ALESSANDRO MANCUSO le canzoni, i racconti, il teatro


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Guida al testo scritto di italiano

MATERIALI DIDATTICI

MODULO SUL METODO DI STUDIO PER LE MATERIE UMANISTICHE AD AVVIO DEGLI STUDI LICEALI
SVILUPPO DELL’UNITÀ DIDATTICA N° 4

TITOLO
COME SI SCRIVE UN TESTO ESPOSITIVO-ARGOMENTATIVO
PREREQUISITI
Conoscere e saper utilizzare nella composizione scritta le principali strutture
morfosintattiche della lingua italiana;
conoscere il lessico standard della lingua italiana e comprenderne il
significato nei diversi contesti;
saper interpretare e riassumere un testo;descrivere uno spazio, un avvenimento, un fenomeno, una situazione.
OBIETTIVI
saper rispondere in modo coerente e sviluppato ad una precisa richiesta;comunicare in forma scritta corretta le proprie conoscenze;organizzare un ragionamento in merito ad un argomento proposto;avvallare o confutare una tesi;esprimere in forma scritta una propria opinione su un dato argomento.
TEMPI
ore di lezione frontale (2 per il I° Quadr. e 2 per il II° Quadr.);ore di esercitazione (1 ora a Quadrimestre);ore complessive di verifica (divise in: I°Quadr.“espositiva”- II°Quadr. “argomentativa”)
CONTENUTI
Le caratteristiche del testo espositivo; sviluppo e situazioni particolari;differenti fasi di lavoro da affrontare per produrre un testo espositivo;caratteristiche del testo argomentativo: tesi, antitesi, situazioni particolari;operazioni da affrontare per produrre un testo argomentativo.
ATTIVITÀ
E METODO
I° Quadr. - 2 ore: lezione frontale sul testo espositivo e su come si compone, passo passo;ora: esempi ed esercitazioni mirate con interventi degli allievi e controllo a campione di brevi esercitazioni assegnate in precedenza;ore: verifica: produzione di testo espositivo;
II° Qadr. -2 ore: lezione frontale sul testo argomentativo e su come si affrontano l’avvallo e la confutazione di una tesi;ora: esempi ed esercitazioni mirate con interventi degli allievi e controllo a campione di brevi esercitazioni assegnate in precedenza;ore: verifica: produzione di testo argomentativo.
STRUMENTI
libri di testodi giornaleappositamente prodotti dal docente come esempi operativi (in lettura e/o in fotocopia)per schematizzazione immediata, durante la lezione frontale, delle varie fasi di lavoro, della compilazione di una scaletta, dell’articolazione in paragrafi di uno svolgimento-tipo.
VERIFICA

Prerequisiti: assegnare lo svolgimento di riassunti, testi descrittivi, lettere ad
Amici e pagine di diario;
Verifica formativa (controllata a campione) non valutata, a scopo di
Esercitazione e per capire cosa va bene e cosa non va in un testo espositivo
o argomentativo;
Verifica sommativa: somministrazione, in due momenti diversi (I° e II° Quadr.), rispettivamente di una traccia da sviluppare come testo espositivo e di una da sviluppare come testo argomentativo.

CRITERI DI
VALUTAZIONE
Conoscenze= sapere Conoscere la morfosintassi italiana.
Conoscere le strutture del testo espositivo e del testo argomentativo.
Competenze= saper fare Comprendere le richieste di un titolo espositivo o argomentativo.
Organizzare e rielaborare le conoscenze in un discorso sviluppato e coeso.
Avvallare o confutare una tesi; esprimere le proprie opinioni in merito a un dato tema.
Capacità= saper essere Avviare ad una valutazione critica ed interpretativa autonoma.
RECUPERO
Il docente insiste molto sul lavoro di correzione degli elaborati, proponendo agli allievi rifacimenti, interventi sul proprio testo e lavori di recupero dell’ortografia o della sintassi, laddove questi si dimostrino utili. Per chi non effettua la prova in modo soddisfacente dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e dello sviluppo delle idee, verranno somministrati lavori su saggi o articoli inerenti problematiche simili a quelle assegnate in verifica.

