DONNE E VESTITI da "Agenti immobiliari nomadi" 1994 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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DONNE E VESTITI da "Agenti immobiliari nomadi" 1994

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I MONOLOGHI

DONNE E VESTITI

«Degli anni Settanta mi piaceva quasi tutto. Tranne le calzature delle donne. Quegli zatteroni immondi, quei tacchi a parallelepipedo, così antiestetici, così poco femminili. Il piede delle donne è uno strumento importantissimo, mille sono le sue risorse. E allora perché avvilirlo in questo modo? Ebbene, mi dica lei, di tutto quello che c’era di buono negli anni Settanta… idee, fermenti, vitalismo… cosa è tornato in voga? Proprio l’abbigliamento femminile! Quelle scarpacce disumane, quei pantaloni a zampa d’elefante, scampanature di ogni tipo che mi nascondono cosa? La sublime armonia della caviglia, la raffinata rotondità, per soli iniziati, del tratto finale del polpaccio. Almeno qualche tempo fa usavano quei jeans attillati… sì, se ne vedono ancora, ma non più quanti una volta. Lì potevi leggere tutta la raffinatezza del gluteo, il disegno della coscia.

Guardi quella, ad esempio, quella ragazza. È magra, sosptto ben fatta. Perché diavolo deve vestirsi così? Con quel cappello, da ragazzino di colore dei sobborghi di Manhattan! Capirei quelle bruttine, ammesso che esistano, ma le altre…? È un vero crimine, mi creda.
Fermo! Fermo! Dritta davanti a noi… una pazza! Quella è una pazza, glielo giuro, glielo metto per iscritto, le porto i testimoni, se vuole. Cos’ha indosso? La gonna del tradimento! Cioè, da qui sembra una gonna, o meglio, può sembrarlo ad un occhio non allenato e con il favore della distanza, ma invece… se ti avvicini e osservi con più attenzione… pantaloncini! Che senso ha mettersi una specie di gonna che è chiusa al centro?! Così io salgo sull’autobus, mi siedo di fronte a lei per cercare di guardare e… mi trovo la strada sbarrata dalla stoffa. Una donna con la gonna-pantalone, o come si chiama quella roba lì… è come un libro giallo a cui hanno incollato le ultime pagine. Giuda! Ma allora mettiti una tuta da motociclista che fai più bella figura! No, si mettono le calze, nere, belle, un velo perfettamente aderente, una tendina sottile che esalta l’infinito… solo per lo stinco! Lo stinco è stupido, ammettiamolo… oddio, ce n’è di graziosi, non voglio dire…. Ma non basta, davvero, non basta! E ti guardano con quella faccia, come dire: "Io sotto ci ho tutto in regola… ma non ti faccio vedere niente!" Porca troia! Ci sono i limiti per una denuncia.

E le donne con gli anfibi ai piedi? Magari carine, tu cominci con la testa, scendi giù, tutto per bene… chiudi un occhio magnanimo su quei gilet in pelle nera da bovaro texano, scendi ancora più giù e…. AAAAHHHHH! L’anfibio! Con la punta quadrata, lungo tre o quattro misure più del numero naturale del piede! Gli mancano una mitraglietta e la cartuccera! Un mio amico mi fa: "Vuoi mettere la dona aggressiva!" Ma quale donna aggressiva! Ma vacci te con un Cow-boy!

E poi il reggiseno! Ricordo che quando le femministe lanciarono la loro, giustissima, battaglia contro il reggiseno, io ero soo un ragazzino, uscimmo con un mio amico a festeggiare! Caroselli per le vie della città come dopo una vittoria dell’Italia. Potevi annegare, allora, per ore intere nella scollatura di una camicetta. Si partiva dall’ascella e poi dentro, in curva, con il nervo ottico in tensione, dolente, quasi! Oggi… oggi ci puoi anche provare, magari hanno quelli microscopici, che dall’esterno non si vedono, e allora scavi, scavi con la pupilla, scavi perché ti sembra che non c’è… e poi invece c’è. In quei momenti vorrei morire. Una volta sono anche svenuto, sull’autobus, per la grande delusione. Tutti intorno, mi hanno rianimato, ero riverso in terra: bene, mi dico, posizione più che favorevole; rivolgo gli occhi in alto… e mi trovo circondato da pantacollant, quelli che hanno anche il laccetto che passa sotto il piede, tipo tuta da sci, così non vedi proprio niente, neanche l’ombra del malleolo. Che, dico io, il malleolo non si dovrebbe negare a nessuno, dovrebbero buttarteli a secchiate i malleoli, te’, quanti ne vuoi, anche in farmacia, gratis! No. Una corazza, un’armatura, sempre più difficile, sempre più coperte. Quello che ha inventato quelle robe lì… è un sadico. Per non parlare, caro signore, del body. Ha presente il body? Io credevo fosse il nome scientifico di un animale esotico, tipo… "boy-body". Il vero problema di quell’aggeggio lì è che…»

Il dottor Minotauro sta esagerando. Inutilmente cerco di distrarlo chiedendogli oziosi ragguagli sull’appartamentino che stiamo andando a visitare, il "pied-a-terre mansardato", come lo chiama lui. Camminiamo a lungo per le vie della città, a piedi, in direzione della periferia, verso le colline. La zona mi piace e anche la passeggiata. Trovo invece sconveniente la disquisizione dotta sull’abbigliamento intimo femminile. Non per moralismo, per carità. È solo che il Minotauro non parla… urla, per strada. E si volta ogni momento, fa le radiografie con gli occhi a tutti gli esseri viventi di sesso femminile che incontriamo. E quando dice: "guardi quella!" La indica con un gesto plateale del braccio…e quella è a soli due metri.

Il monolocale è davvero carino, arioso e con una bella vista. Dentro non c’è quasi niente ma, a sentire il Minotauro, l’unica cosa che conta è… il letto. Me lo indica come se fosse una reliquia, più volte, accarezza religiosamente la rete spoglia e il materasso ancora piegato e mi dà delle pacche sulle spalle, e ride da forsennato.

In un angolo c’è un’altra rete per improvvisare una doppia piazza ma il Minotauro me la sconsiglia.

«Il letto singolo è meglio. Si fanno cavalcate più raccolte e dopo… le ospiti indesiderate vanno a casa, a dormire nel loro, di letto. È una garanzia, nello stretto non si fermano mai a lungo. Guai a risvegliarsi il mattino dopo… in due.»

Mi mette al corrente del regolamento del condominio: divieto assoluto di tenere scimmie ed altri animali strani.
«Ma a noi, naturalmente, le scimmie non interessano…»

E aggiunge una sconcezza irripetibile, facendosi paonazzo in volto.

Firmiamo il contratto, mi consegna le chiavi, mi impone di provare la consistenza delle reti del letto, mi sganascia per un quarto d’ora ridendo e sempre ridendo imbocca la porta. Lo sento ancora, sul pianerottolo, che fa mille complimenti alla mia vicina di casa. L’ho intravista, entrando: avrà settant’anni!

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