ZERINOL EXPRESS da "Il precario" 2000 - ALESSANDRO MANCUSO, le canzoni, i racconti, il teatro

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ZERINOL EXPRESS da "Il precario" 2000

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I MONOLOGHI

ZERINOL EXPRESS

Una notte di nebbia rincasai tardissimo. L’umidità mi aveva aggredito la gola. Dopo aver dormito un sonno agitato e breve mi risvegliai con un forte dolore alla testa e febbricitante. Era la prima volta che mi accadeva da quando avevo cambiato lavoro, e telefonare alla segretaria dell’ufficio per dire che quella mattina non sarei andato mi costò tanto. Non sapevo nemmeno come era la procedura in caso di malattia.

La segretaria mi disse, gentile:

«Non si preoccupi. Pensi a guarire.»

Solita frase. Temevo rappresaglie. Stetti male per tutta la mattina e nel pomeriggio ancora peggio. In casa non avevo medicine. Nessun familiare, nel raggio di duecentocinquanta chilometri. Nessun amico nel raggio di... nessun amico.

Feci il "centodiciotto". Dopo quattro minuti netti mi rispose una voce seccata.

« Desidera?»

« Buongiorno, mi scusi... è che stamattina mi sono svegliato con la febbre e...»

« Guardi che ha sbagliato, questo è il servizio ambulanze. Deve chiamare la guardia medica.»

« Non so,» farfugliai io, « non so come fare a trovarla... sa, io non frequento...»

La voce non afferrò l'ironia. Con il sospiro della scocciatura appena tollerabile mi dettò un altro numero di telefono. Lo composi e dopo altri quattro minuti netti rispose una voce urlante in mezzo ad un frastuono da festa di capodanno.

« Guardia medica, buonasera

« Buongiorno, cioè, buonasera, mi scusi... è che stamattina mi sono svegliato con la febbre e... »
« Diarrea?»

« Come?» Feci sbigottito e colto di sorpresa, intimidito dal tono imperioso e sicuro del medico. Sperando ardentemente di non sbagliare risposta dissi:

« No... non credo... ho la febbre e il mal di gola... »

« Diarrea niente?
Per ora no, mi dispiace... se mai provo più tardi... »

« Sa perché glielo dico?» Fa lui. « Perché è tutto il giorno che ricevo telefonate di questo tipo, di gente che ha la diarrea, e sono portato a pensare che si tratti di una forma influenzale, un virus dilagante in città. Sono sufficienti i fermenti lattici vivi.»

« Vivi? »

« Sì, ma se non ha la diarrea purtroppo sono inutili

« Vede, dottore, come sono sfortunato? »
Quello rise, una risata professionale ed idiota, sorda, che non conosceva eco. Come facesse parte di un copione. Poi zittì qualcuno che urlacchiava nei pressi del telefono e reclamava un pezzo di torta. Il dottore mi chiese di altri disturbi. Non ne avevo alcuno.

« È probabilmente solo un’infreddatura. Ha preso freddo? »

« Oddio, un po' sì, stanotte... »

« Lavora di notte, lei? »

« Quando non riesco a finire tutto di giorno... sì.»

« Allora beva molti liquidi e prenda un antinfiammatorio. Ne ha in casa? »

« No,» dissi pronto e preoccupato, « è anche per questo che ho chiamato. Non posso allontanarmi da casa non solo perché non sto bene ma anche perché potrebbe arrivare la visita del medico... legale.. fiscale... quello là che viene a controllare! Come faccio, dottore? »

Quello ci pensò su. Sentivo che rimuginava e intanto pensavo cosa avrei dovuto dirgli che avevo per farlo venire a darmi un'occhiata: lo scorbuto? I carvoncigli? La podagra? L'idropisia? La peste? Poi buttò lì, con vellutato sarcasmo:

« Chiamare il suo medico di famiglia no, eh? »

« Non sono residente qui. »

« Come!? Non è residente qui... e si ammala? »

Mi scusai costernato. In effetti ero in torto.

« Dove abita? »

Mi chiese. Ed io, felice, recitai a gran voce il mio indirizzo, immaginando che stesse per precipitarsi da me, nonostante la festa in corso, nonostante non fossi residente, nonostante non avessi la diarrea. Una volta, quand’eravamo scemi, il medico faceva così. Il giuramento di Ippocrate!

Errato. Mi disse che cercava sull'elenco il numero telefonico della farmacia più vicina alla mia abitazione. Il giuramento apocrifo di Ippocrate. Che ipocrita!

Sconsolato e senza più ritegno gli dissi:
« Dottore, temo di avere... la peste! »

« Ha bubboni sul corpo? »

« No.»

« Ha la diarrea? »

« Ancora no, mi scuso. »

« Ah, già. Allora tranquillo, non può essere peste. Buonasera e stia riguardato. »

Con il cuore stretto composi il numero della farmacia più vicina, gentilmente fornitomi dal medico di guardia. Rispose il rumore di un registratore di cassa, dlin, dlin-dlin! Partì un resto - il giuramento di Panciaetasca! - e un'altra voce, questa volta di donna, rispose:

« Farmacia dottor Giancarli, buonasera. Desidera? »

« Buonasera, mi scusi... è che stamattina mi sono svegliato con la febbre e... senza diarrea, niente, purtroppo... con rispetto parlando... mi scusi... Come posso fare? »

« Per la diarrea ci sono i fermenti lattici. »

« Vivi? »

« . »

« Lo immaginavo. Il problema è che, appunto, come le dicevo, io non ho la diarrea! »

« Avevo capito di sì. E allora? »