Allegato sulle indicazioni operative per lo svolgimento dell’Unità didattica
IL TESTO ESPOSITIVO
GUIDA ALLA COMPOSIZIONE
(a cura del prof. Alessandro Mancuso)


È un testo in cui si riferisce di un particolare argomento, a partire da documenti e fonti di vario genere, conoscenze ed esperienze personali.
L’attenzione nell’elaborazione di tale testo è rivolta ai dati, ai contenuti e agli elementi appresi e posseduti, non alle opinioni o interpretazioni di chi scrive (che sono oggetto peculiare del testo di tipo
argomentativo).
Per sviluppare il testo espositivo bisogna
sapere, aver compreso, riorganizzare e rielaborare strutturalmente determinati processi, situazioni, condizioni, problematiche legate al mondo della scienza, della cultura e della società in generale.
È importante quindi riferire quanto si è studiato, o quanto si conosce per esperienza diretta, in maniera
oggettiva, stabilendo precise priorità in base alla classificazione delle informazioni e alla loro gerarchia (prescelta da chi scrive ma nel rispetto delle indicazioni e delle richieste della traccia o della consegna), organizzando l’elaborato in modo da conferire ad esso uno sviluppo compatto e coeso, coerente nelle impostazioni, rispettoso di una propria logica interna ed esauriente nella distribuzione dei blocchi di informazioni.

Per comodità suddivideremo il lavoro in quattro diversi momenti operativi definiti e articolati come segue:

a) PIANIFICAZIONE DEL TEMPO A DISPOSIZIONE
) FASE PRELIMINARE b) LETTURA ATTENTA DEL TITOLO
c) RACCOLTA DELLE IDEE
d) SELEZIONE E ORGANIZZAZIONE DELLE IDEE

a) STESURA DI SCHEMA O SCALETTA
2) FASE OPERATIVA “A” b) SCRITTURA DELL’ELABORATO IN BRUTTA COPIA
c) RILETTURE PERIODICHE E REVISIONE FINALE


) FASE OPERATIVA “B” a) TRASCRITTURA IN BELLA COPIA
b) INTERVENTI DI MODIFICA AL TESTO

) REVISIONE CONCLUSIVA a) RILETTURA DELLA BELLA COPIA



FASE PRELIMINARE

Pianificazione del tempo a disposizione
Si deve stabilire, in base al tempo che si ha a disposizione, quanto tempo dedicare a ciascuna delle fasi del lavoro. Prendendo ad esempio la situazione classica delle due ore, sarà opportuno dedicare un totale di 20 minuti (quelli iniziali) alla FASE PRELIMINARE e circa 10 minuti (quelli finali) alla quarta fase, ovvero la REVISIONE CONCLUSIVA. Un totale di 90 minuti da dedicare complessivamente alla scaletta, alla stesura della brutta copia e alla copiatura in bella è sufficiente.
b) Lettura attenta del titolo
Leggendo il titolo si deve individuare l’argomento centrale, basandosi sul riconoscimento delle parole-chiave e sulla comprensione della funzione che esse assumono all’interno della consegna. Se di alcuni vocaboli non si conosce il significato, oppure lo si conosce in modo parziale o non si è in grado di correlarlo direttamente alle richieste specifiche della traccia, occorre CONSULTARE IL VOCABOLARIO in modo da operare i necessari collegamenti logici e cogliere ogni singolo aspetto della richiesta che viene fatta.
Ad esempio, un titolo come
“I rapporti tra i Longobardi e i popoli italici nel VII secolo d. C, pur nella sua semplicità, contiene due precise richieste che non possono e non devono essere disattese: la prima riguarda “i rapporti” tra il popolo dominatore e il popolo sottomesso; la seconda riguarda l’epoca entro la quale dobbiamo necessariamente circoscrivere la nostra esposizione. È un errore quindi considerare il tema “sui Longobardi”, e quindi scrivere di tutto ciò che sappiamo unicamente in merito ad essi; ed è pure un errore considerare il tema “sulla dominazione longobarda nella penisola italica”, giacché essa non è durata un solo secolo. Sarà opportuno invece concentrarsi sull’analisi e sulla descrizione delle particolarità che hanno interessato i rapporti tra i due popoli esclusivamente nel secolo indicato.
Il titolo va quindi letto (e riletto più volte!) con grande attenzione ad ogni sua sfumatura. Leggendo il titolo, e riflettendo su esso, si comincia quasi automaticamente a fare mente locale su tutto ciò che si conosce in merito agli argomenti richiesti e a dare un primo, generico, indirizzo a quella che sarà poi la trattazione da sviluppare. Va ricordato che nella formulazione del titolo è contenuto un binario preciso che dovrà guidare la composizione scritta dal suo inizio fino alla sua conclusione; sarà quindi importante tenerlo a mente in ogni passaggio del lavoro, onde evitare di smarrirsi durante la stesura in divagazioni non corrette.

