IO FACCIO IL NANO PISOLO da "I consigli del mio pollo" 1993 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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IO FACCIO IL NANO PISOLO da "I consigli del mio pollo" 1993

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I MONOLOGHI

IO FACCIO IL NANO PISOLO

Nei momenti di grande sconforto e di crisi di coscienza, occorre risalire alle radici di noi stessi. Te ne accorgi quando osservi un ragno e cominci ad invidiarlo. Perché lui fa la sua vita – da ragno – e non ha dubbi. La mosca può arrivare come può non arrivare ma tutto dipende dal destino, dal calcolo delle probabilità. Come alla roulette. Non c’è niente di più imparziale e giusto. Il ragno è un grande giocatore d’azzardo perché ha capito tutto questo. Non il calcolo delle probabilità, la natura, intendo. Quando osservi un ragno e ti chiedi come egli si ponga nei confronti della legge dei grandi numeri… è giunto il momento di risalire alle tue origini e fare un po’ di ordine.
Allora, l’ambiente è un’aula scolastica, di un istituto religioso, gestito da suore. Io ho sette anni, siamo in secondo elementare e siedo in un banco qualunque. La maestra, una suora anch’essa, sta parlando della recita che la nostra classe deve preparare per fine anno: "Biancaneve e i Sette nani". Bel titolo.

Questa mattina assegna i ruoli. Ah, momento emozionante quello dell’assegnazione dei ruoli! Parte dalle bambine. Biancaneve; «Per il ruolo di Bincaneve…»atmosfera, silenzio, un po’ di batticuore… poi spara il nome: «Rossella!»Scontato. La classe rumoreggia, qualcuno approva, qualcuno batte i pugni sul banco, uno che ha in bocca un grosso pezzo di "buondì-motta" in bocca tenta una pernacchia e combina un disastro. Per forza è Rossella… è la più bella… fa anche rima! Ci hanno tutti i culi certe persone, già da bambini. Forse se si fosse chiamata con un nome che fa rima con "brutta" sarebbe stato diverso. Certo che… anche trovare un nome che fa rima con "brutta"… cosa c’è? Calcutta… Cossutta… no, impossibile.

Secondo ruolo: la strega. Qui son dolori. La suora annuncia il nome da lei democraticamnte scelto: «Ernesta!»Vuoto di panico generale, quello del "buondì-motta" deglutisce a stento, attendiamo l’urlo lancinante, da belva colpita a morte… niente, per fortuna è assente. Si suiciderà con comodo poi, a casa, quando le daranno la notizia.

Ora tocca a noi maschietti. Il Principe Azzurro. «Il Principe Azzurro», avverte perfidamente la suora, «deve avere come minimo… l’occhio azzurro!»Nessuna sommossa da parte nostra. Ci mettiamo a giocare a carte. Per forza, siamo tutti neri come corvi… tutti tranne uno, l’unico che ha gli occhi azzurri: è il più bello, il più bravo… si chiama Massimiliano, che è come dire "ancora più di Massimo", un autentico fuoriclasse! Sono quelli che ci hanno il papà che tiene il poster del figlio in camera, che gli fa il filmino anche quando va al cesso, che fa pagare i colleghi se vogliono vedere le fotografie della comunione, non rilascia interviste… e poi, e poi, diciamolo, fa il Principe Azzurro anche perché sua madre è presidentessa dell’A.C.G.A., sì, l’Associazione Cattolica Genitori d’Assalto. Fanculo! Fatti ‘sto principe e crepa! Tanto lo sapevamo già.
, adesso viene il bello… le parti popolari. Puntiamo tutti ad un piazzamento dignitoso… "I Sette Nani", minatori, proletari! Quelli sono i ruoli per noi. È come una classifica, un arrivo di tappa ciclistica… il sano agonismo delle classi subalterne!

La suora comincia a snocciolare i nomi tra boati di commento della classe: Dotto, il secchione, Brontolo, il rompiballe, poi Eolo, Mammolo, Gongolo, il mattacchione… e siamo agli ultimi due… i più nani di tutti i nani… quelli che più che nani sono quasi dei roditori! E qui avviene l’irreparabile. Io… non ho neanche la mezza soddisfazione di essere il più basso della classe, che è pur sempre un primato. No, sono il penultimo, più basso, sono quello che non conta un cazzo, che non lo nota nessuno.

Assegnazione dei ruoli: lui, Cucciolo, il più piccolo e simpatico… ed io… Pisolo, il settenano più sfigato, quello che dorme sempre… una figura di merda!

Dopo poco tempo cominciai ad avere il forte presentimento che la scelta del ruolo che mi era stato appioppato avrebbe avuto effetti disastrosamente incalcolabili sul mi destino.

La situazione peggiorava ad ogni prova, mi toglievano battute su battute. All’inizio, secondo contratto, io avrei dovuto dire: «Io sono il nano Pisolo, prendo il piccone come tutti gli altri, andiam, andiam, andiamo a lavorar», che è già una discreta battuta. Siccome però dovevamo più o meno sempre cantare, la maestra di canto, una suora anch’essa, altre braccia rubate ai campi di concentramento nazisti, decise che ero stonato. Ridusse la mia battuta prima a: «Io sono il nano Pisolo, andiam a lavorar»e, successivamente, ad «Andiam a lavorar». Ma siccome "Andiam" lo pronunciavo male, un po’ troppo nasale per via delle adenoidi – già allora ci avevo due adenoidi grosse, che mi giravano… - eliminò il pericolo delle "m" e delle "n" e mi crocifisse affidandomi un semplice ed emblematico: «A lavorare!»
In quei frangenti anche le lacrime sono oziosamente inutili. In casa confezionarono con entusiasmo il costume, tutto verde e rosso e con un enorme cappello che mi rendeva simile ad un succulento fungo porcino.

Amaramente scrissi sulla pagina di un diario che conservo ancora: "Io faccio il nano Pisolo", per non dimenticare.
Certe suore dovrebbero denunciarle, eprché creano degli sconfitti già nei bambini, ti fanno sentire una merda a sette anni. E tu vieni colto dal gelido sospetto… che potrebbe essere così per tutta la vita.


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