Diario serate 2012 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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Diario serate 2012

Il teatro > Come in un diario (appunti serate dal 2002)

IL TEATRO > COME IN UN DIARIO: appunti redatti a caldo su ogni singola serata a partire dal 2002

2012
Spettacoli:
"NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO GABER"

"NOTE DI VIAGGIO DI UN CANTASTORIE"

Venerdì 6 aprile 2012, Rock ‘n’ Arts Cafè di via S. Giovanni D’Acri, Cornigliano (GENOVA) "NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO… GABER". Serata ottima. Come prima uscita genovese dopo un numero considerevole di anni è risultata entusiasmante. Il posto è ottimo e si farà dell’altro quanto prima. Nonostante tavolini e servizio di mangia e bevi c’è un buon palchetto con ottimo impianto audio. Si potrebbe ancora migliorare facendo un po’ più buio in sala e un po’ più luce sul palco ma va già bene. Una quarantina i presenti, che è poi circa la capienza massima, essendoci anche grandi tavoloni rotondi che portano via un po’ di spazio. Attenzione ottimale e coinvolgimento perfetto, a parte sulle primissime battute nelle quali ad un tavoo un folto gruppo non aveva ancora capito come funzionava e, giustamente, faceva un po’ di baccano continuando una ricca conversazione iniziata in precedenza. Comprensibile; la situazione è comunque rientrata quasi subito. Presenti Gino Versetti con un’attrice e una collaboratrice della sua compagnia, Franco Valenti e Palmina, il collega Trento con la figlia, scesi apposta da Pontinvrea dove sono in vacanza, la collega Li Vigni con due amiche, Daniela Pastorino con suo marito che usciva per la prima volta di casa dopo una lunga malattia che lo ha costretto in ospedale per settimane. Il posto è gestito da Gaspare e Cinzia che sono due ottimi personaggi, freschi ed entusiasti nonostante le evidenti difficoltà di far partire un’iniziativa del genere (il luogo è fresco di inaugurazione, si parla di solo alcune settimane di attività, e in tempi di grande crisi, per giunta).
Lo spettacolo, rodato, fila via liscio e senza intoppi, se si eccettuano due o tre intonazioni completamente sballate sul DILEMMA che infatti non avrei dovuto fare perché arriva nei pressi del finale e sono già stanco. Ho retto comunque bene a fare quasi tutto in piedi, anche perché ho provato a sedermi con la chitarra classica ma si sentiva male. Sono molto più a mio agio con l’acustica, e credo che terrò presente la cosa, perché con l’acustica riesco a fare un po’ di tutto mentre la classica mi dà sempre problemi con l’amplificazione ed anche con la qualità del suono, almeno rispetto alle cose che faccio. Comunque i pezzi, sia quelliu parlati che quelli cantati, mi scivolavano sotto con grande freschezza e, benché non facessi nulla da più di un anno, non ho trovato la minima difficoltà o esitazione, neanche nel gestire piccoli inconvenienti. Ho presentato ESCORT e CINGHIALE sostituendole mentalmente all’ultimo momento (e senza averle provate in giornata, quindi con un po’ di apprensione per la memoria, che invece ha retto) a IO SE FOSSI DIO che pur avevo in scaletta ma non mi andava di fare perché non c’era l’atmosfera adeguata (ma non per colpa della gente, era proprio un fatto di ambiente). Ho diviso, più o meno malamemnte, in due tempi, con un primo che ha superato abbondantemente l’ora ed un secondo di poco più di mezzora perché si stava facendo tardi e cominciavo ad accusare la fatica. Ma le gambe hanno retto bene e non ho avuto eccessivi problemi; tenuto conto che per tutto il giorno ho avuto mal di testa, di stomaco e di gambe si può dire che sia andata benissimo. Ha funzionato soprattutto perché la mattina ero in festa da scuola; vedremo cosa accadrà quando dovrò affrontare serate dopo una delle mie giornate massacranti, dalle sette del mattino agli ultimi impegni del tardo pomeriggio.