Raccolta delle idee (o materiali, se si tratta di un saggio breve)
Letto e compreso a fondo il titolo, si tratta ora di ricostruire mentalmente quello che si sa circa l’argomento proposto.
Il passaggio successivo è la stesura di un elenco di idee, avvenimenti, esempi, personaggi, luoghi, rapporti di causa-effetto che devono essere raccolti anche in maniera confusa, non ordinata, come semplici appunti di pro-memoria (l’importante è che siano pertinenti rispetto all’argomento centrale che si sarà individuato nella fase di analisi del titolo).
Esempio:
Agilulfo – Rotari – Editto – Gregorio Magno – integrazione difficile - fine dell’arbitrio incondizionato degli oppressori – religione – arianesimo e cattolicesimo – Teodolinda – miglioramento dei rapporti – ruolo del potere bizantino in alcune zone della penisola - Ravenna – Liutprando – faide – fare – sippe ecc.

Selezione e organizzazione delle idee (o materiali e documenti ai quali, in un saggio breve, intendiamo fare riferimento)
Si lavora sul primo elenco abbozzato e non ordinato allo scopo di riconoscere gli elementi maggiormente utili, o addirittura imprescindibili, tra quelli che si conoscono; si elimineranno le idee che potrebbero portare il discorso fuori dalla richiesta della traccia ed anche quelle idee che potrebbero essere sviluppate ma solo avendo un tempo a disposizione maggiore rispetto a quello consentito; occorre infatti tenere sempre presente la “fattibilità” della prova, e quindi, nello specifico, la sua reale e pratica possibilità di sviluppo: è un grave errore soffermarsi su un unico aspetto del tema, per quanto importante possa essere, e dedicare ad esso, in maniera sbilanciata, improvvisata ed emotiva, gran parte del tempo a disposizione, finendo poi per produrre un testo inutilmente approfondito su un aspetto ma del tutto mancante di altre parti che invece non dovevano essere omesse.
Infine si darà un primo ordine logico (che potrà anche non essere strettamente cronologico) all’elenco stabilendo rapporti tra un “prima” e un “dopo” che si intende seguire nel corso della trattazione.
Esempio:
integrazione difficile – fare e sippe – rigidità sociale e suoi motivi - fine dell’arbitrio – Agilulfo – Gregorio Magno – Teodolinda - abbandono dell’arianesimo – miglioramento dei rapporti – Editto di Rotari.

FASE OPERATIVA “A”

