Diario serate 2014 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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Diario serate 2014

Il teatro > Come in un diario (appunti serate dal 2002)

IL TEATRO > COME IN UN DIARIO: appunti redatti a caldo su ogni singola serata a partire dal 2002

2014
Spettacoli:
"NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO GABER"

"SCUSI, POSSO ESSERE TUTTI?"



Venerdì 24 gennaio 2014, oratorio di Cornigliano, Genova, lezion edul teatro canzone per gli iscritti al corso di recitazione della Compagnia “Altea Teatro”.
Bella occasione. In una saletta tipo aula scolastica, con dieci persone tra cui Gino Versetti, il promotore, la sua organizzatrice Daniela e l’attrice principale della compagnia. Scaletta rodata di questo periodo, con roba del condominio ma illustrata nei meccanismi e spiegata negli strumenti e nei retroscena testuali. Esecuzione totalmente acustica, resa buona, tranquillità totale.

Venerdì 15 agosto 2014, St. Patrick Tavern Pub, v. delle Casette, 21 (GENOVA Sturla)
“NONOSTANTE TUTTO INSISTO E CANTO… GABER” Scovato un locale dove poter fare qualcosa, grazie all'interessamento di Daniela Rania di "Altea Teatro", la compagnia teatrale di Gino Versetti. Impianto gentilmente fornito da Fabrizio Criniti con cui sto collaborando per la preparazione dello spettacolo "Scusi, posso essere tutti?". Presente il batterista della formazione, Francesco Sannino, geniale spirito partenopeo-genovese. Chiude la formazione Jacopo "Jack" Moretti che suona pianoforte e tastiere (Criniti si occupa del coordinamento musicale, dirige e suona, benissimo, basso e armonica).
Nel locale la resa è buona anche se l'ascolto non è (come da previsioni, si tratta pur sempre di un pub) eccellente. Qualcuno ascolta, o vorrebbe ascoltare, altri fanno casino a voce alta. C'è anche un tale, tatuato, con un grosso cane che scorrazza per il locale (il cane, scorrazza; lui entra ed esce dal locale aprendo e chiudendo più volte la porta di ingresso che è proprio davanti al palchetto, ma non mi disturba più di tanto). Nessuna sorpresa. Taglio sui monologhi e sui pezzi parlati e mi arrangio come posso. Le canzoni però vengono bene e mi concentro su quelle. Si parla di fare anche una serata De Andrè, Gino farà uno spettacolo di cabaret e potremmo anche collaborare ad una "cena con delitto", oltre a portare "Scusi, posso essere tutti", magari al netto dei monologhi, giusto per vedere se le canzoni, arrangiate e suonate in quattro, fanno presa. È comunque una buona occasione, perché tanto si fa musica. Ho eseguito, come da tradizione, una delle mie cose, nella fattispecie la nuova (si fa per dire, ha due anni) "Non mi dirai ch'è la crisi" che ottiene buoni risultati, un certo interese e persino attenzione. Vedremo.
Presenti Lunetta insieme a Lucia, della compagnia di Gino. Presente anche Marco Grasso, che mi rivedeva fare qualcosa dopo più di vent'anni. Mi ha dato 6 copie della ristampa dell'epico volume "Lo zippe". Presenti la collega Daniela Pastorino e suo marito Massimo, fedelissimi.

Venerdì 15 agosto 2014, St. Patrick Tavern Pub, v. delle Casette, 21 (GENOVA Sturla)

"FABRIZIO DE ANDRE'. STORIA DI UN CANTAUTORE". Incredibile il livello di disinteresse. Le canzoni vengono applaudite ma solo raramente ascoltate. Nemmeno all'inizio. Nemmeno la curiosità di ascoltare come uno le canta. Il rumore di fondo si fa via via più assordante e a poco serve alzare il volume dell'impianto, giusto per riuscire a sentire, io, quello che sto cantando e non andare fuori ritmo, o fuori intonazione. Bambini che si rincorrono vociando ovunque, tavoli affollati di gente che è lì per tutt'altro, e lo dà perfettamente a vedere, persino un cane che gironzola (ma non è quello della scorsa volta, forse dipende dai turni...) e in qualche momento abbaia pure. Comunque fatta una ventina di canzoni, con introduzioni ridotte all'osso per le ragioni di cui sopra. Presenti Gianni Bongiovì con un'amica, Daniela e Massimo, Gino Versetti e il gruppo di Altea Teatro più o meno al completo. L'impianto fornito da Fabrizio questa volta, almeno all'inizio, ha fatto i capricci ed ho dovuto perdere tempo prima di ottenere qualcosa di accettabile. Ovvio che a quel punto non avevo più tempo per modulare il suono che in certi momenti, soprattutto sui bassi della chitarra classica, ha dato problemi. In un'altra vita... ecc. ecc.

