Tra qualche anno saremo tutti ricchi. Romanzo (2006) - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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Tra qualche anno saremo tutti ricchi. Romanzo (2006)

I libri

A distanza di tre anni dall'uscita del precedente romanzo Spot, storia di una deportazione sponsorizzata, il cantastorie genovese Alessandro Mancuso presenta la sua ultima realizzazione editoriale che porta il titolo Tra qualche anno saremo tutti ricchi. La casa editrice è ancora la Golden Press di Genova, che cura da oltre dieci anni le pubblicazioni di Mancuso, sia quelle inerenti l'attività narrativa, sia quelle legate alla particolare forma di teatro-canzone con cui si è fatto conoscere dal pubblico bergamasco negli anni scorsi.

L'uscita del romanzo fornisce l'occasione per una presentazione-spettacolo al Caffè letterario nella serata di sabato 25 febbraio, in cui l'autore, oltre a parlare del libro e colloquiare con il ristretto ma affezionato pubblico che lo segue, proporrà in anteprima alcune canzoni che faranno parte del suo prossimo spettacolo teatrale. Come già avvenuto per la presentazione del romanzo Spot, quando furono sperimentate le canzoni dello spettacolo
Spot generation, anche questa volta al libro è affidata la funzione di veicolo per la nuova produzione spettacolare e per le ballate che la compongono.

Il romanzo narra di un cinquantenne che, nel 2017, si trova demoralizzato per una condizione professionale deludente e nauseato dal mondo che lo circonda. Non avendo più nulla da perdere, decide di accettare la pazzesca proposta di un'azienda che si occupa di realtà virtuale e che vuole tentare un esperimento di salto temporale: spedire il malcapitato in un'epoca del passato, i primi del Novecento, e per giunta nel suo quasi lontano paese natale con una nuova identità e una collocazione sociale fedelmente rapportata a quella reale.

Nella storia trovano spazio irresistibili quadretti di un'umanità in varie misure insoddisfatta e alla ricerca di emozioni forti ma finte, vissute attraverso uno schermo che rappresenta un'esistenza parallela, uno spazio onirico solitario in cui recuperare (anche in modo esilarante) la propria scombinata ma comunque forte voglia di tornare a vivere. L'immaginazione del mondo del prossimo decennio fornisce lo spunto per riflessioni continue sul nostro mondo attuale, sugli sviluppi futuri che, tra gusto per il paradosso e previsioni non lontane dal possibile, potranno riguardare tutti tra non molto tempo. Il quadro dei personaggi è ampio, le disfunzioni di un settore terziario-tecnologico onnivoro e disumano sono descritte con gli accorgimenti di un affresco tutt'altro che romantico e sono numerosi anche i colpi di scena, soprattutto nella parte finale del libro, quando ogni cosa prende una piega inaspettata in vista del finale travolgente e assurdo.



- 289 pagine

- Copyright 2006 - Golden Press - Via Polleri, 3 - Genova

- Finito di stampare nel mese di gennaio 2006 da Golden Press


Il disegno in copertina è dello stesso Mancuso e ritrae la stazione di Campo Ligure, paese evocato - senza essere mai nominato - nel libro, ripresa da una foto dell'estate del 1894, durante i lavori per la costruzione della ferrovia "del Turchino", Genova-Ovada

Una pagina

(...) "Mi parli di altre simulazione, ma lasciando perdere quelle patetiche, o dozzinali. Alcune le trovo gustosissime", dico a Spelta.

Lui si appoggia ad un montante in ferro della verandina a sbalzo, guarda me e Provasi e sentenzia:

"Ce n'è da fare accapponare la pelle. Uno che gestisce una finanziaria insieme a Ziletti, e che come lui è un eterno scampato alla galera…"

Provasi è a disagio. Sento dietro le mie spalle che si muove spazientito. Gli dico brusco, voltantomi un poco:

"Devo sapere tutto, Provasi. Voglio sapere con che gente ho a che fare. Ma vedrai che questo non cambia le cose. Saprò far finta di niente".

Provasi si difende, piccato:

"Ma se sono stato io il primo a metterti in guardia da quello lì!"

"Lo so, ma poi hai anche avuto il coraggio di dire, davanti a Busatta, che Ziletti che aveva appena finito di trattarti come un cane è una personcina a modo, preparata e chissà quali altre balle!"

Interviene Spelta, contraddicendomi con fare bonario:

"Ha fatto bene, il professor Provasi. Perché Busatta, rispetto a Ziletti… è soltanto più accorto. Lei non si lasci incantare dal modo che ha di gestire le situazioni, che è estremamente avveduto. E se lei, giustamente, non dà confidenza a Ziletti… cerchi di non darne troppa nemmeno a Busatta. Si ricordi che cane non mangia cane…"

Io invece mi sto ricordando che questa stessa frase, "cane non mangia cane", l'aveva detta un filibustiere di consulente del lavoro che curava, da amministratore unico, gli interessi di una scuola privata nella quale avevo lavorato, per una paga da miserabile, nei primi anni della mia, chiamiamola così per abbreviare, carriera di insegnamento. E aveva detto quella frase alla padrona della scuola, in mia presenza, ma riferendosi a noi lavoratori; cioè a quelli che loro, i padroni, cercavano di mettere gli uni contro gli altri per poterli controllare e sfruttare meglio pagandoli più o meno, secondo la convenienza del momento. Più di una volta mi è toccato di recarmi nell'ufficio di questo personaggio per supplicarlo di farmi avere l'assegno dello stipendio, dopo uno o due mesi di ritardo. Forse la frase "cane non mangia cane" era più giusta in quel caso, perché i veri cani eravamo noi, anche se non è sempre vero che i cani non si sbranino tra loro. È invece sempre vero che "padrone non mangia padrone", soprattutto quando gli interessi di entrambi sono legati da una commovente comunione di intenti, quando i loro cuori battono all'unisono come un unico organo votato alla fottitura del prossimo.