Stesura di schema o scaletta
Quanto prodotto fino ad ora è un semplice elenco di concetti cardine, già selezionati ed ordinati; ma non è ancora utile come ossatura di una composizione. Per operare efficacemente durante la stesura della “brutta copia” è bene dotarsi di uno strumento di pianificazione del lavoro maggiormente elaborato, che guidi attraverso l’attuazione di un percorso già definito (e che non deve essere mai improvvisato), che limiti al minimo i “cambiamenti repentini di rotta” e che sia impalcatura, sintesi dettagliata da rimpolpare.
Tale strumento è quello che viene tradizionalmente definito “scaletta”, o anche “schema”. Esso può essere di vario genere, secondo le abitudini, gli schemi di pensiero ed anche la creatività di ciascuno. Non ne esiste pertanto un unico tipo, rigidamente classificabile; si può comunque fare riferimento ad alcune caratteristiche generali che deve possedere per risultare efficace:
deve essere analitico e sintetico e seguire lo stile personale che ciascuno ha nello stendere promemoria o appunti da sviluppare;contenere gli abbozzi (una semplice frase, due o più parole in sequenza, non necessariamente collegate da nessi sintattici) dei diversi punti che si intendono toccare ed elaborare, ormai a questo punto ordinati e chiari nei rapporti
logico-cronologici, di causa-effetto, di prima-dopo, di spiegazione-conseguenza che li legano insieme;deve essere eccessivamente dispersivo, né troppo particolareggiato;contenere, segnalare e quindi rammentare, le “intuizioni” in merito ad un possibile sviluppo che si vuole dare al lavoro, quelle intuizioni avute nelle prime fasi del lavoro, dalla lettura del titolo alla prima raccolta delle idee;ò contenere domande (come ? perché?) che segnalano l’esigenza di elaborare durante la stesura un’appendice del discorso, la quale in fase di progettazione può tranquillamente non essere ancora chiaro come impostare (quindi si vedrà in seguito, ma è importante che sia segnalata l’apertura di “quella porta” di comunicazione).
Gli schemi, o scalette, maggiormente utilizzati sono spesso riconducibili a due tipologie di base: lo schema
verticale e lo schema ad albero (ma le definizioni sono solo di comodo e non sempre rigidamente distinguibili).
Lo schema
verticale è quello tradizionale per punti e sottopunti, meno graficamente evidente rispetto all’altro ma sviluppabile con maggiore elasticità.
Esempio:
Integrazione difficile: motivazioni del comportamento dei Longobardi all’inizio della dominazione;
cause storiche e sociali della totale sottomissione degli italici;
- Organizzazione rigida della società: ruoli e loro definizioni; poteri;
- Fine dell’arbitrio: come cambia da Autari in poi; Teodolinda e la religione; importanza del cambiamento;
- L’Editto di Rotari: stile rozzo; estraneità al diritto romano; faide e guidrigildo (spiegare)
- Situazione di stallo tra Longobardi e Bizantini: per quali motivi (spiegare)
- Gregorio Magno……………conclusione.
Lo schema ad albero permette più visibilità, soprattutto nella direzione dei singoli argomenti da trattare e negli agganci logici tra gli stessi ma abbisogna di più sintesi; il percorso da fare può essere stabilito con puntualità (anche se andrà comunque sempre verificato e, all’occorrenza, modificato secondo le esigenze che si possono manifestare solo durante la stesura effettiva), facendo ricordo a segni grafici quali frecce, parentesi, puntini di sospensione, numerazione in merito all’ordine da seguire, separazione di scrittura in corsivo e scrittura in stampatello per stabilire ulteriori gerarchie in seno agli argomenti da trattare, ecc.
Si può partire dal basso e salire, come nell’esempio riportato sotto, o procedere in senso inverso, sempre seguendo il criterio della personale comodità.
Esempio:


Concludere con…

Rapporto con Bizantini e papato

1…. 2…. 3….

Editto di Rotari

Pagamento di regolari tributi Fine dell’arbitrio Teodolinda e la questione religiosa (come e perché?

Inizio cambiamento da Autari
In minoranza
°….. 2°….. 3°….. Diffidenza per la cultura


Cause storiche e sociali Ragioni dei Longobardi

Decadenza di civiltà secolare
(4)
Ragioni degli Italici
Sippe – arimanni – aldii - servi
(3)
Organizzazione rigida della società (2)
(1)
Breve accenno ai rapporti nei secoli precedenti

Integrazione difficile



Introdurre con…








Scrittura dell’elaborato in brutta copia

Il primo semplice principio da tenere a mente è che il testo deve comporsi di tre parti: introduzione, elaborazione espositiva, conclusione.
L’
introduzione deve contenere un breve inquadramento generale dell’argomento (da uno a tre periodi, non di più) e anticipare anche, in sintesi, quali saranno i criteri di indagine e di sviluppo dello scritto.’elaborazione espositiva dovrà contenere un discorso continuo, completo nelle sue parti e collegato, organizzato in modo da poter seguire (nella lettura) uno svolgimento da un punto verso un altro, o altri, punti. Il lavoro non dovrà quindi essere costituito da blocchi a sé stanti e staccati tra loro. Nel caso in cui si avvertisse, in uno o più passi, l’esigenza di cambiare totalmente argomento occorre segnalarlo con espressioni quali: Passando a considerare… Per quanto riguarda invece… e similari.conclusione risponde definitivamente e in modo sintetico al problema espositivo proposto dal titolo; è bene che chiuda una sorta di ideale percorso circolare aperto dall’introduzione, e quindi ne riprenda implicitamente le premesse per portarle a compimento. Qualora in fase di stesura della conclusione (quindi dopo aver sviluppato il testo e sapendo già quali sono i suoi punti nodali) ci si rendesse conto che l’introduzione anticipa elementi poi non trattati o considerati in modo differente rispetto a quanto ci si è inizialmente proposto, bisogna “cambiare l’introduzione” e renderla adeguata non solo allo svolgimento ma anche alla conclusione che ad esso si intende dare.