Venerdì 24 ottobre 2014, Circolo URPB "La Baracchetta", via Porta Angeli (GENOVA Sampierdarena)

"SCUSI, POSSO ESSERE TUTTI?". Prima assoluta dello spettacolo nuovo. Gran pienone, oltre 60 persone che mangiano e poi vedono lo spettacolo. Il gestore è un po' irritante: per quelli che entrano senza sapere che si paga anticipato come se si fosse a teatro (il problema è che è un ristorante ed è difficile capirlo), viene personalmente da me a dirmi di andare a dire di pagare a loro, che sono quasi tutti miei amici o conoscenti. La serata è offerta dal sottoscritto e dai suoi musicisti in maniera totalmente gratuita, per presentare un genere e farsi conoscere. Il gestore incassa tutto e non si dimostra nemmeno troppo riconoscente, anche per il fatto di avergli riempito il locale di pubblico pagante. Solite cose. Diciamo che il luogo non è adeguato, ma ormai è inutile ripeterlo; deve essere una specie di condanna, qualcosa da espiare e che riguarda una qualche vita precedente, molto disordinata evidentemente. Sono presenti, tra gli altri, Eugenio Dego e signora, Gino Versetti e Daniela di Altea Teatro, Gloria Mignone e Bruno Coli, due allieve (Marta e Margherita) con un loro amico, Carlo Frittoli, papà, mamma e i miei suoceri, Daniela Pastorino con il marito Massimo, un paio di colleghe di educazione fisica conosciute al Gobetti, Alfredo Remedi (il grande amico della Biblioteca Gallino), e soprattutto Mario Da Polenza (giunto appositamente da Albino, BG) e Riccardo Radici (giunto appositamente da Siena). Nel pomeriggio, mentre salivamo alla Baracchetta per montare l'impianto e provare gli strumenti, mi ha telefonato il grande Adolfo Lombardi che aveva già prenotato per venire a sentirci ma un improvviso lutto (la morte di un amico) lo ha costretto a disdire. Sarebbe stata una bellissima sorpresa, aggiuntiva alle altre due di persone tanto lontane che non mi sarei aspettato di vedere. L'idea della prima di uno spettacolo nuovo li ha evidentemente attratti: Mario Da Polenza perché è recente la nostra collaborazione in un suo bellissimo video promozionale per una mostra fotografica (dal titolo "La sedialità"), video per cui io ho scritto la canzone che porta il titolo della mostra; Riccardo Radici perché ha analizzato con incredibile attenzione l'intero album "Scusi, posso essere tutti" scrivendomi impressioni e domande curiosissime ed illuminanti, e Adolfo Lombardi perché ha costruito con me lo spettacolo di dieci anni fa esatti, cioè quello "Spot generation" che rimane una delle cose più complete che mi è riuscito di fare nell'ambito del teatro-canzone.
Lo spettacolo funziona, inutile dirlo: Fabrizio Criniti al basso, e alla direzione musicale, Francesco Sannino alla batteria, e alla direzione artistica, e Jacopo "Jack" Moretti al pianoforte (e al... montaggio) suonano molto bene le otto canzoni e riempiono la scena. L'acustica non è un granché, ma la strumentazione è buona e no vado nemmeno per un momento in affanno. Unico problema, una mia caduta rovinosa nel pomeriggio, mentre montavamo: trasportando il pesante pianoforte sull'angusto palchetto sistemato in un angolo della sala, ho inciampato nel gradino (mi pare una castelletto di schifosi mattoni) e ho rimediato una scorticatura su uno stinco e una gran botta nelle costole, temo di carattere lacero-contusa che mi farà male per tutta la sera (e anche per molti giorni dopo) senza però intaccare il mio smalto interpretativo. Prima di iniziare lo spettacolo mi sono stancato e deconcentrato molto (ma ormai ciò non mi può recare turbamento) girando da un angolo all'altro della sala per fare gli onori di casa, inseguendo amici che non avevano pagato (come da indicazioni del gestore... grazie), parlando con quelli del "Consiglio di amministrazione" del circolo (che si comportavano come fossero i giudici di non so quale cazzo di competizione; i talent show hanno ormai rovinato il cervello di tutti), con uno che dice che riaprirà il Teatro di Campopisano, in versione ristorante con spettacoli, con una vespa di dimensioni gigantesche che si era rintanata su uno dei faretti presenti proprio sopra il palco, quindi sulle nostre teste, ecc. Poi finalmente iniziamo lo spettacolo e nei primi dieci-quindici minuti siamo disturbati da un tavolo nutrito di cafoni giunti lì per caso, che se ne fottono dello spettacolo e continuano ad urlare tra di loro. Scene viste ormai centinaia di volte, solo che ora il pubblico rumoreggia perché è venuto per sentire lo spettacolo e sono costretto, dal microfono, a cantargliene quattro, spalleggiato anche da Fabrizio che rincara la dose e si dimostra persino più incazzato di me. Io invece sono ormai come rassegnato e mentre canto, o parlo, aiutandomi inevitabilmente con il leggio perché cercare di concentrarsi sulla memoria in questa situazione sarebbe inutile, penso come al solito a quanto la gente del nostro tempo sia ormai capace di ascoltare qualunque cosa. Lo spettacolo infatti non ha momenti riflessivi o seriosi, se non qualche rapido accenno nei monologhini di lancio ad alcune canzoni; è molto più frizzante e leggero di "Pirata per un quarto d'ora" e i monologhi lunghi inseriti sono tutti di taglio quasi cabarettistico (sono tornato a fare "La grande soddisfazione di non essere nessuno", oltre alla sempreverde "E' scoppiato un casino al 7° piano, e in certi momenti mi sento come nei primi ttempi di Bergamo: una storia che continua,m e devo dire felicemente, ricucendosi sempre sulle proprie trame interne). Inutile dire che alla fine, il gestore e qualcun altro del luogo, giudicheranno lo spettacolo "per palati fini" e non adatto a tutti, cioè intellettualoide. Per fortuna non la pensano così tutti coloro che sono venuti apposta per seguirlo, benché per certi aspetti mi conoscano ancora poco e non mi abbiano visto molte volte. Comunque la "Baracchetta" non è luogo adatto, lo abbiamo capito. L'accordo è che faremo qualcosa d'altro, più musicale e meno "impegnato", cioè suonando e cantando cose di altri, e questa volta a pagamento. Così sono i patti. Vedremo. Di importante da annotare c'è che lo spettacolo va, anche se non avevamo certo dubbi. Neanche i musicisti ne hanno mai avuti. Certo occorrerebbe trovare i luoghi giusti dove presentarlo, ma i teatrini sono blindati e la mia battaglia contro i teatranti genovesi (affini a quelli bergamaschi) è un'eterna battaglia, probabilmente donchisciottesca ma me ne frego e la porto avanti. Prima o poi succederà qualcosa.

