IL PORCO INTERATTIVO da "Egregio, non faccia l'onda!" 1995 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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IL PORCO INTERATTIVO da "Egregio, non faccia l'onda!" 1995

Il teatro > I monologhi

I MONOLOGHI

IL PORCO INTERATTIVO
liberamente ispirato all'inizio di una novella di Luigi Pirandello

Giuro che non volevo offendere il mio amico Lavaccara.

Lui si è dato recentemente all'agriturismo e credo anche con qualche successo; ma cercare di convincermi che un certo suo porco, da lui amorevolmente allevato, fosse una bestia intelligente... questo non gli è proprio riuscito.

Quando me l'ha detto per la prima volta, gli ho chiesto:


"Scusa... è magro?"
E lui, tutto risentito ed orgoglioso:

"Magro? Figurati! Peserà un quintale!"

"Ma allora, scusa", ho ribattuto, "ti pare che possa essere intelligente?"


Del porco, si stava parlando. Il mio amico Lavaccara, che è bello roseo e tracagnotto, credette che dopo il porco ora io volessi offendere lui, come se gli avessi detto che la grassezza esclude l'intelligenza.


"Quindi io, secondo te..."

Disse offeso. Mi sono affrettato a rispondergli:


"Oh che c'entri tu, caro Lavaccara? Sei forse un porco tu? Quando tu mangi, per chi mangi? Per te stesso. Il porco, invece, crede di mangiare per sé... e invece ingrassa per gli altri!"


Mica rise. Niente. Mi rimase piantato davanti con le sue gigantesche guance immobili e con due orecchie... due orecchie, sempre le sue... che si facevano rosse e sembravano ancora più carnose, spesse, succulenti... Quelle orecchie mi facevano venire in mente qualcosa... Boh!
Insomma, per smuoverlo cercai di spiegargli:


"Poniamo, Lavaccara, che tu con la tua bella intelligenza, fossi un porco. No, scusa! Si fa per parlare, dobbiamo chiarire. Allora, sei un porco intelligentissimo. Lavori, guadagni, vai alla partita, vai a donne, cioè a scrofe, belle macchine, ferie d'estate... ma sei porco. Ebbene... mangeresti tu? Io no. Anzi, vedendomi portare da mangiare tutti i giorni, come si fa con i porci, io grugnirei inorridito: 'Nix! Ringrazio, signori. Se proprio volete mi dovete mangiare magro'. Capisci? Un porco che sia grasso vuol dire che questo ancora non l'ha capito. E se non ha capito questo, può mai essere intelligente? Tu mi hai detto che il tuo porco pesa più di un quintale e in base a questo ti dico che sarà pure un gran bel porco, ma non è certo intelligente"


Più chiaro di così!


E invece non è servito. Lavaccara annuiva indispettito e distratto ma era sempre convinto che, dicendo porco, non intendessi parlare della bestia ma di lui.


Quelle sue orecchie ora si erano fatte incandescenti, vibravano, avevano qualcosa di strano, sembravano ancora più grosse di prima, almeno il doppio. Eppure era come se non sentisse quello che stavo dicendo.


"Scusa", continuai, "se l'uomo non lo dovesse mangiare, che obbligo avrebbe di nutrire il porco con tanta cura? Fargli da servo, preparargli il pastone migliore? Che servizio rende il porco in compenso del cibo che ottiene? Non puoi negare che il porco, finché campa, campa bene. Considerando la vita che ha fatto, se poi viene scannato non si può lamentare, perché certo, per sé, come porco, una vita così agiata non se la meritava".


Lavaccara non mi rivolse più la parola per tre mesi.


Capitai un giorno al suo centro di agriturismo e casualmente era il giorno in cui gli dovevano scannare il porco.
Era molto cambiato, anche il suo colorito era diverso. Inquieto mi portò a visitare la bestia che attendeva ignara il sacrificio. C'era qualcosa di religioso in quell'attesa, come sempre accade. Del resto era il più classico ed il più atavico dei riti in cui l'uomo e l'animale si sposano, si confondono e sfiorano per un attimo insieme... il sublime mistero della creazione.


Il porco era davvero maestoso, gigantesco. Osservandolo, e osservando il padrone, in un attimo compresi tutto. Compresi che la mia logica spicciola di qualche tempo prima era proprio sbagliata. Aveva ragione lui, povero Lavaccara. E glielo dissi, convinto, porgendogli le mie scuse.

Glielo dissi quando scorsi sulle sue orecchie, non quelle del porco, proprio le sue, così ingrossate e rosate... il marchio inconfondibile... del "Parmacotto"!

Forse se l'era fatto per scherzo! Glielo chiesi. Sorrise, tutto gongolante, e mi mostrò almeno un'altra decina di marchi e di sponsor che ricoprivano varie parti del suo corpo.


"Tu non hai idea di cosa mi rende questa roba"
disse sottovoce, con un ghigno furbo.

"Io non faccio niente, mi porto in giro queste stampe e queste scritte... e loro pagano. Io non faccio proprio niente"

Poi, sempre più concitato, quasi delirante, iniziò a gridare:


"E' una trovata magnifica, è il mercato del futuro, è la rivoluzione dei consumi! E io la porto addosso, perché lo sai cosa sono io? Lo sai? Io sono un CD-PORCK, ovvero un PORCO INTERATTIVO, il MAIALE VIRTUALE! IL SUINO TELEMATICO! Bastano pochi secondi al giorno... si preme un tasto, un controllino sul terminale, un tasto, il terminale, un tasto il terminale, un tasto il terminaleeeee!"


Gli addetti al macello lo portarono via di peso, euforico ed eccitato, e dopo pochi secondi me lo scannarono sotto gli occhi. Povero Lavaccara!

Prima di fuggire inorridito, intravidi il porco, quello vero, che armeggiava con i suoi grossi unghioni... intorno ad un computer!



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