Riletture periodiche e revisione finale
Man mano che si procede nella scrittura, bisogna soffermarsi a rileggere gli ultimi periodi, sia per controllarne lo sviluppo sintattico e la correttezza espositiva in genere, sia per assicurare a ciò che si sta per scrivere continuità rispetto a quanto si è scritto prima.
È bene preoccuparsi di utilizzare sempre i termini migliori, che spesso non sono i primi che vengono in mente; quelli servono per chiarire cosa si vuole scrivere, fungono da “puntelli provvisori” e si possono anche utilizzare lì per lì, giusto per portare a compimento una frase; appena possibile però devono essere sostituiti con
sinonimi più adeguati o con vocaboli specifici rispetto all’argomento che si sta trattando. Storia, scienza, geografia, economia, letteratura; ciascuna di queste discipline ha un proprio lessico specifico che bisogna dimostrare di saper utilizzare a dovere, anche questo fa parte delle conoscenze richieste da un testo espositivo.
Attenzione anche alle ripetizioni, non solo quelle di termini “centrali” che, dato l’argomento, si è portati per forza di cose ad utilizzare più volte nella composizione, ma anche alle ripetizioni cosiddette “per simpatia”, ovvero quei nomi, quegli avverbi o quelle espressioni che, già usati in precedenza, rimangono in mente e si torna ad usare poco dopo senza ricordare che si erano già scritti prima (esempio: “chiaramente”, “allora”, “per cui”, ecc.)
Terminata la stesura in brutta si procede alla revisione finale, che si può suddividere in due momenti, non necessariamente separati: la revisione del
contenuto e la revisione della forma.
La revisione del contenuto deve verificare la pertinenza alla traccia, cioè se lo sviluppo dell’argomento centrale del titolo è completo ed esauriente. Si possono ora segnare i punti in cui inserire lo stacco dei vari paragrafi autonomi(sempre che non sia stato fatto già in sede di stesura); tali paragrafi devono essere collegati tra loro opportunamente da connettivi, richiami, anticipazioni e approfondimenti di parti prima citate solo in modo generico, ma ogni paragrafo deve far emergere una propria idea principale, sviluppata attorno ai capisaldi indicati in scaletta. Bisogna verificare che non siano presenti “vuoti” nella ricostruzione, cioè parti annunciate e non sviluppate o passaggi lasciati in sospeso. Attenzione anche alle “incoerenze” rispetto a quanto si è detto prima: spesso infatti si inizia la trattazione di un argomento puntando su un aspetto che poi, per dimenticanza o per l’incalzare di nuove intuizioni, viene bruscamente accantonato o contraddetto. È in questi casi che bisogna intervenire in maniera robusta dentro il testo, collocando asterischi ordinati e comprensibili per chi scrive e aggiungendo (in fondo al foglio o a margine, se c’è spazio) le parti correttive da inserire poi al punto giusto durante la copiatura in bella.
La
revisione della forma si articola in due momenti, quindi in almeno due ulteriori riletture: una orientata sulla verifica della correttezza ortografica, parola per parola (uso degli accenti, apostrofi, doppie, maiuscole, divisione in sillabe nell’ “andare a capo”, ecc.); una orientata sulla verifica della sintassi (e quindi anche della punteggiatura ad essa strettamente correlata) che governa le singole frasi, ponendo attenzione a che le diverse parti di una frase concordino tra loro (esempio: se i soggetti sono due il verbo dovrà essere al plurale, anche se tra i due soggetti, mentre si scrive, è solo il secondo a rimanere più impresso nella mente e a dominare quanto a significato), che sia sempre presente la proposizione principale con il suo verbo reggente, che le proposizioni non siano “monche” o troppo elementari e che non siano neanche chilometriche e prive di ricostruzione adeguata (evitare e correggere i periodi “interminabili” che procedono all’improvviso, senza adeguata organizzazione). Occorre in questa revisione verificare anche la scorrevolezza e chiarezza della composizione; se un periodo risulta di lettura non facile, “zoppicante”, contorto e non espresso in modo lineare, è bene riformulare il concetto magari facendo ricorso a frasi più brevi e gestite con maggiore attenzione.