Martedì 28 ottobre 2014, Ristorante Italia, Via G. Torti (GENOVA San Fruttuoso), presentazione del libro di Marco Grasso "LO ZIPPE"
Una gran bella serata. Si mangia (maluccio) e poi si presenta il libro. Per me è una splendida occasione per dire quanto il libro di Marco Grasso abbia contato nella mia vita, quanto io abbia apprezzato quella collaborazione di più di vent'anni fa e quanto ricordi nei minimi particolari ogni passaggio di quel lavoro e le storie dei "ragazzi di Piazza Martinez". Molti sono presenti lì e mi fa piacere conoscerli, ascoltarli parlare ed ascoltar parlare Marco. Conosco Scialfa e Roby Carletta, il comico genovese, molto simpatico e con il quale nasce un'intesa immediata. La compagnia è piacevolissima e soprattutto è molto piacevole per me sentire interpretare la mia presentazione al libro (scritta quando avevo venticinque anni) dalla voce di un'attrice del Teatro Garage, alla presenza del patron Costa, di cui non ho la massima stima da decenni e sono straordinariamente ricambiato. Ci ignoriamo con cortesia, snobbandoci a vicenda: io perché sono un artista e non mi posso abbassare al suo livello, lui perché è un potente paraculato e mi considera un nessuno. Due anni fa mi ha detto, per telefono, che se volevo portare il mio spettacolo su Gaber (nel decennale della morte) nel suo teatro dovevo dargli in anticipo qualcosa come quattrocento euro, e il pubblico portato da casa. Alla fine Marco insiste perché io vada a prendere la chitarra (lasciata prudenzialmente in macchina) e con essa, scordatissima, canto "Condomino", con monologo introduttivo, "La Ford Escort" e "Storia di cacciatori e di cinghiali". Carletta è interessato e mi dice che ci rivedremo per fare qualcosa. Chissà.

