zardini), Beatrice e Marika della 1° A di Alzano dell'anno scorso (con una mamma, la bidella Carla e un'amica), Gervasoni di 1°F con il papà, il collega di Educazione Fisica del Mascheroni con la moglie, Roberto, l'ottico collega di mia moglie, Sara Personeni (autrice della prima recensione del PIRATA) con il futuro marito, Luisa (che ricorda il mio spettacolo IL PRECARIO, il primo che ha visto, molti anni fa), Mario Da Polenza, il tipo francese conosciuto al Cavò Prove, il nonno e la nonna di Riccardo radici, una signora con i caoelli bianchi che ho già visto ma non ricordo, più un'altra decina circa di persone che o non ricordo o non conosco. Patrizia mi ha chiesto un'ultimo intervento, venerdì 11 giugno, nell'ambito di un'iniziativa di letture e reading poetici promossa da laterza e altri editori a livello nazionale in tutte le librerie contro la "legge bavaglio" del vergognoso governo che abbiamo attualment: titolo significativo, quanto purtroppo inutile, "la libertà", in particolare quella di stampa ma non solo. L'addio alle scene bergamasche, e al caffè letterario in particolare, è quindi felicemente procrastinato. Rimaniamo in sella fino all'ultimo, e mi sembra anche giusto. Patrizia ci teneva soprattutto perché, avendo io "bucato" la serata in onore di Alda Merini, le dovevo ancora un intervento, e lo farò con piacere, leggendo testi vari e poesie e alternando l'esecuzione di canzoni dei quattro grandi, De André, Gaber, Guccini e Vecchioni. Vedrò se riuscirò a ricordare anche Bertoli.




Sabato 11 giugno 2010, Il Caffè letterario di Bergamo "SERATA PER LA LIBERTA'" 
Bella serata. Cantate canzoni mai eseguite, come DIO È MORTO e LA LOCOMOTIVA di Guccini, ROSSO COLORE di Bertoli e IO SE FOSSI DIO di Gaber. Spettatori tra i quaranta e i cinquanta. Presenti Alessandro Rinaldi (al mixer e curatore dell'impianto), Riccardo Radici con papà e Francesca Folilela, Sara Nembrini con mamma, Diana, Diletta (allieve di 1° B) e una loro amica, Zardini, Pievani, Pellegrinelli (1° B, quest'ultimo ha fotografato e filmato quasi tutto) con papà, Gallano con papà, mamma e sorella, Erika la mamma di Rossana con Rossana (compagna di scuola di Elena), la maestra Alessia (ex maestra di Elena) con la figlia più piccola, il maestro Paolo Bresciani (maestro d'inglese di Elena e membro dei PANE E GUERRA), collega bionda del Mascheroni con il marito, la bidella Carla (del liceo di Alzano) con un'amica, la tipografa della Tavola della Pace di Val Brembana con un'amica, Milena segretaria del Mascheroni con l'amica solita.

Torna ai contenuti | Torna al menu