FASE OPERATIVA “B”

Trascrittura in bella copia
Copiare il tutto prestando attenzione alla grafia e all’ordine della ricomposizione di quanto scritto in brutta; è bene separare i paragrafi con opportuni punti e a capo (quando un’idea è stata sufficientemente sviluppata e si passa ad un’altra) in base alle indicazioni già apposta sulla brutta copia.

b) Interventi di modifica al testo
Bisogna essere attenti durante la scrittura e riflettere su quello che si sta copiando per intervenire, eventualmente, con ulteriori piccole modifiche. La ricopiatura non deve essere meccanica e frettolosa


4) REVISIONE CONCLUSIVA

a) Rilettura della bella copia
Si tratta di controllare in ultima analisi la stesura definitiva del lavoro, quella che verrà corretta e quindi valutata; fare attenzione a quegli errori di distrazione che spesso in questa fase emergono a causa della stanchezza o della non sufficiente concentrazione durante la copiatura in bella. Limitare al minimo, in questa fase, gli interventi correttivi sui blocchi di testo o sull’impostazione sintattica, che creerebbero confusione e disordine. Le correzioni consistenti vanno fatte nelle fasi precedenti.






IL TESTO ARGOMENTATIVO
GUIDA ALLA COMPOSIZIONE
(a cura dei proff. Alessandro Mancuso e Gabriele Laterza)

È un testo in cui si fanno varie considerazioni tutte collegate tra loro e si presenta un’opinione personale in merito ad un problema, o ad una situazione di partenza; l’opinione va inoltre spiegata, difesa, se è il caso dimostrata e, se contrasta un’opinione data, deve avvalersi anche della confutazione
di quest’ultima.
Il testo argomentativo ha finalità pratiche e punta a convincere il destinatario circa la bontà, o comunque la plausibilità, dell’opinione presentata, al fine di fare accettare un’opinione o addirittura di fare adottare un certo comportamento.
Argomentare è pratica politica, giudiziaria, di scienze umane; si rivolge ai rapporti tra l’uomo e l’ambiente, tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e le varie manifestazioni che si possono prendere in esame per riflettere su un fenomeno. I discorsi politici, le arringhe degli avvocati, gli articoli di fondo dei giornali, le prediche e i sermoni, i saggi su problemi folosofici, sociali, storici e scientifici, sono tutti testi argomentativi. In essi chi scrive deve dimostrare la validità di una certa tesi.
L’argomentazione, va detto, appartiene anche all’oralità ed è una pratica molto diffusa nella realtà della vita privata; tutti argomentiamo spesso, pro o contro una tesi di partenza, per manifestare e illustrare il nostro sistema di interpretazione delle cose in un dato contesto.
Lo
scopo dell’argomentazione persuadere chi ascolta, o legge, ovvero il destinatario del lavoro.
Il
modo dell’argomentazione è dimostrare ciò che si afferma portando prove, confrontando teorie e conutando tesi contrarie nella maniera più convincente possibile.
Alla base di un testo argomentativo (nel caso della pratica scolastica il
tema tradizionale o il saggio breve) c’è un problema su cui si deve prendere una decisione; l’opinione espressa in merito al problema proposto si chiama tesi.
Allo scopo di convincere il destinatario a condividere la tesi vuole esprimere l’emittente, questi fornisce i propri
argomenti. La tesi contraria a quella dell’emittente, che può essere implicita nell’argomento proposto, oggettivamente sostenibile o sostenuta da un interlocutore di qualunque genere, si chiama antitesi; anch’essa è una “tesi” che l’emittente deve dimostrare di conoscere a fondo, anche nelle sue ragioni valide, per poterla confutare in modo convincente. Confutare significa togliere validità ad un’opinione di partenza, alla luce degli argomenti addotti.
L’ultimo passaggio è la
conclusione, in cui si ribadisce sinteticamente la posizione sull’argomento.
Per quanto riguarda le caratteristiche operative generali (cioè come lavorare in pratica, come stendere materialmente il testo, come revisionare, correggere, ricopiare, ecc.), verranno qui richiamate in modo sintetico; per una trattazione più completa si rimanda alla suddivisione e agli schemi già espressi per il
testo espositivo nella prima parte dell’illustrazione dell’unità didattica presente. In questa fase ci soffermeremo invece sugli aspetti particolari del testo argomentativo che non annullano quelli precedentementi illustrati ma li integrano alla luce delle peculiarità di tale svolgimento.
Schematizziamo la struttura propria del testo argomentativo:

PROBLEMA
- TESI
- ARGOMENTI A FAVORE DELLA TESI
- ANTITESI
- ARGOMENTI A FAVORE DELL’ANTITESI
- CONFUTAZIONE DEGLI ARGOMENTI DELL’ANTITESI
- CONCLUSIONE

L’ordine in cui sono presentati gli elementi dello schema non deve però essere inteso in modo rigido, perché in taluni casi la propria opinione si può registrare alla fine, dopo aver addotto prove ed aver confutato eventuali obiezioni. Addirittura la tesi può anche non essere esposta direttamente, qualora questa risulti evidente dallo viluppo del discorso. In caso di argomentazione solo affermativa si puo’ persino non presentare l’antitesi (specie se questa risulta evidente o non richiede illusrazioni di sorta), così come l’argomentazione può scaturire implicitamente dalla semplice confutazione dell’antitesi (argomentazione confutatoria).

