Le canzoni di "Scusi, posso essere tutti?" - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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Le canzoni di "Scusi, posso essere tutti?"

Novità

Come premessa è bene dire che si tratta di un lavoro in sé abbastanza atipico rispetto a tutti gli altri, perché non è nato, come di solito mi accadeva nei decenni passati, per diventare uno spettacolo. In mancanza di concrete  possibilità di presentarmi con uno spettacolo inedito ad un pubblico che non conosce niente di ciò che ho fatto in precedenza, sono stato spinto (tra il 2012 e il 2013) a scrivere le canzoni di questa raccolta una dopo l'altra, come elementi singoli, validi in sé, slegati l'uno dall'altro.
Ultimamente, quando mi presento ad un pubblico, pesco nel repertorio e cucio esibizioni organizzate intorno ai pezzi più riusciti della mia produzione; poi, di tanto in tanto, butto lì qualcosa di nuovo (ma che per la gente vale come tutte le altre cose) e saggio la tenuta di un brano singolo.
Nella realizzazione degli spettacoli in genere io penso già ai collegamenti, aggiungo o elimino in base ad un discorso più o meno ruotante attorno ad uno o più temi centrali, e costruisco contemporaneamente i "parlati", cioè i monologhi introduttivi che funzionano da connessione logica, quindi da gancio e da lancio insieme. Qui tutto questo all'inizio non c'era; c'erano invece canzoni singole che trattavano svariati temi, ciascuno dei quali poteva trovare agio in una costruzione spettacolare più ampia ma allora si trattava di segmenti autonomi, i quali è giocoforza che costituiscano un quadro piuttosto frammentario e anche vagamente caotico.
Poi lo spettacolo è nato ma solo su una parte di questi lavori; molti sono rimasti, come è giusto che sia, brani per l'ascolto slegato dal dinamismo e dal costruttivismo che richiedono le idee di un testo spettacolare
L'introduzione è una sorta di monologo straniato, inframmezzato da prove di un arrangiamento (poi scartato) della canzone La nutria. Il curioso animale è uno dei simboli di un'umanità bizzarra che popola l'album. Quel cercare di essere "tutti", concluso nel corollario finale della canzone che dà il titolo al lavoro, è il pretesto per una serie di ritratti, come al solito grotteschi ma estremamente umani, nel bene e nel male. Più nel male, però, altrimenti non c'è gusto...

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