Faccio tesoro degli insegnamenti del giovane Spelta e rivaluto di qualche punto la figura di Provasi, personalità in costante sviluppo ai miei occhi. Davvero imprendibile.

Spelta continua la storia di quell'amico di Ziletti:

"Questo è uno che, con Ziletti, usa i soldi delle banche, presta soldi a tassi elevatissimi, sconta assegni posdatati, acquisisce denaro di conti scoperti, castelletti, anticipazioni… hanno i soldi e ne fanno ancora di più senza produrre nulla… poi però fanno la morale sulla cassa integrazione di una volta - li ho sentiti io - dicendo che era una forma di parassitismo e che ci ha mandati vicino al fallimento del Paese… vabbè, lasciamo perdere!"

Mi comincia a diventare sempre più simpatico, questo Spelta. Forse non tutto è perduto. Dai, che almeno salviamo la faccia, se gente come lui, giovane, preparata ed affermata, è ancora in grado di fare riflessioni del genere!

"Ebbene, questo signore, all'apparenza figuro improponibile, ha un punto debole, anzi debolissimo, su cui insiste puntualmente da almeno un paio d'anni nelle sue simulazioni, che credo faccia a titolo gratuito, proprio per mezzo di Ziletti. Da bambino ha tirato un sasso contro una lucertola ferma su un muro… e l'ha uccisa".

A questo punto Spelta smette di raccontare e si gode la mia espressione, che è la seguente: faccia protesa in avanti, bocca semichiusa, occhi a fessura, nel tentativo di capire dove voglia andare a parare, incapacità totale di scorgere una via d'uscita, o un qualche significato logico.

"Proceda!" intimo. Quello ride. Mi dice:

"Se fa quella faccia non riesco…"

"Deve riuscirci, si sforzi, perché a me non è proprio possibile fare nessun'altra faccia che questa!"

"Allora… l'individuo ha vissuto in tutti questi anni un cocente senso di colpa nei confronti della lucertola. Notare che ha sulla coscienza, pare, tra le altre cose anche il suicidio di una giovane moglie, suicidio a cui la donna sarebbe stata indotta dal comportamento irresponsabile di lui…"

"… che invece pensa alla lucertola. Credo che sia comprensibile. Andiamo avanti". Dopo un'altra risata il giovane ingegnere prosegue:

"La simulazione consiste nell'incontrare proprio quella lucertola, inizialmente cadavere come l'ha lasciata all'epoca, riportarla in vita e scusarsi per la mala azione".

"Nobile intento!" I miei inserimenti conferiscono alla scena un dinamismo farsesco che cattura persino Provasi, il quale se la ghigna allegramente. Ma Spelta mi fa segno che non è finita:

"Lui ha fatto impostare la simulazione in modo che la lucertola, non solo ritorni in vita, ma si trasformi in essere umano. E siccome, all'epoca, in occasione del fatto di sangue, lui non ebbe modo di accertarsi se la vittima, cioè il rettile, fosse di sesso maschile o femminile…"

Provasi sta per sentirsi male, prende fiato a fatica dopo i singulti della risata.

"… in una simulazione vuole che la lucertola si trasformi in uomo e in quella successiva che si trasformi in donna. Bene: quando si trasforma in uomo, lui gli stringe calorosamente la mano e lo conduce con sé in un locale dove gli offre da bere, mentre quando si trasforma in donna la prende sotto braccio…"

"… e se la tromba!" concludo io.

"No, che c'entra…" riesce a negare tra le risate Spelta. Provasi torna serio e interviene, ricomponendosi, con un inopportuno rimprovero:

"Ma Tognotti, cosa dici!"

"Ma come cosa dico, Provasi!? Sei scemo? Sta' a vedere che adesso sono io fuori posto, con la mia uscita. Ti sembra che ci sia qualcosa di normale in tutto questo? C'è da scandalizzarsi se provo a immaginare che si tromba la lucertola?"

Spelta tossisce, paonazzo, e ci fa ampi gesti come a consigliarci di aspettare perché il finale è ancora più incredibile. Sentiamo.

"Prende sotto braccio la donna-lucertola e la conduce in una pista da ballo di una sagra paesana, nel Basso Piemonte. Una volta là, appassionatamente allacciato a lei, danza per tutto il resto della simulazione sulle note del liscio suonate e cantate da "Gigia e la sua Orchestra Spettacolo" - giuro che ha portato un filmato di due ore di questo complesso… ".

"Andiamo via!" Concludo. "Ma che cazzo ci stiamo a fare qui, a parlare di certe cose? Mi sembra di impazzire!"
(...)

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