In molti casi però non è sufficiente una buona tesi: occorre esprimere chiaramente la forza degli argomenti e devono essere evidenziate le tecniche argomentative, cioè il modo con cui l’idea è presentata.
Le
tecniche argomentative sono di quattro tipi:

ARGOMENTI CHE RIPORTANO FATTI CONCRETI (esempi, vicende, testimonianze, documentazioni)DI AUTORITÀ (innegabili dati di fatto)LOGICI (conseguenze logiche del discorso, relazioni di causa-effetto, riflessioni da sostenere)PRAGMATICI (risultati concreti e dimostrazioni)

Le caratteristiche del testo argomentativo si possono così sintetizzare:

GRANDE RILIEVO DEL DESTINATARIO (tenere presente che ci si rivolge a qualcuno che leggerà e che si deve convincere)COSTANTE DELL’EMITTENTE (la stesura è costantemente accompagnata dall’opinione di fondo)DI UN LESSICO VALUTATIVAMENTE ORIENTATO (il dato oggettivo va filtrato dalle valutazioni)MASSICCIO DEI CONNETTIVI (il discorso è continuo, non può essere frammentario)DI PARTI DI TESTO DI ALTRO TIPO PER PERSUASIONE (citazioni favorevoli o contrarie, testi, ecc.)



FASI DEL LAVORO (specifiche; per quelle generiche si rimanda alla parte precedente)

1) Lettura attenta del titolo (e utilizzo del vocabolario per le parole sconosciute e le parole-chiave)
(Il vocabolario consente anche una prima stimolazione per la produzione delle idee).
Leggendo il titolo si devono individuare l'argomento centrale e la tesi esplicitamente o implicitamente presente nel titolo stesso, perché è attorno ad essi che si dovrà sviluppare lo scritto.caso in cui il titolo presenti solo l'argomento e non indichi alcuna tesi, si deve sostenerne una nel corso del lavoro, in modo da dare il giusto spessore argomentativo al testo.caso infine in cui non si sia d'accordo sulla tesi proposta dal titolo, si dovrà contraddirla, sostenendone una diversa e che si reputa più valida.
Dopo aver individuato l'argomento e la tesi da sostenere, si dovrà sinteticamente scriverli.
Nel corso della fase di lettura del titolo, si dovrà inoltre individuare se in esso siano presenti sotto-argomenti: in questo caso il tema risulta provvisto di una traccia precisa da seguire.

Esempio (1).
Il ruolo della donna nella famiglia e nella società, ieri e oggi.
Argomento centrale: la condizione femminile nel corso del tempo, a livello familiare e sociale.
Tesi da dimostrare: nel corso del tempo il ruolo della donna è cambiato, sia nell'ambito familiare che in quello sociale.
Sotto-argomenti: il titolo non chiede di parlare genericamente della condizione femminile ma obbliga a toccare alcuni punti precisi: il ruolo della donna nella famiglia (ieri e oggi); il ruolo della donna nella società (ieri e oggi).

Esempio (2)
. La condizione femminile.
Argomento centrale: la condizione della donna.
Tesi da dimostrare: non è presente; si dovrà individuare autonomamente una tesi e sostenerla nel corso dello svolgimento, per conferire al testo lo spessore argomentativo (naturalmente laddove la richiesta generale sia quella della produzione di un testo argomentativo, perché lo stesso titolo potrebbe invece essere sviluppato in forma semplicemente espositiva).
Sotto-argomenti: non sono presenti; si potrà quindi articolare lo svolgimento proponendo una personale scansione di argomenti, ma comunque riferendo tutto ciò che si scrive all'argomento centrale proposto dal titolo.

2) Raccolta e organizzazione delle idee.
In un primo momento si elencano idee, fatti, esempi, osservazioni senza ordine(l'importante è che siano pertinenti rispetto all'argomento centrale e che servano per dimostrare la tesi).
In un secondo momento si deve dare ordine alle singole annotazioni, organizzandole in una scaletta: essa rappresenta l'ordine sequenziale delle idee, degli argomenti, degli esempi che si seguirà nel corso dello svolgimento.