« Insomma, non si può fare proprio niente per uno che non ha la diarrea? Semmai cerco di farmela venire per domani, lo prometto. Ma intanto, per ora, cosa prendo? La guardia medica mi ha fatto un'accurata visita telefonica e mi ha detto che ho bisogno di un antinfiammatorio. »

« Bene, se glielo ha detto la guardia medica... lo prenda.
»
« È che, oltre a non avere la diarrea, non ho neanche l'antinfiammatorio. Come posso fare? »

« Venga qui che le do l'antinfiammatorio che vuole. »

« Ma ho la febbre molto alta e sto aspettando la visita del medico fiscale, legale, quello che controlla che io, che oggi mi sono assentato dal lavoro, non sia andato… a fare canottaggio. Non posso proprio muovermi, dottore... dottoressa... Come facciamo? »

« Mandi qui qualcuno al suo posto. »

« Il problema è che non ho nessuno, non conosco nessuno. Non sono di qua. »

« Neanche un vicino di casa? »

Pensai alla signora Bussi, una stronza di vecchiaccia che si era lamentata con tutto il condominio perché, a suo dire, suonavo il mandolino fino alle quattro di notte. Io non so neanche come è fatto un mandolino. E siccome fumavo sigari, mi faceva trovare davanti alla porta strani recipienti con dentro intrugli profumati di violetta. E anche tre teste d’aglio. Scommetto che era incerta se considerarmi un terrorista o un anticristo.

Spiegai tutto in poche parole alla tizia della farmacia. Appariva notevolmente interdetta. In effetti non sapeva come fare ad uscire da quella situazione. Provò a darmi qualche consiglio:

« Se lei facesse una corsa qui in farmacia lasciando sulla sua porta un biglietto per il medico? Scrivendo che è in farmacia? »

« Sì, così quello arriva, vede il biglietto e mica mi viene a cercare in farmacia. Scrive che non c'ero, che ero andato a fare canottaggio... e mi arrestano per truffa ai danni dell'INPS e per falsa testimonianza! »

Ancora un lungo silenzio. La farmacista mi chiese di attendere in linea, coprì la cornetta con una mano per chiedere lumi ad un collega ma, anche se ovattato, riuscivo a capire quasi tutto di quello che diceva. Sentivo che parlava di canottaggio. Qualche istante dopo intervenne una voce dura, di uomo, che cercò di prendermi di petto, in maniera aggressiva.

« Ha preso freddo andando in canoa, lei? »

« Non sono andato in canoa. C'era troppa nebbia. »

« Come posso esserle utile allora, caro signore? » Reagì lui, ostentatamente ironico e molto nervoso.

« Avrei bisogno di un antinfiammatorio. Non è che me lo mandate su? »

Partì un vaffanculo e la comunicazione si interruppe. Rimasi con la cornetta in mano, sgomento.

Mentre mangiavo qualcosa, per non sbattere in terra dalla debolezza ma contorcendomi dal dolore alla gola e alla testa, ebbi un'illuminazione. Guardai l'orologio. Qualcuno nella segreteria amministrativa della ditta doveva ancora esserci. Telefonai, dicendo chi ero.

« Senta, sto piuttosto male, come ho già comunicato stamattina. Non è che potete mandarmi al più presto la visita medica di controllo? »

La segretaria si fece una risata.

« In che senso?— Mi chiese. »

« Nel senso che l'unico modo per vedere in faccia qualcosa che assomiglia ad un dottore, forse, è questo. Richiedere la visita di controllo. Non c'è un sistema per sollecitarla? La delazione potrebbe essere un’idea. Magari, se lei mi dà un recapito del medico che si occupa di queste cose, potrei fargli una finta telefonata anonima dicendo che la persona che risponde al mio nome, in realtà, non è malata ma è andata a fare canottaggio, con la nebbia, per giunta. Pensa che in tal caso arriverebbe? »

Rideva. Non sapeva. Non aveva intorno nessuno a cui chiedere informazioni. Non le era mai capitata una cosa simile. E rideva. Io stavo male. Compresi che non c'era niente da fare.

Mi sconcertava il fatto che ordinare una pizza e farsela recapitare a casa, comodamente, a qualunque ora non è affatto un problema. Pizza-exspress! Ci sono i ragazzini con le motorette, quelle con le casse fumanti e calde sul portapacchi e dentro pile di pizze pronte e roventi con le quali fare rapidamente il giro di interi isolati della città. Pizza-express!

Quello che manca è lo Zerinol-express. E poi, ce lo vedi il farmacista in camice che salta in sella alla vespa e ti porta a casa uno sciroppo, il buscopan, gli antipiretici belli caldi?

Decisi di provare. Sull'elenco trovai il numero di una pizzeria che faceva anche il recapito a domicilio.

« Buonasera, mi scusi... è che questa mattina mi sono svegliato con la febbre e... »
Gli spiegai il caso. Il pizzaiolo, che era appena uscito dall'influenza, sapeva perfettamente ciò di cui avevo bisogno. Mi disse che avrebbe scritto sul cartone della pizza l'elenco dei farmaci che occorrevano e quando e come avrei dovuto assumerli; il ragazzo che mi portava la pizza a casa sarebbe prima passato dalla farmacia a prendere il tutto e poi mi avrebbe consegnato, comodamente a domicilio, pizza e farmaci. Ordinai una "margherita" e, già che c'ero, le caramelle al miele per il mal di gola.

La pizza era buona, i farmaci ottimi; intontito ma reso più calmo grazie ad una pastiglia, uno sciroppo ed una supposta, mi infilai a letto prestissimo. La mattina seguente non avevo più nulla.

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