Domenica 20 maggio 2012, Rock ‘n’ Arts Cafè di via S. Giovanni D’Acri, Cornigliano (GENOVA) "NOTE DI VIAGGIO DI UN CANTASTORIE - 2012" (ANTOLOGIA DI VENT’ANNI DI CANZONI PER TEATRO). Sotto una pioggia incessante che dura dal pomeriggio di un giorno che più che di maggio inoltrato sembra del più cupo novembre, ecco la prima rappresentazione completa, di roba mia, in terra genovese dopo 16 anni. Il tempo inclemente tiene probabilmente lontane molte persone, quindi alla fine nel locale si conteranno non più di una trentina di teste. L’ottimo Gaspare (illuminato titolare del luogo), per l’occasione, mi ha fatto trovare un palco sgombro, lindo e dotato di elegante tappeto copricavi. Contro il fondale, un vaso con un enorme mazzo di fiori freschi. Appena entro, mentre appoggio la chitarra e le borse, Gaspare mi dice che i fiori sono per me. Penso mi prenda per il culo, invece no: c’è anche il bigliettino. È per me. È Mario Da Polenza che non ha voluto mancare all’appuntamento della mia rentrée genovese e, pur trattenuto dal lavoro in Bergamasca, in qualche modo è presente. Lo ringrazio pubblicamente inserendo, qui a fianco, una foto che mi ha scattato durante una sua recente visita a Genova, quando ci siamo recati alla Lanterna per un breve giro storico-turistico.
Ho portato il telone di fondo di Spot generation, quello di me con le tette. Mi è venuto in mente qualche ora fa: sta sempre lì a prendere polvere sull’armadio del mio studio, è bene che di tanto in tanto si renda utile. Appena Gaspare lo appende al fondale, sembra fatto su misura: va esattamente dalla scritta ROCK ‘N’ ARTS CAFE’ al pavimento, e ai lati occupa lo spazio lasciato libero dai tendaggi. Una meraviglia. Sistemo chitarra e computer (per le basi) e provo come posso il suono perché comincia presto ad entrare gente, ma l’impianto è ottimo, non mi crea nessun problema, e l’acustica, come avrò modo di constatare anche nel corso di questa serata, è quanto di meglio io mi possa aspettare, sia per la musica, sia per il suono della chitarra, sia per la voce.
Alle nove sono già praticamente presenti quasi tutti quelli che assisteranno a questo spettacolo antologico, per lo più senza conoscere nulla dei pezzi del mio repertorio. Abbiamo forse commesso l’errore di non cominciare prima, rispetto alle 22 previste, ma fino all’ultimo ho sperato che arrivassero dei ritardatari.
Tra i primi ad entrare vi sono gli irriducibili: Radici Senior e Junior, da Cene, in Valle Seriana, e Alessandro Rinaldi dalle alture di Zogno, in Valle Brembana (non ricordo mai il nome del paese, eppure per lunghi anni ci andavo apposta a fare dei giri praticamente tutte le settimane perché è delizioso: lo confondo con tutti gli altri paesini della zona, mi viene in mente Grumello de’ Zanchi ma non deve essere quello). Alessandro mi aiuta a sistemare i livelli del suono e regola bene l’uscita della basi dal computer in modo che non frigga nelle casse. In due minuti ha già fatto tutto e sono praticamente pronto per iniziare. Farà anche qualche filmato della parte iniziale dello spettacolo. Quattro o cinque tavoli sono pieni e la gente mangia tranquilla. Oltre al tavolo dei tre bergamaschi ci sono il collega Bongiovì con signora, figlia e futuro genero, un gruppo di sei allievi del Pedagogico (non delle mie classi!) con una mamma, la collega di educazione fisica del Sociale col marito (lei è appena giunta da Brescia dove era impegnata con l’attività agonistica di un gruppo di ragazzi disabili), una mia allieva di prima con i suoi due fratellini e accompagnata dall’educatrice. Si aggiungeranno poi, a spettacolo iniziato, la collega Daniela Pastorino con il marito Massimo, il collega Paolo Trento con la figlia Dafne (altra mia allieva), Guido, il collega di mia moglie, fotorafo, che nel corso della serata scatterà numerose fotografie (mi torneranno veramente utili in futuro). Poche altre le persone che non conosco, per un totale di non più di trenta presenze. Pochino, invero. Avevo sperato di più.
Purtroppo quando inizio, alle dieci, mi accorgo che avrei dovuto farlo prima perché lo spettacolo è lungo e qualcuno abbandonerà prima che io abbia terminato. Per risparmiare tempo elimino la pausa tra primo e secondo tempo e taglio via dalla scaletta LA RIUNIONE, anche se poi mi chiederanno un bis e farò HO SOGNATO IL LUPO DI CAPPUCCETTO ROSSO, che Guido apprezza particolarmente e mi aveva detto che avrebbe voluto sentire.
Lo spettacolo scorre via liscio e senza intoppi; regge perfettamente le due ore abbondanti e senza pause; anche le mia gambe rispondono a puntino, con solo pochi brani effettuati da seduto. Le canzoni vengono piuttosto bene, mi sento alla grande e canto discretamente, suonicchiando in modo accettabile, tranne forse sul CAFFE’ DEGLI SBULINATI nella quale mi ritrovo la mano sinistra un po’ stanca a prendere i barrè sulle dure corde, e sulla tastiera stretta, della chitarra acustica. Ma a parte questo va tutto a meraviglia. La mancanza di gente mi ammoscia solo un po’ e a volte mi fa perdere concentrazione, soprattutto nelle parti parlate dove mi impappino in un paio di punti. Insomma, manca forse un po’ di grinta ma l’atmosfera è distesa, allegra, e mi muovo a mio agio. Poi la voce esce bene e riesco a modularla sempre come voglio.
La scaletta funziona, non ha bisogno di ritocchi; non ho rilevato punti morti e il taglio de LA RIUNIONE è stato dettato solo dal tempo, non perché il pezzo non sia adatto. Le basi sono ancora sfruttabili e dal computer escono bene, meglio che dai lettori che ho usato in altri periodi. Vale sicuramente la pena di continuare, se le cose procedono così. Speriamo solo che il locale riesca a reggere l’impatto della crisi, perché per me è perfetto.




Sabato 2 giugno 2012, Rock ‘n’ Arts Cafè di via S. Giovanni D’Acri, Cornigliano (GENOVA) "NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO… GABER". Anche questa è stata una buona serata. Qualche lieve modifica alla scaletta ("C’è un’aria" al posto del "Dilemma" e non ho fatto "Il Riccardo" alla fine) perché non ho operato nessuna divisione in tempi, quindi due ore e rotti di tirata continua. Grande novità del locale, tre grandi faretti colorati che dall’alto della parete in fondo alla sala illuminano il palco ad intermittenza seguendo il ritmo della musica. Non ho eseguito nessuna delle mie canzoni perché ho spiegato un po’ di più del solito gli spettacoli di Gaber, togliendo quindi il tempo necessario alle divagazioni
Una quarantina i presenti, tra i quali: Bongiovì e signora. Luciano Melluso con moglie, figlia e suocera. Margherita Agnese (allieva) con nonno e nonna. Eugenio Dego e signora. Carlo Frittoli. Collega Li Vigni con marito. Collega Nardini con marito. Massimo (marito di Daniela Pastorino) e figlio. Guido Nardacci e signora (Guido ha scattato anche per questa serata alcune fotografie, una delle quali - quella dove sono nel calice - è riprodotta qui a fianco).





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