3) Scaletta
Esempio (1). IL ruolo della donna nella famiglia e nella società ieri e oggi.

ieri

nella famiglia

oggi
Il ruolo della donna
Ieri

nella società

oggi

Esempio (2).
Il traffico nelle grandi città.
Elenco senza ordine:
molto traffico - inquinamento- trasporto pesante - servizi pubblici non funzionano - una volta c'era meno traffico(quando c'erano POCHE industrie) - rumore assordante - bisognerebbe estendere le aree pedonali - stress per chi vive in città.

Scaletta: situazione del traffico in città: - molto traffico
Cause: società industriale
inefficienza del servizio pubblico
presenza anche del trasporto pesante
Conseguenze: inquinamento (dell'aria, del suono)
Stress
Rimedi: rendere più efficiente il servizio pubblico
estendere le isole pedonali

NB: per far nascere nuove idee rispetto ad un argomento, porsi le seguenti domande: quando? dove? come? perché?


Stesura dello svolgimento
.

a)introduzione. Ce ne sono di due tipi:
- introduzione
inquadramento = inquadramento del problema proposto dal titolo, eventualmente anticipando la tesi;
-introduzione
ad effetto= con una frase, un'immagine colpire l'attenzione dell'autore sull'argomento che verrà trattato.
Esempio
. Il ruolo della donna nella famiglia e nella società, ieri e oggi.
Introduzione-
inquadramento.: Nel corso della storia, ma soprattutto negli ultimi venti-trenta anni, il ruolo della donna nella famiglia e nella società ‚ è notevolmente cambiato, nel segno di una reale emancipazione rispetto alla funzione che tradizionalmente l'uomo assegnava alla donna.
Introduzione
ad effetto. Mia nonna, mia madre, mia sorella. Caspita! Quanti cambiamenti nel corso degli ultimi decenni!

b)elaborazione argomentativa. E' la parte del tema che costituisce il vero e proprio svolgimento. Per svilupparla si dovrà utilizzare la scaletta. Lo svolgimento sarà diviso in paragrafi (porzione di un testo compreso tra due punti e a capo); a ciascun paragrafo deve corrispondere un unico punto della scaletta.
Nel passare da un paragrafo all'altro occorre stare attenti ad usare delle congiunzioni (quindi, perciò) o delle frasi di raccordo; infatti, un testo è un continuum in cui tutte le parti sono collegate fra loro e tutte devono contribuire a corroborare la tesi che si vuol dimostrare.

c)
conclusione. Ce ne sono due tipi:
- conclusione-
riassunto = riassumere brevemente tutti i principali problemi trattati, sottolineando in modo particolare la tesi sostenuta.
- conclusione
ad effetto = terminare con una battuta, un fatto curioso, che richiamino i problemi trattati.
Esempio.
Il ruolo della donna nella famiglia e nella società, ieri e oggi
Conclusione-
riassunto. La donna, svolgendo i più svariati lavori e responsabilizzando il marito nella educazione dei figli e nella cura della casa, ha perciò oggi raggiunto un ruolo di sostanziale parità rispetto all'uomo.
Conclusione ad effetto. E se l'ultimo passo dell'emancipazione della donna...

5) Revisione:
a)del contenuto: verificare se si è stati pertinenti, cioè se è stato sviluppato l'argomento centrale del titolo; se è stata rispettata la pianificazione dello svolgimento (articolazione in paragrafi efficaci, autonomi ma ben collegati tra loro); se il testo presenta ricchezza informativa, vale a dire un adeguato numero di argomentazioni e di esemplificazioni.
b)
della forma: correttezza ortografica. Rivedere con attenzione, parola per parola, l'uso di accenti, apostrofi, doppie, maiuscole, divisione in sillabe; rivedere l'uso della punteggiatura; verificare se si è andati a capo alla fine di un paragrafo; correttezza sintattica. Rivedere le singole frasi, ponendo attenzione a che le diverse parti di una frase concordino fra di loro (ad es. se il soggetto è singolare, anche il verbo sarà singolare); correttezza lessicale. Utilizzare il vocabolario per cercare la parola più appropriata al contesto del discorso. Utilizzare sinonimi per evitare le ripetizioni; scorrevolezza e chiarezza. Se il testo ‚ poco scorrevole o poco chiaro in qualche parte, riscrivere il concetto con frasi più brevi.
c)
Redazione in bella copia.
d) Curare l'ordine e la bella grafia.



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