Sabato 29 novembre 2014, Casa di Francesco Sannino, via Napoli (GENOVA), serata per il compleanno di Nicolò Scialfa
"SCUSI, POSSO ESSERE TUTTI?" Un'altra bella serata. Facciamo lo spettacolo, tutto, nell'ampio salone della bellissima casa di Francesco, il batterista, e tra una cosa e l'altra tiriamo mezzanotte con i suoi amici. Lidea è apprezzata e a noi serve per testare ancora meglio i suoni dello spettacolo. Naturalmente ci sono degli errori, alcune esitazioni negli accompagnamenti e diverse cose da mettere a punto, ma nemmeno per un attimo la cosa mi produce fastidio; anche perché, diciamola tutta, per uno abituato a condurre gli spettatori, da solo, in un percorso spettacolare di racconti e di canzoni, avere dietro tre bravi musicisti che suonano è già un lusso enorme. Non mi accorgo quasi delle imperfezioni, e se le avverto non mi procurano disagio. Ad esempio: "Luomo che dormiva a rate", in cui suonano solo loro e non hanno il mio accompagnamento ritmico alla chitarra, l'hanno presa troppo lenta. Io mi sono adattato e li ho seguiti, sensza problemi, ma è risultata stancante e un po' trascinata (faceva dormire davvero). Mi spiaceva però interrompere e ricominciare, perché la gente ascoltava rapita e attenta. Ho ritenuto che non fosse necessario, benché ci si trovasse in un contesto amichevole e familiare. Altre cose invece sono state suonate straordinariamente bene e mi faceva piacere cantare su quelle musiche ben studiate e avvolgenti. Molto bravo Jack al pianoforte; quando si lascia andare e si concentra è capace di dare un colore straordinario ai brani, dimostrando di interpretarli alla perfezione.

Domenica 21 dicembre 2014, via Carrea (area acque minerali), GENOVA, festa del comitato di quartiere "FANTICARREA"
Per il secondo anno consecutivo Fabrizio Criniti, preziosissimo mio direttore musicale oltre che bassista e polistrumentista, propone questo piccolo happening musicale per la gente del quartiere, questa volta con tanto di borderò SIAE che compilerà il sottoscritto inserendo quindi anche le proprie canzoni eseguite, oltre alle canzoni di altri fatte nel corso della serata. Sul palco si alternano diversi musicisti, con Fabrizio quasi sempre coinvolto con qualche strumento. Per ultimo salgo io e propongo alcune cose di De André, di Vecchioni e tre delle più immediate canzoni di "Scusi, posso essere tutti", che vengono apprezzate (chissà poi perché) anche più delle altre. Insieme a me suonano Francesco alla batteria, fabrizio al basso e un amico di Fabrizio alla chitarra solista che fa cose egregie, improvvisando sulle canzoni che conosce. Inutile dire che mi piacerebbe che qualche volta collaborasse con noi, perché le mie canzoni con l'aggiunta dei suoi tocchi acquisterebbero una sonorità irresistibile. Vedremo. E' un tipo schivo ma simpatico. Di Benevento, mi pare, ed ha una parlata bellissima. Un artista, comunque. Dice che è molto impegnato con il lavoro (in ospedale) ed ha poco tempo. Come noi, del resto. Ma magari il progetto potrebbe interessarlo, anche se solo per un breve periodo. Purtroppo mai come in questo periodo mi accorgo che mancano le opportunità (o non le so e non le posso trovare io). Quante occasioni di fare cose di qualità ho perso proprio per questo motivo? Io sarei molto più bravo, e i miei spettacoli molto più piacevoli e precisi e completi, se fossi riuscito a trovare un canale giusto per farli girare. E' un peccato davvero; più per gli altri che per me, intendiamoci. Io sono già contento così. Mi sembra quasi impossibile che, se attacco "Non mi dirai ch'è la crisi" davanti a persone mai viste ma che sono disposte ad ascoltare, improvvisamente le sento vicine, curiose, divertite. Io, per dire, stasera mi sarei limitato alle cover, perché cominciava a far freddo, ero tutto imbaccuccato (giaccone, sciarpa e berretto) e non pensavano che quelli davanti avessero voglia di ascoltare. Ma Fabrizio ha insistito perché dopo De André e Vecchioni facessimo qualcosa dallo spettacolo e allora ho attaccato. Aveva ragione Fabrizio: tre canzoni delle mie ci stanno anche così all'aperto, in una sera di dicembre, sotto i palazzi di un quartiere di Sampierdarena, per scambiarsi gli auguri di buone feste.  Mi piacerebbe che diventasse una tradizione.



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