LO SCHIFO E' QUANDO da "Io sono lo schifo" 2006 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

Vai ai contenuti

Menu principale:

LO SCHIFO E' QUANDO da "Io sono lo schifo" 2006

Il teatro > I monologhi

MONOLOGHI

LO SCHIFO È QUANDO…

Lo schifo è quando il ridicolo personaggio da rivista patinata distrugge una fortuna al gioco, o si frega con droga e puttane, e diventa una povera vittima da comprendere… mentre un disgraziato che grazie alla riforma del mercato del lavoro perde il posto a cinquant’anni, oppure a cinquant’anni non ce l’ha ancora, è considerato un parassita, al massimo uno sfigato e se si lamenta gli danno pure del vittimista.

Lo schifo è quando un padrone ti può umiliare, trasferire, farti lavorare di notte e di domenica e tu non puoi far nulla. Ma in compenso lo puoi denunciare per mobbing se ti tocca il culo o appende per sbaglio nella bacheca dell’azienda un referto medico che attesta le tue emorroidi.



MI SI7
Oh che bellezza, che gaudio, la privacy è salva
MI SI7
L’idea del garante mi fa diventare una belva


Lo schifo è quando il mondo è sempre più fatto per i sani e per i belli ma una persona ammalata o con handicap non può più essere chiamata disabile. Bisogna chiamarla "diversamente abile". Anche io, ad esempio, mica sono calvo: sono "diversamente pettinato".

Lo schifo è quando al telegiornale annunciano che è stato scoperto il gene che determina la timidezza. Per cui tra un po’ di tempo, se sei a disagio, potrai prenderti una pillola e diventi un leone. Se invece sei cardiopatico come lo era tuo nonno ti attacchi al cazzo.

Lo schifo è quando vedi che il pediatra non viene più a casa a visitare il bambino malato. Bisogna portarglielo in studio anche con la febbre alta. Ma siccome, una volta lì, il pediatra passa molto più tempo al computer che a visitare il bambino, prima o poi sarà sufficiente portagli un CD Rom dello stesso.



MI SI7
Oh che bellezza, che gaudio, che gioia ne petto
MI SI7
Non ho il necessario ma delle minchiate ci ho tutto


Lo schifo è quando senti la gente comune, cioè quella che non conta niente, come noi, preoccuparsi per le stesse cose che preoccupano la neo-aristocrazia.
(con voce preoccupata) «Hai visto le intercettazioni? Ora ci intercetteranno tutti!»

E chi se ne frega? Hai presente?

«Pronto? Ciao, sono io. Mi sono liberato prima, quindi i bambini passo a prenderli io, da scuola. Devo comprare il prosciutto? Ah, ha chiamato il parroco, ha detto che l’incontro stasera è alle 21»

Tracchete! Intercettato! Ma chi se ne frega! Oppure:
(con buffa voce di concupiscenza) «Pronto? Mhhh! Quanto mi piace! E come sei… e come sei vestita? No, dico, come sei vestita? Non sei vestita? Mhhh! Quanto mi piace!»
Tracchete! Intercettato! Ma chi se ne frega! Ma anche avesse chiamato l’amichetta, ma a chi vuoi che gliene… Non era l’amichetta? Vabbè… Era… il parroco? E belin, allora.



MI SI7
Oh che bellezza, che gaudio, che gioia nel cuoro
MI SI7
Con quella coda di paglia mi sembri un castoro


Lo schifo è quando vedi che non esistono più bambini che giocano nei cortili, che non ci si frequenta più, che non ci si conosce più, che non ci si ferma a parlare per strada… ma quando due stronzi qualunque, naturalmente sconosciuti, si sposano, decidono di fartelo sapere ad ogni angolo di strada, con cartelli, volantini e striscioni.

Torna ai contenuti | Torna al menu